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OPINION

L'Etna chiude Catania, e la Sicilia si abitua a partire da altrove

La Redazione367 wordsEdition117mercoledì 16 settembre 2026 — Edizione № 117

La BBC ha riferito che tutti i voli sono stati sospesi dall'aeroporto di Catania, uno dei più trafficati d'Italia, a causa della cenere emessa dall'Etna; The Local Italy ha precisato che la sospensione è stata prorogata fino almeno alle 22 di martedì 15 settembre, con arrivi bloccati e partenze rinviate. Non è una notizia eccezionale, ed è proprio questo il punto: è una notizia che torna, con una regolarità che il resto d'Europa fatica a immaginare.

Per chi guarda l'Italia da fuori, l'Etna è un'immagine: il vulcano attivo più alto d'Europa, un paesaggio, un'attrazione. Per chi vive in Sicilia è un fatto logistico. Un aeroporto che chiude significa un volo di lavoro perso, un rientro rimandato, un turista che rinuncia, una merce che arriva in ritardo. La cenere non distrugge quasi nulla, ma interrompe: e in un'isola l'interruzione dei collegamenti ha un peso che sulla terraferma si misura diversamente.

C'è poi una questione che riguarda tutto il paese e che la stampa estera tocca solo di passaggio: la fragilità delle infrastrutture esposte agli eventi naturali. Terremoti, alluvioni, siccità, eruzioni: l'Italia è un catalogo di rischi geologici e climatici, e ogni volta la risposta è l'emergenza, non il progetto. The Local Italy ha pubblicato in questi giorni un'analisi sulle prospettive stagionali, ricordando che dopo un'estate da record un forte El Niño potrebbe portare temperature sopra la media, mentre gli eventi estremi restano un rischio. Sono due notizie diverse, ma parlano della stessa abitudine: convivere con la natura invece di progettare con essa.

Vale la pena dirlo senza enfasi: un vulcano che si sveglia non è un'emergenza nazionale e non deve diventarlo. Ma la frequenza con cui la normalità viene sospesa dovrebbe insegnare qualcosa. Un aeroporto che chiude ogni poche settimane ha bisogno di piani alternativi, di collegamenti ridondanti, di una rete che non dipenda da un solo scalo. La Sicilia lo sa da secoli; il resto del paese lo sta imparando, con lentezza, dalle proprie alluvioni.

Il nostro sguardo, come sempre, è quello di chi legge l'Italia dalla distanza. Da fuori, la cenere dell'Etna è una fotografia suggestiva. Da vicino, è un motivo in più per non considerare il territorio uno sfondo, ma un interlocutore che pone condizioni.

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