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MARCHE

Dal software alle scarpe: la lezione dell'Italia che arriva in Africa

Un imprenditore nigeriano raccoglie 1,5 milioni di dollari dopo aver imparato la produzione nelle Marche, dimostrando come il know-how italiano esporta valore oltre i confini

Elena Marcheggiani807 wordsEdition17martedì 16 giugno 2026 — Edizione № 17

Yinka Atunde, laureato in informatica presso l'Università di Babcock in Nigeria, ha cambiato carriera verso la produzione di calzature dopo un programma nazionale ritardato lo ha spinto a riconsiderare il suo percorso professionale. Secondo Business Insider Africa, Atunde ha ricevuto una formazione formale in Italia, paese dove le Marche rappresentano uno dei più importanti distretti calzaturieri d'Europa, prima di tornare in Nigeria per avviare la produzione.

La sua azienda, nata da una piccola operazione di 20 paia di scarpe, è cresciuta fino a diventare secondo Business Insider il più grande produttore di calzature di sicurezza dell'Africa occidentale. Atunde ha recentemente raccolto 1,5 milioni di dollari di finanziamento per espandere ulteriormente la capacità produttiva e la distribuzione.

La storia di Atunde illustra un fenomeno che le testate economiche internazionali hanno iniziato a documentare: il trasferimento di know-how manifatturiero italiano verso l'Africa non avviene solo attraverso gli investimenti diretti, ma anche attraverso la formazione di imprenditori locali che poi creano catene di valore indipendenti nei loro paesi d'origine.

Le Marche, con una popolazione di circa 1,5 milioni di abitanti e un'economia costruita storicamente sulla specializzazione calzaturiera, hanno lungo tempo esportato competenze manifatturiere. Secondo rapporti di SGB Media Online sugli assetti produttivi globali del settore, i produttori asiatici continuano a dominare per volume, ma i distretti europei come quello marchigiano mantengono una reputazione di eccellenza tecnica che attrae imprenditori da tutto il mondo.

Atunde non è il primo nigeriano o africano a ricevere formazione nelle Marche. Il distretto calzaturiero di San Benedetto del Tronto, Fermo e Ascoli Piceno ospita da decenni centri di formazione e laboratori aperti a imprenditori stranieri. Questa apertura didattica è stata una strategia consapevole per mantenere il valore aggiunto italiano anche in un mercato globale dove la produzione di massa si è spostata verso paesi a costi inferiori.

Secondo Business Insider Africa, il finanziamento che Atunde ha raccolto proviene probabilmente da fondi di venture capital africani che cercano di sviluppare catene di valore locali piuttosto che dipendere da importazioni. La calzatura di sicurezza è un segmento specifico: scarpe indossate nei cantieri, negli impianti industriali, nelle miniere. È un mercato con margini più bassi della scarpa di moda, ma con una domanda strutturale costante in Africa, dove l'industrializzazione continua.

Il caso di Atunde contrasta con la narrativa dominante secondo cui la manifattura italiana è in declino. Piuttosto, suggerisce una trasformazione: le Marche e altre regioni italiane specializzate stanno diventando fornitori di competenza e design piuttosto che di produzione di massa. Gli imprenditori che imparano nelle fabbriche marchigiane portano con sé non solo tecniche, ma anche standard di qualità e logica organizzativa.

Secondo rapporti di World Footwear su consolidamenti nel settore, il mercato globale della calzatura rimane frammentato, con migliaia di piccoli produttori distribuiti in Asia, Africa e America Latina. La crescita di aziende come quella di Atunde rappresenta una redistribuzione geografica della produzione, non una perdita assoluta per i produttori europei.

Le Marche hanno affrontato negli ultimi vent'anni una pressione costante dalla competizione asiatica. Secondo SGB Media Online, giganti come Yue Yuen e Feng Tay in Cina e nel Sud-Est asiatico hanno mantenuto la loro dominanza per volume, ma i margini si sono compressi. La risposta del distretto marchigiano è stata di spostarsi verso segmenti di qualità più alta e verso servizi di consulenza e formazione.

La storia di Atunde è anche una storia di mobilità professionale e reinvenzione. Un informatico che diventa imprenditore calzaturiero non è una traiettoria prevedibile, ma riflette la capacità di un individuo di riconoscere un'opportunità e di acquisire le competenze necessarie. Le Marche, come distretto aperto alla formazione esterna, hanno facilitato questa transizione.

Il finanziamento di 1,5 milioni di dollari che Atunde ha raccolto è significativo per il contesto africano, ma modesto rispetto ai budget di un grande produttore asiatico. Questo suggerisce che la crescita di aziende africane avverrà per scale minori, ma potenzialmente con margini più alti se riusciranno a mantenere standard qualitativi elevati.

Non è chiaro se Atunde mantenga legami formali con produttori o consulenti italiani per la gestione della qualità, ma Business Insider Africa non menziona dipendenze continuative. Questo potrebbe indicare che la formazione ricevuta nelle Marche è stata sufficientemente profonda da permettere autonomia operativa.

La storia di Atunde arriva in un momento in cui l'Africa sta affrontando una nuova fase di industrializzazione. Secondo rapporti di Politico Europe e della stampa economica internazionale, i governi africani stanno cercando di sviluppare settori manifatturieri locali per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Aziende come quella di Atunde rispondono a questa strategia nazionale.

Per le Marche, il caso rappresenta una conferma del valore che il know-how locale continua a generare anche quando esportato. Non è una perdita di produzione, ma un'espansione dell'influenza marchigiana attraverso la formazione di imprenditori che poi creano valore nei loro paesi. È un modello di soft power economico che le testate internazionali hanno iniziato a riconoscere come strategicamente importante.

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