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Ancelotti guida il Brasile verso il Mondiale. L'Italia esporta il suo calcio più decorato.
L'allenatore italiano più vincente della storia assume il Brasile a 24 anni dall'ultimo titolo mondiale. Una scelta che riflette come il calcio italiano rimane una risorsa globale.
Camille Bréan1,489 wordsEdition №8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8

Secondo il Washington Post, Carlo Ancelotti, l'allenatore più decorato nella storia del calcio mondiale, è stato incaricato di guidare il Brasile verso il prossimo Mondiale. È la prima volta che la nazionale brasiliana affida il suo progetto a uno straniero. Ancelotti ha vinto più trofei di qualsiasi altro allenatore nella storia del calcio: tre Champions League, due Premier League, due Serie A, una Coppa Italia, una Coppa del Mondo per club. Il Brasile non vince un Mondiale da 24 anni, dal 2002.
La nomina di Ancelotti rappresenta un momento di transizione per il calcio brasiliano. Il Brasile ha sempre costruito le sue squadre nazionali intorno a una filosofia interna, sviluppando talenti attraverso il sistema delle accademie e affidandosi a tecnici brasiliani. La scelta di Ancelotti segnala che la confederazione brasiliana ritiene necessaria un'iniezione di esperienza internazionale, di metodo europeo, di vincenza provata.
Per l'Italia, la notizia è significativa su più livelli. Ancelotti è un prodotto del calcio italiano: ha imparato il mestiere come giocatore e allenatore nel sistema italiano, ha vinto i suoi primi trofei in Serie A. La sua esportazione verso il Brasile è un esempio di come il calcio italiano, nonostante le difficoltà economiche e organizzative della Serie A, rimane una fucina di competenza tecnica riconosciuta globalmente. Il calcio italiano continua a esportare idee, metodi, allenatori.
Ancelotti ha una carriera che attraversa tre continenti. Ha giocato in Italia, in Francia, in Inghilterra. Ha allenato in Italia (Milan, Roma, Juventus), in Francia (Paris Saint-Germain), in Inghilterra (Chelsea, Everton), in Spagna (Real Madrid), in Germania (Bayern Monaco). Ogni incarico ha lasciato tracce: trofei, record, una reputazione di solidità tattica e gestione umana. Il Washington Post lo descrive come un allenatore che ha saputo adattarsi a contesti diversi, mantenendo un nucleo di principi calcistici coerenti.
Il Brasile affronta una sfida particolare. La nazionale ha una storia di successi straordinari — cinque Mondiali, un record mondiale — ma il suo ultimo titolo risale a 24 anni fa. In quel periodo, il calcio mondiale è cambiato. L'Europa ha consolidato il suo dominio tattico. La Premier League inglese e la Liga spagnola hanno attratto i migliori talenti brasiliani. Il sistema di sviluppo brasiliano, che ha prodotto Pelé, Ronaldo, Ronaldinho, sembra aver perso efficienza.
Ancelotti arriva in un momento in cui il Brasile ha talenti, ma non una chiara identità tattica. Neymar, Vinícius Júnior, Rodrygo, Casemiro sono giocatori di livello mondiale, ma la nazionale non ha vinto una Copa América dal 2007. Il Mondiale del 2022 in Qatar è stato una delusione: il Brasile è stato eliminato dai quarti di finale dall'Olanda. La ricerca di un nuovo tecnico è stata lunga e complessa.
La scelta di uno straniero è controversa in Brasile. Il calcio brasiliano è profondamente legato all'identità nazionale. I tifosi brasiliani vedono il calcio come un'espressione della cultura brasiliana — il dribbling, la creatività, la gioia del gioco. Affidare la nazionale a un italiano, per quanto vincente, è un'ammissione che il sistema interno non sta producendo i risultati attesi. Secondo il Washington Post, questa è una decisione che riflette il pragmatismo della confederazione brasiliana di fronte alla realtà dei risultati.
Ancelotti ha una reputazione di pragmatismo tattico. Non è un rivoluzionario, ma un raffinatore. Ha saputo adattare il calcio italiano — noto per la solidità difensiva e l'ordine tattico — ai contesti internazionali, incorporando elementi di creatività offensiva quando necessario. Al Real Madrid, ha vinto la Champions League nel 2014 e nel 2022, dimostrando di saper gestire squadre con grandi aspettative e pressioni enormi.
