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LIGURIA

Catania riapre, la Liguria misura la fragilità del turismo

La riapertura dell'aeroporto siciliano dopo l'Etna offre una lezione per le coste liguri

Marina Doria780 wordsEdition85domenica 16 agosto 2026 — Edizione № 85

L'aeroporto di Catania ha riaperto sabato dopo una settimana di sospensione dei voli a causa dell'eruzione del Monte Etna, secondo quanto riferito da The Local Italy. La cenere vulcanica aveva costretto le autorità a chiudere lo scalo nel periodo più affollato dell'anno, lasciando bloccati centinaia di viaggiatori in vacanza estiva.

La riapertura segna la fine di una settimana di caos per i viaggiatori diretti in Sicilia, ma la vicenda ha offerto uno spunto di riflessione per altre regioni costiere italiane, tra cui la Liguria, che vive di turismo e dipende dalla continuità dei collegamenti aerei e marittimi.

France 24 ha riferito che l'attività vulcanica dell'Etna ha interrotto i viaggi estivi, chiudendo il più grande aeroporto dell'isola per il quinto giorno consecutivo durante la settimana di viaggio più affollata dell'anno. L'aeroporto di Catania è rimasto chiuso fino all'inizio del 15 agosto, lasciando centinaia di turisti bloccati.

Deutsche Welle ha aggiunto che l'eruzione ha interrotto i viaggi durante la stagione di punta delle vacanze estive, con lava e cenere vulcanica che hanno coperto i cieli siciliani. Euronews ha mostrato turisti che si accalcavano sul Monte Etna per assistere allo spettacolo nonostante gli avvertimenti sulla sicurezza, mentre The Guardian ha pubblicato video di escursionisti che osservavano la lava fusa scendere dai pendii.

Per la Liguria, la vicenda siciliana è più di una notizia di cronaca. La regione affronta ogni estate la stessa sfida: accogliere milioni di visitatori in un territorio fragile, stretto tra mare e montagna, con infrastrutture che non sempre reggono il peso della domanda. Se un vulcano può fermare un aeroporto per una settimana, un'alluvione o una frana possono chiudere le strade della Riviera in poche ore.

La chiusura di Catania ha avuto un effetto domino sull'intero sistema turistico italiano. I viaggiatori bloccati in Sicilia hanno cercato rotte alternative, saturando altri aeroporti e collegamenti. La stampa internazionale ha raccontato le code e le attese, ma per chi opera nel settore la lezione è più profonda: la stagione turistica italiana è sempre più esposta a shock esterni, naturali o meno.

La Liguria ha già vissuto momenti simili. Nel 2021, una frana ha interrotto il collegamento ferroviario tra Genova e la Riviera di Ponente, isolando di fatto una delle destinazioni più amate dai turisti stranieri. L'episodio, ampiamente coperto dalla stampa internazionale, aveva mostrato quanto sia fragile l'equilibrio tra attrattività e infrastrutture.

Il turismo è il motore economico della Riviera, con località come le Cinque Terre, Portofino e Sanremo che attirano visitatori da tutto il mondo. Ma la stessa affluenza che sostiene l'economia locale mette sotto pressione un territorio geologicamente instabile, dove le montagne scendono ripide verso il mare e le vie di comunicazione sono spesso unico corridoio di accesso.

La vicenda dell'Etna ha anche riacceso il dibattito sulla resilienza delle infrastrutture italiane. The Local Italy ha ricordato che l'aeroporto di Catania è stato costretto a chiudere per una settimana a causa della cenere vulcanica, un evento che ha messo in luce la vulnerabilità di un sistema di trasporti già sotto stress durante l'estate.

Per Genova, il tema è particolarmente sentito. La città ha vissuto sulla propria pelle il crollo del ponte Morandi nel 2018, un evento che ha scosso la fiducia nelle infrastrutture italiane e ha attirato l'attenzione dei media di tutto il mondo. Da allora, la città ha lavorato per ricostruire e modernizzare, ma la lezione è rimasta: nulla può essere dato per scontato.

La riapertura di Catania è una buona notizia per i viaggiatori, ma la settimana di caos ha mostrato quanto sia sottile il margine tra normalità e crisi. Per la Liguria, che osserva da lontano ma con attenzione, la vicenda siciliana è un promemoria: la stagione turistica può essere sconvolta in qualsiasi momento, e la capacità di rispondere rapidamente fa la differenza.

La stampa internazionale ha sottolineato che l'Etna è il vulcano attivo più grande d'Europa, e che la sua attività è una costante con cui la Sicilia ha imparato a convivere. Ma la convivenza non elimina i costi: ogni chiusura dell'aeroporto si traduce in mancati guadagni per albergatori, ristoratori e operatori turistici, un costo che la Sicilia conosce bene e che altre regioni costiere osservano con preoccupazione.

Per chi vive di turismo sulla Riviera, la domanda è inevitabile: cosa succederebbe se un evento simile colpisse Genova o Savona? I porti e gli aeroporti liguri sono meno esposti a rischi vulcanici, ma la regione ha altre vulnerabilità, dalle frane alle mareggiate, che possono interrompere i collegamenti con la stessa facilità.

La settimana di chiusura di Catania è stata una prova generale di ciò che potrebbe accadere altrove. E per una regione che ha fatto del turismo la propria principale risorsa, la lezione è chiara: la diversificazione dei collegamenti e la capacità di gestire le emergenze sono investimenti essenziali, non optional.

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