CULTURA
Chronovisor: l'Italia occulta conquista il cinema d'esordio
Il New York Times recensisce il film su un accademico ossessionato da un'invenzione di un prete italiano
Eleonora Vanzetti789 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105
Il New York Times ha dedicato una recensione a 'Chronovisor', film d'esordio che sta incuriosendo la critica internazionale. Secondo il giornale americano, il film racconta la storia di un accademico che diventa ossessionato da un'invenzione attribuita a un prete italiano: un dispositivo capace di fotografare il passato, chiamato appunto cronovisore.
La recensione, pubblicata il 3 settembre, descrive il film come un "mistero occulto a tarda notte" che culmina in un finale inquietante. Il New York Times sottolinea il fascino ambiguo della pellicola, che mescola ricerca storica, ossessione personale e suggestioni sovrannaturali.
Per la redazione Cultura, la recensione del New York Times conferma l'interesse internazionale per le storie che intrecciano la cultura italiana — in questo caso, una leggenda legata al Vaticano e alla tecnologia — con i generi cinematografici più popolari. Il cronovisore, una presunta invenzione del padre gesuita Pellegrino Ernetti, è una di quelle storie che da decenni alimentano il dibattito tra credenti e scettici, e che ora trova nuova vita sul grande schermo.
La leggenda del cronovisore risale agli anni Settanta, quando il padre benedettino Pellegrino Ernetti, un musicologo italiano, sostenne di aver costruito una macchina in grado di vedere e fotografare eventi del passato. Secondo i racconti, il dispositivo sarebbe stato in grado di catturare immagini della crocifissione di Cristo, suscitando l'interesse — e poi il silenzio — delle autorità vaticane. La storia è sempre stata avvolta nel mistero, con Ernetti che prima dichiarò l'esistenza della macchina e poi la smentì, alimentando teorie del complotto e leggende metropolitane.
Il New York Times non entra nel merito della veridicità storica della vicenda, ma si concentra sul film come opera cinematografica. La recensione parla di un'atmosfera "occulta" e di un ritmo notturno, quasi da film di serie B, che però nasconde una riflessione più profonda sul rapporto tra fede, scienza e ossessione. Il protagonista, un accademico, viene descritto come un uomo la cui razionalità si sgretola progressivamente di fronte all'idea che il passato possa essere non solo ricordato, ma letteralmente rivisto.
La scelta di ambientare la storia in Italia non è casuale. Il paese, con la sua stratificazione di storia, religione e superstizione, offre uno scenario perfetto per questo tipo di narrazioni. Il New York Times osserva che il film gioca con questa ambiguità, senza mai prendere una posizione netta tra spiegazione razionale e suggestione sovrannaturale, lasciando lo spettatore — come il protagonista — sospeso tra incredulità e fascinazione.
Il cronovisore, nella cultura popolare italiana, è diventato un oggetto di culto: citato in programmi televisivi, libri e forum di appassionati, rappresenta una delle tante "storie segrete" che circondano il Vaticano. La sua origine, legata a un religioso e a un'istituzione come la Chiesa, aggiunge un ulteriore livello di complessità a una vicenda che mescola tecnologia e spiritualità in modo quasi paradossale.
Il New York Times, nella sua recensione, sembra apprezzare proprio questa capacità del film di non prendersi troppo sul serio, pur mantenendo una tensione narrativa costante. Il "finale inquietante" citato dal critico suggerisce che il film non si risolve in una spiegazione rassicurante, ma lascia aperte domande che riguardano la natura della memoria e il desiderio umano di controllare il tempo.
Per il cinema italiano, la recensione positiva di un'opera prima su un giornale come il New York Times rappresenta un'opportunità importante. Il mercato internazionale è sempre più attento a storie che sappiano combinare specificità locale e temi universali, e 'Chronovisor' sembra rientrare perfettamente in questa categoria: una leggenda italiana, quasi sconosciuta fuori dai confini nazionali, diventa il pretesto per una riflessione che parla a un pubblico globale.
La critica americana ha spesso mostrato interesse per il cinema italiano che esplora le zone d'ombra della storia nazionale, dal 'cattolicesimo popolare' alle tradizioni esoteriche. 'Chronovisor' si inserisce in questa tradizione, ma lo fa con gli strumenti del cinema di genere contemporaneo, dimostrando che la cultura italiana può essere materia viva per il cinema internazionale.
Il New York Times conclude la sua recensione senza rivelare troppo della trama, ma lasciando intendere che il film merita attenzione per la sua capacità di costruire un'atmosfera unica. Per gli spettatori italiani, la storia del cronovisore è un déjà vu: un racconto che ha attraversato decenni di dibattiti, tra chi ci ha creduto e chi l'ha liquidato come una bufala. Il cinema, con la sua capacità di rendere visibile l'invisibile, sembra il medium ideale per raccontare questa ambiguità.
In attesa di una distribuzione italiana, che al momento non è stata annunciata, la recensione del New York Times contribuisce a mettere in luce un film che, partendo da una storia locale, riesce a parlare al pubblico internazionale. È la conferma che l'immaginario italiano — fatto di chiese, archivi, misteri e leggende — continua a esercitare un fascino potente sui creativi di tutto il mondo.
