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BASILICATA

Ceuta divide l'Europa: la ritorsione di Madrid e il Sud che osserva

La Spagna impone controlli ai viaggiatori dall'Italia. Per il Mezzogiorno, la libertà di movimento è una conquista recente e preziosa

Pietro Lasorsa1,071 wordsEdition76sabato 8 agosto 2026 — Edizione № 76

La Spagna ha annunciato venerdì che introdurrà controlli temporanei alle frontiere per i visitatori provenienti dall'Italia, in risposta alle misure simili imposte da Roma dopo l'afflusso di decine di migliaia di migranti dal Marocco all'enclave di Ceuta. Lo riportano il Guardian, la BBC e France 24.

La mossa di Madrid arriva dopo un ultimatum: la Spagna aveva avvertito l'Italia che avrebbe imposto controlli all'ingresso a meno che Roma non avesse interrotto i suoi entro domenica, secondo Deutsche Welle. Il governo italiano, riferisce Politico Europe, ha risposto che non accetterà ordini dalla Spagna e che la sospensione temporanea di Schengen continuerà almeno fino al 15 agosto.

È una disputa rara tra due nazioni dell'Unione europea, sottolinea France 24. I due paesi non condividono un confine terrestre, ma la tensione è esplosa dopo che circa 78.000 persone hanno attraversato dal Marocco al territorio spagnolo di Ceuta, secondo la BBC, in una corsa definita senza precedenti e mortale.

La crisi di Ceuta ha riportato il tema delle frontiere al centro del dibattito europeo, ma per il Mezzogiorno d'Italia la questione ha un peso particolare. La libertà di movimento dentro l'Unione è stata una conquista che ha cambiato la vita di intere generazioni del Sud, dove la mobilità verso il Nord Europa è stata per decenni una necessità economica prima ancora che una scelta.

La Basilicata, regione dell'Appennino meridionale con poco più di mezzo milione di abitanti, conosce bene il valore degli spostamenti senza barriere. Per anni i lucani hanno viaggiato verso la Germania, la Svizzera e il Belgio per il lavoro stagionale e per l'emigrazione definitiva. I controlli alle frontiere, anche se temporanei, evocano un passato di passaporti e visti che il Sud ha cercato di lasciarsi alle spalle.

Il presidente della città di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha informato i legislatori dell'UE sull'emergenza umanitaria in corso, riferisce il Guardian, e ha detto che il bilancio delle vittime aggiornato è ora di almeno 100 persone. Fino a 5.000 migranti rimangono nella città, ha aggiunto, descrivendo i residenti come 'tristi, impotenti, ansiosi'. La commissione ha ricevuto ripetutamente domande sugli eventi della scorsa settimana e sui rapporti secondo cui gli account dei social media hanno visto appelli per un altro tentativo di sopraffare il confine.

La disputa tra Roma e Madrid ha assunto i toni della ritorsione diplomatica. La Spagna ha dato all'Italia tempo fino a domenica per ripristinare i viaggi senza passaporto e porre fine alla repressione istituita in mezzo alla crisi di Ceuta, secondo Politico Europe. Il governo italiano ha respinto l'ultimatum, affermando che la sospensione di Schengen continuerà almeno fino al 15 agosto.

La vicenda solleva interrogativi sul futuro della libera circolazione dentro l'Unione. Per il Sud Italia, che ha costruito parte della sua economia sul turismo e sugli scambi con il resto d'Europa, un ritorno anche parziale ai controlli alle frontiere rappresenterebbe un costo concreto. Le regioni meridionali dipendono dai flussi di visitatori e lavoratori che la libertà di movimento ha reso possibili.

Il Guardian, nell'editoriale di oggi, osserva che la disputa arriva in un momento in cui l'Europa è già sotto pressione su più fronti. La crisi migratoria nel Mediterraneo, il caldo record che stringe il continente e le tensioni politiche interne ai singoli stati membri compongono un quadro complesso. La ritorsione tra Spagna e Italia rischia di indebolire la coesione europea proprio quando servirebbe unità.

Per la Basilicata, la vicenda ha anche un riflesso interno. La regione, che ha vissuto sulla propria pelle il fenomeno dell'emigrazione e che oggi cerca di attrarre nuovi residenti e investimenti, osserva con apprensione qualsiasi segnale di chiusura delle frontiere. La libertà di movimento è stata uno degli strumenti che hanno permesso al Sud di mantenersi in contatto con il resto del continente.

La risposta del governo italiano, che ha annunciato la continuazione dei controlli fino al 15 agosto, indica che la tensione potrebbe protrarsi. La Spagna, da parte sua, ha già messo in atto la minaccia di contromisure. Il risultato è una situazione inedita: due paesi membri dell'Unione europea che si impongono reciprocamente controlli alle frontiere per una crisi scoppiata a migliaia di chilometri da entrambi i territori nazionali.

La crisi di Ceuta ha messo in luce le contraddizioni della politica migratoria europea. Da un lato, i paesi del Sud Europa chiedono solidarietà e una distribuzione più equa dei richiedenti asilo. Dall'altro, la gestione delle emergenze alle frontiere esterne finisce per produrre tensioni tra gli stati membri. L'Italia, che ha vissuto anni di pressione migratoria sulle proprie coste, ora si trova nella posizione di chi adotta misure restrittive nei confronti di un altro paese.

La vicenda è osservata con attenzione anche nelle regioni del Mezzogiorno che dipendono dal turismo internazionale. La Basilicata, con Matera patrimonio dell'umanità e meta crescente del turismo culturale, accoglie ogni anno visitatori da tutta Europa. Un clima di tensioni e controlli alle frontiere potrebbe scoraggiare i viaggi e pesare su un settore che è diventato centrale per l'economia regionale.

La storia recente del Sud Italia insegna che le frontiere, quando si chiudono, colpiscono prima i più vulnerabili. Le comunità lucane all'estero, che mantengono legami stretti con la regione di origine, potrebbero vedere complicati i loro spostamenti. La libertà di movimento è uno dei pochi beni che il Mezzogiorno ha conquistato in decenni di integrazione europea, e la sua messa in discussione è percepita come una minaccia concreta.

La decisione della Spagna di imporre controlli ai viaggiatori italiani, e la risposta di Roma che mantiene le proprie misure, apre un capitolo nuovo nelle relazioni tra i due paesi. La mediazione europea, per ora, non sembra aver prodotto risultati. Il commissario competente ha ricevuto le informazioni sulla situazione di Ceuta, ma non ha annunciato iniziative concrete per risolvere la disputa bilaterale.

Nel frattempo, la situazione umanitaria a Ceuta resta critica. Il presidente Vivas ha parlato di emergenza umanitaria e ha chiesto il sostegno delle istituzioni europee. Le immagini dei migranti ammassati nella città nordafricana hanno fatto il giro del mondo, riportando l'attenzione su una crisi che l'Europa fatica a gestire.

Per la Basilicata, la lezione di questi giorni è duplice. Da un lato, la conferma che le questioni migratorie e di frontiera non riguardano solo le coste del Mediterraneo ma l'intero continente. Dall'altro, la consapevolezza che la libertà di movimento, conquista faticosa e recente, non è scontata e va difesa. La regione, che ha costruito la sua identità sul dialogo tra culture diverse, guarda con preoccupazione a un'Europa che riscopre i confini.

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