CAMPANIA
Cervello fossile a Ercolano: la scienza ripensa la morte vulcanica
Ricercatori scoprono tessuto cerebrale vitrificato in un cranio di duemila anni fa. Cosa rivela sulla violenza del Vesuvio
Rosaria Esposito1,389 wordsEdition №5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

I resti di un giovane uomo rinvenuti nel Collegium Augustalium di Ercolano contengono una scoperta straordinaria: una massa nera simile a vetro all'interno del cranio che i ricercatori ritengono possa essere tessuto cerebrale vitrificato. Secondo il Times of India, l'eruzione del Vesuvio circa duemila anni fa non ha completamente distrutto il tessuto cerebrale della vittima, ma lo ha trasformato attraverso il calore estremo. La scoperta suggerisce che il calore dell'eruzione — stimato tra i 300 e i 400 gradi Celsius — sia stato sufficiente a vetrificare i tessuti molli, un processo finora raramente documentato negli scavi di Ercolano e Pompei.
La scoperta è significativa per la scienza vulcanica e per la comprensione di come le eruzioni esplosive uccidono. Il Times of India ha riportato che i ricercatori stanno ancora analizzando la composizione della massa per confermare se si tratti effettivamente di tessuto cerebrale o di un'altra sostanza organica. Se confermato, sarebbe il primo caso documentato di cervello umano preservato dalla vitrificazione termica in un contesto archeologico.
Per la Campania, la scoperta rafforza il ruolo di Ercolano come laboratorio vivente della vulcanologia e dell'archeologia. Il sito, insieme a Pompei, rimane uno dei più importanti al mondo per lo studio delle eruzioni vulcaniche e dei loro effetti sugli insediamenti umani. La stampa internazionale continua a seguire gli scavi di Ercolano con attenzione, poiché ogni nuova scoperta aggiunge dettagli alla comprensione della catastrofe del 79 d.C.
