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OPINION

Ceuta e l'ombra lunga di una frontiera

La Redazione452 wordsEdition82giovedì 13 agosto 2026 — Edizione № 82

La settimana che si chiude ha consegnato all'Europa una lezione che il continente conosce bene ma continua a dimenticare: le sue frontiere interne sono fragili quanto quelle esterne. La disputa sorta dopo gli eventi di Ceuta, con la Spagna che ha imposto controlli ai viaggiatori provenienti dall'Italia in risposta a una mossa di Roma, ha rivelato quanto rapidamente la solidarietà europea possa cedere il passo a logiche di ritorsione. Il Guardian ha parlato di una 'disputa tit-for-tat', e l'espressione coglie la natura quasi infantile dello scambio: un gesto, una reazione, nessuno che si fermi a chiedersi quale sia il bene comune.

Da questa parte del Mediterraneo, la vicenda ha un sapore particolare. L'Italia è da decenni il punto di approdo di rotte migratorie che il resto d'Europa osserva con distacco, salvo poi scoprire che le onde non si fermano ai confini amministrativi. La scelta di Madrid di colpire i viaggiatori italiani — non i migranti, ma i turisti, gli studenti, i lavoratori — ha il merito di rendere visibile una verità scomoda: quando un paese cerca di gestire da solo la pressione migratoria, finisce per scaricarla sul vicino, e il vicino risponde allo stesso modo.

La stampa internazionale, e in particolare il Guardian, ha notato che Putin, Erdoğan e altri leader autoritari avranno preso nota di questa frattura. L'osservazione è inquietante ma corretta: ogni volta che l'Europa mostra le sue divisioni interne, offre a chi la osserva da fuori un manuale su come indebolirla. La questione migratoria, che richiederebbe una risposta comune e paziente, diventa così il terreno su cui si giocano partite che non hanno nulla a che fare con i migranti stessi.

Eppure, dalla nostra prospettiva, la vera notizia non è la disputa in sé, ma la sua assurdità. Due paesi che condividono il destino mediterraneo, che dipendono entrambi dal turismo e dagli scambi, che hanno interessi convergenti nella gestione delle rotte migratorie, si ritrovano a imporre controlli burocratici ai propri cittadini. È una scena che avrebbe dell'incredibile se non fosse così prevedibile. L'Europa, quando è sotto pressione, tende a ripiegare su se stessa, e il ripiegamento produce sempre gli stessi risultati: recriminazioni, muri improvvisati, e una fiducia reciproca che si erode un po' di più.

La lezione di Ceuta, vista da Roma, è duplice. Da un lato, conferma che nessun paese può affrontare da solo la sfida migratoria senza pagare un prezzo politico altissimo. Dall'altro, mostra che le soluzioni unilaterali non risolvono nulla: spostano il problema, lo trasformano, ma non lo eliminano. Finché l'Europa non troverà il coraggio di una politica comune, le sue frontiere interne continueranno a essere il luogo dove le contraddizioni del continente si fanno più visibili. E chi osserva da fuori, purtroppo, lo sa già.

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