CULTURA
Ginzburg, lo storico che ascoltava gli ultimi
Il Guardian ricorda Carlo Ginzburg: il grande studioso italiano che insegnò a pensare ai senza voce e agli oppressi dal potere.
Camille Bréan1,380 wordsEdition №24martedì 23 giugno 2026 — Edizione № 24
Il Guardian ha pubblicato un editoriale lunedì in ricordo di Carlo Ginzburg, definendolo uno dei più grandi studiosi italiani, la cui opera si è concentrata sulle vite ordinarie oppresse dal potere e dai pregiudizi. L'approccio di Ginzburg, noto come microstoria, ha insegnato generazioni di storici e lettori a vedere il significato storico nelle biografie dei senza voce, negli archivi dei processi inquisitoriali, nei diari di mugnai del Friuli e negli atti di persone che la storia ufficiale aveva dimenticato.
Nato nel 1939 a Torino, Ginzburg ha sviluppato il suo metodo negli anni Sessanta e Settanta, quando la ricerca storica italiana era ancora dominata da approcci politici e istituzionali. Il Guardian sottolinea come il suo lavoro sia risuonato oltre i confini accademici, influenzando non solo gli storici ma anche scrittori, cineasti e giornalisti in tutto il mondo. La sua capacità di trasformare documenti frammentari in narrative che restituivano dignità ai morti ha fatto di lui una figura unica nella storiografia contemporanea.
La Valle d'Aosta, regione di montagna con una storia complessa di autonomia, lingue minoritarie e culture ibride, riconosce in Ginzburg un modello di come raccontare le storie dimenticate. Proprio come Ginzburg ha riportato alla luce la vita del mugnaio Menocchio attraverso i processi inquisitoriali, i ricercatori locali e gli storici regionali hanno utilizzato il suo metodo per documentare le vite dei Walser, dei valdesi perseguitati, dei contadini alpini e dei migranti che hanno plasmato la valle nel corso dei secoli.
