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CALABRIA

Carburanti record nell'UE, e la Calabria guarda ai suoi porti

Il Guardian riferisce di prezzi quasi record e di una spinta per una tassa europea sugli extraprofitti. Per una regione di traghetti e autotrasporto il conto è immediato

Saverio Gallo1,120 wordsEdition122lunedì 21 settembre 2026 — Edizione № 122

I governi europei hanno discusso l'imposizione di una tassa sugli extraprofitti a livello europeo sulle compagnie energetiche, mentre i prezzi quasi record di carburante e gas mettono sotto pressione i leader desiderosi di contenere il malcontento: lo riporta il Guardian. Il ministro tedesco dell'Energia ha affermato che le aziende stanno "sfruttando la situazione" in Medio Oriente.

Secondo il Guardian, il caro carburanti è diventato un problema domestico importante per i governi europei. La discussione su una tassa comune è la risposta politica a un'impennata che tocca famiglie e imprese in tutto il blocco.

Per la Calabria la questione ha un profilo concreto. La regione è una penisola stretta e allungata, dove gli spostamenti interni sono lunghi e il trasporto su strada è spesso l'unica opzione. A questo si aggiungono i collegamenti marittimi, che dipendono dal gasolio.

Il porto di Gioia Tauro, il principale scalo di transhipment del Mediterraneo, è il punto in cui questa vicenda europea tocca direttamente il territorio calabrese. Il Guardian non nomina la Calabria, e su questo non si inventa nulla: il collegamento è infrastrutturale, non dichiarato dalla fonte.

Il Guardian riferisce che i prezzi di carburante e gas nell'Unione europea sono vicini ai massimi storici, e che questo ha spinto i governi a discutere una tassa sugli extraprofitti sulle compagnie energetiche. La misura sarebbe europea, non solo nazionale, e la discussione è in corso.

La fonte cita il ministro tedesco dell'Energia, secondo cui le aziende starebbero sfruttando la situazione in Medio Oriente per aumentare i margini. È una accusa politica, non una constatazione contabile, e va letta come tale. Il Guardian riferisce la posizione senza convalidarla.

Il quadro che emerge è quello di leader sotto pressione. In diversi paesi europei il costo dell'energia e dei carburanti è diventato un tema elettorale. Una tassa sugli extraprofitti è una risposta visibile, ma la sua applicazione a livello continentale richiede accordo tra governi con interessi diversi.

Per l'Italia, e per il Mezzogiorno in particolare, il nodo è duplice. Da un lato c'è il costo per le famiglie, che in regioni con redditi medi più bassi pesa in modo proporzionalmente maggiore. Dall'altro c'è il costo per le imprese di trasporto, che in Calabria operano su distanze lunghe e infrastrutture fragili.

La geografia calabrese amplifica il problema. La regione si estende per centinaia di chilometri tra due coste, con un entroterra montuoso servito da strade spesso lente. Per molte imprese agricole della Piana di Gioia Tauro e del Crotonese, portare il prodotto al mercato significa dipendere dal gasolio.

Il porto di Gioia Tauro aggiunge un ulteriore livello. È uno dei maggiori scali di trasbordo del Mediterraneo, e la sua attività è legata al traffico marittimo internazionale. Il costo del carburante navale incide sui costi di esercizio delle compagnie, e quindi indirettamente sulla competitività dello scalo.

Il Guardian non menziona la Calabria né Gioia Tauro. Il collegamento con il territorio è quindi di contesto, non di fonte. Va presentato come tale: un'analisi di cosa significhi per una regione portuale e rurale un'impennata dei prezzi energetici europei.

Sul fronte agricolo, la Calabria esporta agrumi e bergamotto, prodotti che viaggiano su gomma verso i mercati del Nord Europa o verso i porti. Ogni aumento del costo del trasporto erode margini già sottili. Le organizzazioni di categoria del settore hanno più volte segnalato la pressione logistica sul Mezzogiorno.

C'è poi la questione dei collegamenti marittimi interni. Le tratte tra la Calabria e la Sicilia, e quelle verso le isole minori, dipendono da traghetti il cui costo operativo è legato al carburante. Per i residenti e per il turismo, questi collegamenti sono infrastruttura essenziale, non un lusso.

La proposta di tassa europea sugli extraprofitti ha precedenti. Diversi paesi hanno introdotto misure nazionali simili negli anni recenti, con risultati discussi. Il Guardian riferisce che la discussione ora è a livello europeo, il che cambierebbe la scala del prelievo.

Le compagnie energetiche sostengono, in genere, che tasse di questo tipo riducono gli investimenti. I governi che le propongono replicano che i margini eccedenti vanno redistribuiti. È un conflitto che si ripete in ogni ciclo di prezzi alti, e che ora si sposta sul terreno comunitario.

Per la Calabria, la domanda pratica è dove finirebbero le entrate di una simile misura. Se la tassa fosse europea, i proventi potrebbero essere destinati a misure di sostegno o a investimenti. Se fosse nazionale, entrerebbe nel bilancio dello Stato, con le incertezze distributive che ne derivano per le regioni più deboli.

La regione ha un interesse specifico nella transizione energetica, ma anche un vincolo di spesa. Le bollette elettriche italiane sono tra le più alte d'Europa, come ha documentato la stampa estera, e questo pesa su famiglie e piccole imprese. Un'eventuale tassa sugli extraprofitti non risolverebbe il costo di base dell'energia.

Nel frattempo, i prezzi restano alti. Il Guardian non indica tempi per una decisione europea. La discussione è aperta, e per i territori che dipendono dal trasporto su strada e dal mare, come la Calabria, l'esito avrà conseguenze misurabili prima o poi nei bilanci familiari e aziendali.

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