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NAZIONALE

La diaspora italiana ritrova speranza: Bruxelles esamina il vincolo di due generazioni

Dopo il rinvio della Corte Costituzionale alla giustizia europea, centinaia di migliaia di discendenti bloccati dalla stretta del 2025 possono ripresentare ricorsi

Adriana Sole917 wordsEdition58lunedì 27 luglio 2026 — Edizione № 58

La Corte Costituzionale italiana ha ufficialmente rinviato alla Corte di Giustizia Europea la controversia sulla legge che nel marzo 2025 ha imposto un rigido limite di due generazioni sulla cittadinanza per discendenza. Secondo CNN, il rinvio rappresenta una svolta significativa per centinaia di migliaia di persone della diaspora globale italiana che erano rimaste bloccate dalle restrizioni introdotte dal governo.

La nuova legge, nota come L74/2025, aveva provocato uno shock nella comunità dei discendenti di emigranti italiani. I tribunali regionali italiani avevano inizialmente confermato la misura, respingendo decine di migliaia di ricorsi. Tuttavia, il rinvio alla corte europea apre ora uno spazio legale che molti esperti ritengono potrebbe invalidare o modificare sostanzialmente le restrizioni.

Una sentenza contraria alla legislazione italiana da parte della Corte di Giustizia Europea avrebbe effetti immediati su tutto il territorio dell'Unione. Il rinvio segnala che le autorità costituzionali italiane riconoscono l'incompatibilità potenziale della norma con il diritto europeo, in particolare con i principi di libera circolazione e non discriminazione che caratterizzano l'ordinamento dell'UE.

La legge del 2025 aveva rappresentato una rottura con decenni di politica italiana sulla cittadinanza. Secondo Qoo Media, il governo aveva promosso una campagna che incoraggiava i discendenti di emigranti a riconnettersi con le loro radici italiane, spingendo migliaia di candidati a prenotare voli e firmare contratti di affitto. La successiva stretta aveva lasciato molti di loro bloccati, con domande respinte e costi sostenuti vanamente.

Il vincolo di due generazioni introdotto dalla L74/2025 rappresenta un irrigidimento radicale rispetto alla precedente legislazione. Prima della riforma, il diritto alla cittadinanza per discendenza era teoricamente illimitato nelle generazioni, purché la linea di trasmissione non fosse stata interrotta. La nuova norma ha tagliato netto questo diritto, creando una frattura che ha colpito soprattutto le comunità italiane in America Latina, Nord America e Australia, dove l'emigrazione italiana risale a più di un secolo.

Il rinvio alla Corte di Giustizia Europea non è automatico né scontato. Le autorità costituzionali italiane hanno scelto di sottoporre la questione al giudice supremo dell'Unione, il che suggerisce dubbi sulla compatibilità della norma con il diritto comunitario. Secondo quanto riportato da Qoo Media, il rinvio è significativo perché centinaia di sfide legali erano già state respinte dopo che la corte aveva inizialmente confermato la misura.

Per la diaspora, il rinvio rappresenta una finestra di opportunità. The Local Italy ha riferito che centinaia di migliaia di persone bloccate dal reclamo della cittadinanza per discendenza sono state esortate a presentare nuove rivendicazioni immediatamente dopo il rinvio della Corte Costituzionale. Molti studi legali specializzati in diritto della cittadinanza hanno lanciato campagne per incoraggiare i candidati a ripresentare le domande respinte, nella speranza che una sentenza europea favorevole potrebbe invertire le decisioni precedenti.

La questione tocca dimensioni profonde della sovranità nazionale e dell'integrazione europea. L'Italia ha il diritto di definire i criteri di accesso alla cittadinanza, ma tale diritto non è assoluto quando entra in conflitto con principi europei consolidati. La Corte di Giustizia Europea dovrà valutare se il limite di due generazioni costituisca una discriminazione indiretta basata sull'origine nazionale o se rappresenti una misura legittima di politica demografica.

Dall'angolo della politica estera italiana, il rinvio espone una tensione tra il nazionalismo della giunta Meloni e gli obblighi europei. Il governo aveva presentato la L74/2025 come una misura di razionalizzazione amministrativa e di protezione dell'identità nazionale. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha ritenuto opportuno sottoporre la norma al vaglio europeo, suggerendo che i dubbi sulla sua legittimità costituzionale erano sostanziali.

La diaspora italiana rappresenta un asset geopolitico significativo per Roma. Con milioni di cittadini all'estero e altrettanti discendenti, l'Italia ha storicamente coltivato legami con le comunità italiane globali come strumento di soft power e di influenza culturale. La stretta sulla cittadinanza aveva minato questa strategia, alienando una popolazione che avrebbe potuto contribuire a rafforzare i legami tra l'Italia e i paesi di residenza.

Il precedente della cittadinanza per discendenza è anche una questione di equità generazionale. La legge del 2025 ha creato un sistema a due velocità: chi aveva già completato il processo di naturalizzazione prima della riforma poteva mantenere la cittadinanza, mentre chi era ancora in coda veniva escluso. Questo ha generato una categoria di persone con diritti diversi a seconda del momento in cui avevano presentato ricorso.

La Corte di Giustizia Europea ha diverse opzioni dinanzi a sé. Potrebbe dichiarare la legge italiana incompatibile con il diritto europeo e ordinarle l'abrogazione. Potrebbe offrire un'interpretazione della norma che la renda compatibile con i principi europei. Oppure potrebbe ritenere che, sebbene la legge sia rigida, rientra nel margine di discrezionalità che gli stati membri conservano in materia di cittadinanza.

Indipendentemente dall'esito, il rinvio ha già prodotto un effetto immediato: ha riacceso la speranza nella diaspora. Avvocati specializzati in diritto della cittadinanza hanno riferito di un'ondata di nuove richieste di consulenza dopo l'annuncio del rinvio. Molti discendenti che avevano abbandonato i loro tentativi di ottenere la cittadinanza stanno ora riconsiderando la questione.

Per l'Italia, il rinvio rappresenta anche un'occasione di riconsiderazione politica. Se la Corte di Giustizia Europea dovesse giudicare la legge incostituzionale, il governo potrebbe trovarsi costretto a riformarla. Una riforma che ampliasse nuovamente i criteri di accesso potrebbe riconciliare Roma con le sue comunità diasporiche e rafforzare la posizione dell'Italia come nazione ponte tra l'Europa e il resto del mondo.

Il calendario del procedimento europeo non è ancora definito. La Corte di Giustizia Europea riceve migliaia di rinvii ogni anno e può impiegare mesi o anni per pronunciarsi. Nel frattempo, la situazione rimarrà in sospeso, con la diaspora in attesa di chiarimenti sulla propria posizione legale.

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