OPINION
Cimici a Fiumicino, code ai confini: l'Italia come soglia d'Europa
La Redazione364 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146
Il Local Italy ha riferito che Qantas ha bloccato a Fiumicino uno dei suoi Boeing 787 e ha cancellato il volo di ritorno, dopo che i passeggeri in arrivo dall'Australia sono stati morsi dalle cimici dei letti durante un viaggio di diciassette ore. Nello stesso giorno, la stessa testata ha ripreso la lettera con cui aeroporti e compagnie aeree europee chiedono di ripensare il sistema digitale di frontiera EES, un anno dopo la sua introduzione, con attese che in alcuni casi hanno toccato le cinque ore.
Sono due storie piccole, quasi comiche, e per questo utili. Non riguardano il debito, non riguardano il governo, non riguardano il papa. Riguardano la funzione che l'Italia svolge nel racconto internazionale quando non è protagonista: quella di soglia. Fiumicino, Malpensa, Lampedusa, il Brennero, Trieste. Il paese è il punto in cui l'Europa tocca il resto del mondo, e ogni volta che quel contatto si inceppa — un insetto, una coda, un tornello che non legge il passaporto — la notizia arriva prima da fuori che da dentro.
C'è una differenza di sguardo che vale la pena registrare. Per il viaggiatore australiano morso a bordo, l'Italia è l'ultima tappa di un viaggio lunghissimo e il posto dove il viaggio si è rotto. Per l'associazione degli aeroporti europei, l'Italia è una delle frontiere esterne di Schengen, cioè un tratto di un sistema più grande che non funziona come dovrebbe. In entrambi i casi siamo un passaggio, non una destinazione. È una posizione che ci è stata insegnata dalla geografia e che continuiamo a subire più che a governare.
Da una regione di confine — e l'Italia ne ha molte — la questione si vede meglio. Chi vive vicino a un valico sa che la congestione non è un dettaglio tecnico: è il tempo sottratto a chi lavora di qua e di là, è il camion fermo, è la coda che diventa un modo di stare al mondo. Le cimici di Fiumicino passeranno, e la riforma dell'EES forse arriverà. Resta il fatto che il mondo ci incontra quasi sempre così, in transito, e che di questa nostra vocazione di soglia parliamo molto meno di quanto il mondo ne parli di noi.
