SICILIA
Ceuta, la sospensione di Schengen e il peso della frontiera che la Sicilia conosce
La decisione italiana di sospendere l'accordo con la Spagna riapre il dibattito sui confini esterni dell'UE
Concetta Vassallo918 wordsEdition №69martedì 4 agosto 2026 — Edizione № 69
Il governo italiano ha annunciato la sospensione temporanea dell'accordo di Schengen con la Spagna, dopo che decine di migliaia di migranti hanno raggiunto l'enclave nordafricana di Ceuta dal Marocco. La misura riguarda i viaggi aerei e marittimi tra i due paesi, secondo quanto riportato dal Guardian. Almeno 57 persone sono morte nel tentativo di attraversare il confine, e le stime parlano di un afflusso che ha raggiunto i 60.000 ingressi nel piccolo territorio spagnolo.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiesto un'azione unita sulla sicurezza dei confini, in una lettera al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. Ma la stampa internazionale sottolinea che la sospensione italiana è stata presentata meno come una politica europea significativa che come un simbolo. Secondo France 24, in tutta l'UE l'immigrazione viene usata come strumento politico su tutto lo spettro politico.
La decisione italiana di sospendere temporaneamente l'accordo di Schengen con la Spagna arriva in un momento di profonda tensione per l'Europa. L'afflusso di migranti a Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa nordafricana, ha superato ogni precedente recente: il Guardian parla di decine di migliaia di persone entrate dal Marocco in pochi giorni, con almeno 57 morti accertati, molti dei quali annegati o schiacciati nella calca al valico di Tarajal.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha definito l'accaduto una violazione dell'integrità territoriale della Spagna, e si è recato personalmente a Ceuta accompagnato dal ministro dell'interno Fernando Grande-Marlaska. Altri paesi dell'UE hanno criticato Madrid per la gestione della crisi, mentre la maggior parte degli stati membri ha chiesto colloqui d'emergenza sull'afflusso.
In questo scenario, la mossa italiana ha un peso che va oltre la sua portata pratica. La sospensione di Schengen tra Italia e Spagna riguarda i viaggi aerei e marittimi tra i due paesi, ma secondo France 24 è stata presentata meno come una politica europea significativa che come un simbolo. L'immigrazione, dice l'analista Manlio Graziano intervistato dall'emittente francese, viene usata come strumento politico su tutto lo spettro politico europeo.
L'editoriale del Guardian è severo con i leader dell'UE: invece di puntare il dito contro la Spagna, i leader mainstream dovrebbero mostrare solidarietà con Sánchez. Il giornale britannico sottolinea che il caos e la tragedia di Ceuta vengono strumentalizzati dall'estrema destra, che trasforma la frontiera in un'arma politica contro i governi democratici.
Ursula von der Leyen ha scritto a Sánchez che deve essere fatto di più per rafforzare i confini dell'Unione europea nei punti critici. Ma la lettera, riportata dal Guardian, non contiene misure concrete, e molti osservatori la leggono come un tentativo di tenere insieme un'UE divisa tra chi chiede chiusure e chi invoca solidarietà.
Per la Sicilia, questa crisi ha un suono familiare. L'isola è da decenni la frontiera meridionale dell'Europa, il punto di arrivo delle rotte migratorie del Mediterraneo centrale. Lampedusa, a meno di 200 chilometri dalle coste tunisine, ha visto negli anni decine di migliaia di arrivi, e i suoi abitanti hanno spesso raccontato alla stampa internazionale il senso di abbandono da parte delle istituzioni europee.
La differenza tra Ceuta e Lampedusa è nella geografia: Ceuta è un'enclave terrestre, circondata dal Marocco e separata dalla Spagna dal mare; Lampedusa è un'isola, raggiungibile solo via mare. Ma la dinamica politica è la stessa: la frontiera esterna dell'UE diventa il luogo dove l'Europa mette alla prova la propria coesione.
La sospensione di Schengen tra Italia e Spagna è temporanea, ma il messaggio che manda è duraturo: quando la pressione migratoria aumenta, i confini interni tornano a essere barriere. Per i siciliani, che vedono arrivare i barconi quasi ogni settimana, la notizia conferma una percezione diffusa: l'Europa reagisce alle emergenze con gesti simbolici, non con una politica comune.
Il Guardian ricorda che almeno 72 persone si ritiene siano morte la scorsa settimana, la maggior parte annegate o schiacciate mentre attraversavano il confine di Ceuta. Il bilancio è provvisorio e potrebbe salire, mentre le autorità spagnole contano i dispersi.
La lettera di von der Leyen a Sánchez, riportata dal Guardian nel corso della diretta sulla crisi, chiede un'azione unita ma non specifica quali misure l'UE intenda adottare. I paesi membri sono divisi: alcuni chiedono un rafforzamento immediato di Frontex, altri una revisione delle regole di asilo, altri ancora una maggiore cooperazione con i paesi di origine e di transito.
Per la Sicilia, la questione non è solo politica ma anche umanitaria. Le organizzazioni umanitarie che operano nell'isola, spesso citate dalla stampa internazionale, denunciano da anni le condizioni dei centri di accoglienza e la mancanza di corridoi umanitari. La crisi di Ceuta rischia di spostare l'attenzione dal Mediterraneo centrale a quello occidentale, ma le rotte continuano a passare dalle coste siciliane.
La storia della Sicilia è fatta di invasioni e approdi: Fenici, Greci, Arabi, Normanni, Spagnoli. Ogni ondata ha lasciato una traccia nella lingua, nell'architettura, nella cucina. Oggi l'isola è di nuovo un punto di passaggio, ma questa volta i nuovi arrivati non sono conquistatori: sono persone in fuga da guerre, povertà e cambiamento climatico.
La sospensione di Schengen tra Italia e Spagna non cambierà la rotta dei barconi che partono dalla Tunisia e dalla Libia. Ma cambia il clima politico: ogni volta che un paese europeo chiude un confine interno, la frontiera esterna diventa più dura, e chi la vive dalla parte del mare lo sa.
Il Guardian conclude il suo editoriale con un invito alla solidarietà: l'Europa deve mostrare che la tragedia di Ceuta non è solo un problema spagnolo, ma una questione europea. La Sicilia, che da anni vive sulla propria pelle questa verità, non può che concordare.
