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CAMPANIA

Il processo sui 'forever chemicals' in Piemonte, e la lezione per le falde della Campania

La stampa estera segue il caso di due ex dirigenti di uno stabilimento del Nord. Nel Mezzogiorno la posta in gioco è la stessa: acqua, terra e chi paga il conto.

Rosaria Esposito599 wordsEdition №141domenica 11 ottobre 2026 — Edizione № 141

Due ex dirigenti di uno stabilimento nel Piemonte saranno processati il mese prossimo per disastro ambientale involontario, secondo quanto riferisce The Local Italy. È la prima volta che il caso delle 'sostanze chimiche eterne' arriva in un'aula di tribunale italiana, dopo anni di proteste degli attivisti locali.

Egio Spineto, residente vicino all'impianto, ha detto alla testata di filtrare l'acqua ed evitare i prodotti coltivati localmente nel caso siano contaminati. Le sostanze chimiche, ha aggiunto, sono nell'aria stessa che respira. È la descrizione di una vita quotidiana riscritta da un inquinamento che non si vede e non si sente.

La notizia, riportata dalla stampa internazionale, interessa il Mezzogiorno per una ragione semplice: i PFAS non conoscono confini regionali. Dove c'è un impianto, c'è un bacino idrico a valle, e in Campania i bacini idrici alimentano le campagne e le tavole.

La Campania non è menzionata nel dispaccio del telegrafo, e questo va detto con chiarezza. Ma il precedente giudiziario che si apre in Piemonte riguarda un modello di responsabilità che le regioni meridionali osservano con attenzione, perché è lo stesso modello che potrebbe applicarsi a chiunque scarichi nella falda.

The Local Italy non indica cifre sulla contaminazione né nomi dei due imputati. Lo scrive in termini generali: dopo anni di proteste, il processo arriva. È una formula sobria che dice molto su quanto sia stato lungo il percorso per portare il caso davanti a un giudice.

Le 'sostanze chimiche eterne' sono composti che non si degradano nell'ambiente e si accumulano negli organismi. La stampa estera le ha seguite per anni in Nord Europa e negli Stati Uniti, dove sono al centro di cause collettive e di bonifiche miliardarie. In Italia il dibattito è arrivato più tardi, e solo ora raggiunge la fase processuale.

Per la Campania la questione ha un peso specifico. La regione ha una delle superfici agricole più estese del Sud e una filiera ortofrutticola che esporta. La mozzarella di bufala e il pomodoro San Marzano sono marchi che dipendono dalla qualità dell'acqua e del suolo. Una contaminazione, anche localizzata, avrebbe conseguenze commerciali prima che sanitarie.

C'è poi il tema delle bonifiche. In Campania esistono siti di interesse nazionale per la bonifica, e la loro gestione è da anni materia di contesa tra enti locali e governo centrale. Il processo piemontese offre un precedente su chi risponde penalmente quando la contaminazione non viene fermata.

Gli attivisti citati da The Local Italy sperano che il processo fermi le sostanze chimiche alla fonte. È una speranza che si sente ripetere in ogni regione dove c'è un impianto chimico vicino a un centro abitato. La differenza, ora, è che esiste un'aula dove questa speranza può essere messa alla prova.

La stampa internazionale ha trattato il caso con un tono misurato, senza sensazionalismo. The Local Italy ha scelto di partire dalla vita quotidiana di un residente, non dalle cifre. È una scelta giornalistica che sposta l'attenzione dalle statistiche alle persone, e che rende il problema più difficile da ignorare.

Per la Campania la lezione è duplice. Da un lato, la necessità di monitorare le falde con continuità e di pubblicare i dati. Dall'altro, la consapevolezza che la tutela ambientale è anche una politica economica: un territorio contaminato perde valore agricolo, turistico e immobiliare.

Il processo si aprirà il mese prossimo in Piemonte. La Campania non è parte in causa, ma il precedente che ne uscirà riguarderà tutte le regioni che convivono con un impianto industriale e un acquedotto. È il tipo di notizia che la stampa estera segue con attenzione, e che il Mezzogiorno farebbe bene a leggere con la stessa attenzione.

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