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PUGLIA

Ceuta divide l'Europa, il Sud osserva il mare

La sospensione di Schengen e la retorica migratoria

Francesca Lazzari820 wordsEdition69martedì 4 agosto 2026 — Edizione № 69

La sospensione temporanea dell'Accordo di Schengen dell'Italia con la Spagna, dopo l'episodio migratorio a Ceuta, è presentata meno come una politica europea significativa che come un simbolo, secondo France 24.

Almeno 57 persone sono morte cercando di raggiungere l'enclave spagnola di Ceuta dopo che fino a 50.000 migranti sono entrati nel piccolo territorio dal Marocco, in quello che il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha definito una 'violazione dell'integrità territoriale'.

Il capo dell'UE Ursula von der Leyen ha chiesto lunedì un'azione 'unita' sulla sicurezza dei confini, mentre la disputa pubblica tra Madrid e diversi partner europei si allarga.

La crisi migratoria di Ceuta ha aperto una frattura dentro l'Unione europea che la stampa internazionale racconta con toni allarmati. Almeno 57 persone sono morte cercando di raggiungere l'enclave spagnola nel Nord Africa, secondo The Guardian, dopo che fino a 50.000 migranti sono entrati nel piccolo territorio dal Marocco. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha denunciato una 'violazione dell'integrità territoriale', mentre altri paesi dell'UE criticano Madrid per l'incidente.

L'Italia ha risposto sospendendo temporaneamente l'accordo Schengen dell'UE con la Spagna, una misura che avrà un impatto sulle persone che viaggiano in aereo o in barca tra i due paesi, secondo The Guardian. La decisione è stata letta dalla stampa internazionale meno come una politica europea significativa che come un simbolo, come sottolinea France 24 in un'analisi con il Dr. Manlio Graziano, fondatore del Nicholas Spykman International Center for Geopolitical Analysis.

Il quadro è complicato. Da un lato, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto al primo ministro spagnolo in una lettera che deve essere fatto di più per rafforzare i confini dell'Unione europea nei punti critici, secondo The Guardian. Dall'altro, la maggior parte dei paesi dell'UE ha chiesto colloqui d'emergenza sull'afflusso, secondo The Local Italy, mentre l'immigrazione viene utilizzata come 'strumento politico' su tutto lo spettro politico, come titola France 24.

Per la Puglia, la crisi di Ceuta non è una questione lontana. La regione si affaccia sull'Adriatico e sullo Ionio, su rotte migratorie che hanno fatto del Mezzogiorno una delle frontiere d'Europa. I porti di Bari, Brindisi e Taranto hanno visto negli anni arrivare navi con migranti soccorsi in mare, e la copertura internazionale ha spesso raccontato il Mediterraneo centrale come una delle rotte più letali del mondo.

La sospensione di Schengen tra Italia e Spagna tocca un nervo sensibile per il Mezzogiorno, che vive sulla propria pelle il paradosso della frontiera europea: porosa verso il mare, rigida verso i migranti. La decisione di Roma è stata letta come un segnale politico più che come una misura pratica, e la stampa estera sottolinea come l'immigrazione sia diventata un tema che attraversa tutto lo spettro politico.

La solidarietà europea, invocata da von der Leyen, si scontra con la realtà di governi che competono per mostrarsi duri. The Guardian, in un editoriale, invita i leader mainstream dell'UE a mostrare solidarietà con Pedro Sánchez invece di accusare la Spagna, ricordando che almeno 72 persone si ritiene siano morte la scorsa settimana, la maggior parte annegate o schiacciate mentre attraversavano il confine.

Il Mediterraneo è il teatro di questa tragedia ricorrente. La Puglia, con la sua storia di terra di passaggio e di approdo, conosce bene il doppio volto del mare: risorsa economica e frontiera mortale. Le rotte che partono dalle coste nordafricane e balcaniche toccano anche le acque adriatiche, e i pescatori pugliesi hanno spesso raccontato di incontri con barche in difficoltà.

La retorica politica che circonda la crisi di Ceuta rischia di oscurare la dimensione umana della tragedia. Le morti in mare, documentate dalla stampa internazionale, sono il costo nascosto di una politica migratoria europea che fatica a trovare un equilibrio tra sicurezza e solidarietà.

Per il Mezzogiorno, la lezione di Ceuta è amara: la frontiera esterna dell'UE è fragile, e la risposta degli stati membri è frammentata. La richiesta di colloqui d'emergenza da parte della maggior parte dei paesi UE, riportata da The Local Italy, segnala che la crisi ha superato la dimensione bilaterale.

La Puglia osserva, e si prepara. La regione ha sviluppato nel tempo capacità di accoglienza e integrazione, ma anche una crescente stanchezza di fronte a un fenomeno che nessun paese può gestire da solo. La stampa internazionale racconta un'Europa che arranca, divisa tra chi chiede più controllo e chi invoca più umanità.

La lettera di von der Leyen a Sánchez, con l'invito a rafforzare i confini nei punti critici, indica la direzione che Bruxelles vuole imprimere: più sicurezza, più coordinamento. Ma la crisi di Ceuta ha mostrato che le parole contano meno dei fatti, e che la solidarietà europea è spesso la prima vittima della pressione politica interna.

Il Mediterraneo resta il confine più difficile d'Europa, e la Puglia ne è una delle sentinelle. Mentre i leader discutono a Bruxelles, il mare continua a portare storie di disperazione e speranza, e le coste del Sud continuano a fare i conti con una realtà che nessuna sospensione di Schengen può cancellare.

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