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BASILICATA

Un compromesso politico per il cinema italiano

Un'agenzia pubblica per l'audiovisivo tra austerità e controllo politico

Pietro Lasorsa620 wordsEdition №90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90

Secondo Le Monde, i deputati italiani discuteranno a settembre un disegno di legge che istituisce un'agenzia pubblica per il cinema e i media audiovisivi. L'insolito compromesso politico arriva in un contesto di austerità di bilancio, ma lascerebbe ancora significativi poteri nelle mani delle autorità politiche.

La proposta nasce dalla volontà di sostenere un'industria che vale miliardi per l'economia italiana, ma il piano solleva interrogativi sull'indipendenza della nuova struttura.

Le Monde descrive il disegno di legge come il frutto di un compromesso tra forze politiche che raramente si trovano d'accordo sul ruolo dello stato nell'economia. Da una parte, la necessità di sostenere un settore strategico; dall'altra, la preoccupazione per un controllo pubblico che potrebbe limitare la libertà creativa.

L'industria cinematografica italiana ha vissuto un decennio di trasformazioni: il successo internazionale di registi come Paolo Sorrentino ha riportato l'attenzione sul cinema italiano, mentre le piattaforme di streaming hanno cambiato il modo di produrre e distribuire le opere. Le Monde nota che il cinema italiano fatica a competere con le produzioni internazionali per budget e visibilità.

Per la Basilicata, la questione ha un significato particolare. Matera, con i suoi Sassi patrimonio dell'UNESCO, è diventata una delle location più richieste d'Italia. Il cinema ha portato nella città lucana non solo set e troupe, ma anche un turismo che ha trasformato l'economia locale. Il film di Mel Gibson "The Passion of the Christ" e, più recentemente, produzioni internazionali come "No Time to Die" hanno messo Matera sulla mappa del cinema mondiale.

La stampa estera ha raccontato più volte questa rinascita: da "vergogna d'Italia" a capitale europea della cultura nel 2019, Matera è diventata un caso di studio per la rigenerazione urbana attraverso la cultura. Un'agenzia pubblica per il cinema potrebbe significare più investimenti in location come la Basilicata, ma anche una burocrazia più pesante per le produzioni indipendenti.

Il disegno di legge, scrive Le Monde, lascerebbe poteri significativi alle autorità politiche nella nomina dei vertici dell'agenzia. Questo aspetto ha sollevato critiche da parte di registi e produttori, che temono un condizionamento politico delle scelte artistiche. La storia del cinema italiano, del resto, è piena di esempi di rapporti complessi tra politica e settore culturale.

Il contesto è quello di un bilancio pubblico sotto pressione. L'Italia deve rispettare gli impegni europei sul debito, e il settore culturale è spesso il primo a subire tagli in tempi di austerità. Le Monde ricorda che il fondo per il cinema è stato più volte ridotto negli ultimi anni, nonostante le promesse di sostegno al settore.

Per il Sud, il cinema rappresenta anche un'opportunità di lavoro in una regione dove la disoccupazione giovanile resta alta. Le produzioni che girano in Basilicata portano con sé maestranze locali, alberghi pieni, ristoranti e servizi. Il turismo cinematografico, con i tour dei luoghi dei film, è un settore in crescita che la nuova agenzia potrebbe sostenere.

Il dibattito parlamentare di settembre sarà seguito con attenzione da tutto il settore. Le Monde conclude che l'esito del voto è incerto: il compromesso che ha permesso di portare il disegno di legge in aula potrebbe non reggere alle pressioni di chi chiede una riforma più radicale, o di chi vorrebbe invece meno stato nel cinema.

Per Matera, la posta in gioco è concreta: un'agenzia pubblica forte potrebbe garantire continuità agli investimenti che hanno trasformato la città; una struttura debole o politicizzata rischia di lasciare il settore in balia delle mode internazionali, con il Sud che tornerebbe a essere solo una location di passaggio.

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