Per la Valle d'Aosta, la nomina di Ancelotti ha un significato indiretto ma reale. L'Italia è una piccola nazione calcistica rispetto al Brasile, ma la sua influenza tecnica è globale. Gli allenatori italiani — Ancelotti, ma anche Mancini, Sarri, Allegri — sono ricercati dalle squadre più ricche del mondo. Questo rappresenta un soft power italiano che non dipende da risorse economiche, ma da conoscenza, metodo, esperienza. È un'esportazione di competenza che non richiede infrastrutture industriali, ma solo la capacità di insegnare.
Il Brasile ha una popolazione di oltre 215 milioni di persone e una tradizione calcistica che risale a oltre un secolo. Il calcio è lo sport nazionale, una religione. Ancelotti avrà accesso a risorse, a talenti, a una base di tifosi appassionati come pochi altri allenatori al mondo. La domanda è se la sua esperienza europea, la sua metodologia, potranno essere tradotte nel contesto brasiliano senza perdere l'essenza del gioco brasiliano.
La nomina è stata annunciata ufficialmente dalla confederazione brasiliana dopo settimane di negoziati. Ancelotti ha accettato un contratto che lo legherà al Brasile fino al Mondiale del 2026. È un impegno a lungo termine, non una soluzione temporanea. Questo suggerisce che la confederazione brasiliana vede Ancelotti non solo come un tecnico per una competizione, ma come un architetto di un progetto più ampio di ricostruzione della nazionale.
Il calcio italiano ha una storia di esportazione di talenti tecnici. Negli anni Sessanta e Settanta, gli allenatori italiani erano ricercati in tutto il mondo. Negli ultimi decenni, questa tradizione è continuata, anche se con meno visibilità rispetto ai giocatori. Ancelotti rappresenta il culmine di questa tradizione: un allenatore che ha vinto ovunque, che è riconosciuto come uno dei migliori della storia, e che ora guida una delle nazionali più importanti del mondo.
Il Brasile ha una storia di allenatori stranieri, ma sempre in ruoli secondari o in periodi di transizione. Affidare il progetto principale a uno straniero è una novità. Secondo il Washington Post, questa decisione riflette come il calcio mondiale sia sempre più globalizzato, come le nazionali siano sempre più disposte a cercare competenza ovunque si trovi, indipendentemente dalla nazionalità.
Ancelotti dovrà affrontare sfide significative. Il Brasile ha una tradizione di gioco offensivo, creativo, spettacolare. Ancelotti è noto per l'equilibrio tattico, per la solidità difensiva, per il controllo del gioco. C'è il rischio che la sua metodologia soffochi la creatività brasiliana. D'altra parte, gli ultimi risultati brasiliani suggeriscono che la creatività pura non è sufficiente senza un ordine tattico solido.
La nomina di Ancelotti è stata accolta con reazioni miste in Brasile. Alcuni tifosi vedono in lui un salvatore, un tecnico che può riportare il Brasile ai fasti passati. Altri sono scettici, temendo che uno straniero non possa comprendere la cultura calcistica brasiliana. I media brasiliani hanno sottolineato il suo palmares, ma anche la sua età — Ancelotti ha 67 anni — e la domanda se abbia ancora l'energia per un progetto così impegnativo.
Per il calcio italiano, la nomina di Ancelotti è un riconoscimento della qualità della formazione tecnica italiana. Anche se la Serie A non è più la lega più competitiva d'Europa, il sistema di sviluppo degli allenatori italiani continua a produrre professionisti di alto livello. Ancelotti è l'esempio più eminente, ma non l'unico.
Il Mondiale del 2026 sarà ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico. Sarà il primo Mondiale a tre paesi ospitanti. Il Brasile avrà il vantaggio geografico di essere relativamente vicino, ma anche la pressione di essere una delle favorite. Ancelotti avrà meno di due anni per preparare la squadra. È un tempo breve per una ricostruzione profonda, ma sufficiente per un allenatore della sua esperienza per implementare un sistema tattico coerente e preparare la squadra per una competizione specifica.
La storia di Ancelotti è la storia di come il calcio italiano ha mantenuto la sua influenza globale nonostante i cambiamenti economici e organizzativi del calcio mondiale. Non è una storia di dominio, ma di competenza, di metodo, di capacità di adattamento. Ancelotti rappresenta questa tradizione nel suo apice.
