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MOLISE

La diaspora molisana rimane bloccata: cittadinanza ristretta frustra il ritorno

L'Italia ha irrigidito le regole sulla cittadinanza dopo che centinaia di migliaia avevano iniziato a fare domanda. Nel Molise, il sogno del ritorno si scontra con la burocrazia

Antonio Petrella830 wordsEdition57domenica 26 luglio 2026 — Edizione № 57

L'Italia ha irrigidito le sue regole sulla cittadinanza dopo una breve finestra in cui i candidati stavano prenotando voli e firmando contratti di affitto sulla base di una campagna governativa che li esortava a connettersi con le loro radici. Secondo The Local Italy, questa mossa ha lasciato bloccata la diaspora italiana in una situazione che il giornale descrive come un governo che "si è sparato un colpo nei piedi".

Centinaia di migliaia di persone — discendenti di emigranti italiani sparsi nel mondo — erano state incoraggiate a presentare domande di cittadinanza. La Corte dell'Unione Europea aveva rinviato le restrizioni italiane, aprendo una breve finestra di opportunità. Ma il governo italiano ha poi irrigidito di nuovo le regole, lasciando molti candidati in sospeso.

Nel Molise, una regione che ha visto emigrare più della metà della sua popolazione nel corso del ventesimo secolo, questa notizia ha un peso particolare. I molisani dispersi nel mondo — negli Stati Uniti, in Argentina, in Australia — rappresentano una diaspora ancora viva nella memoria collettiva. Molti di loro avevano iniziato i preparativi per il ritorno.

La storia della migrazione molisana è una delle più drammatiche d'Italia. Tra il 1880 e il 1920, il Molise ha visto partire centinaia di migliaia di persone, spinte dalla povertà rurale, dalle tasse feudali rimaste, dall'assenza di infrastrutture. I molisani si insediarono a New York, a Boston, in Pennsylvania; in Argentina e Brasile; in Australia. Oggi, i loro discendenti — spesso cittadini di paesi stranieri, con nomi italianizzati o completamente anglicizzati — rimangono legati al territorio attraverso una memoria tramandata di famiglia.

The Local Italy ha riportato che i candidati erano stati esortati a presentare nuove rivendicazioni immediatamente dopo che l'Italia ha rinviato le restrizioni alla corte più alta d'Europa. Ma quella finestra si è chiusa rapidamente. Il governo italiano ha reintrodotto vincoli più rigidi, costringendo molti candidati a rinunciare o a rimanere in attesa indefinita.

Le ragioni della stretta sono complesse. Il governo italiano ha espresso preoccupazioni per il costo fiscale e amministrativo di un'ondata massiccia di nuovi cittadini. Ha anche sollevato questioni sulla verifica della discendenza e sulla prevenzione delle frodi. Ma per la diaspora molisana, questi argomenti tecnici suonano come una chiusura della porta proprio quando sembrava aprirsi.

Nel Molise stesso, la popolazione continua a diminuire. I dati attuali mostrano circa 289.000 abitanti, ma il numero è in costante declino. I giovani molisani emigrano verso il Nord Italia, verso Roma, verso l'estero. Nel contempo, i molisani all'estero — spesso con maggiore stabilità economica rispetto ai loro cugini rimasti in patria — avevano visto nella cittadinanza un modo per riconnettersi, forse per investire, forse semplicemente per tornare a casa.

La questione della cittadinanza è strettamente legata al tema più ampio della diaspora italiana e della sua relazione con la patria. L'Italia ha storicamente utilizzato il richiamo alla cittadinanza e al ritorno come strumento di soft power. I discendenti di emigranti italiani sono spesso visti come ambasciatori culturali, come potenziali investitori, come legami con comunità internazionali importanti.

Ma la pratica ha rivelato tensioni. Da un lato, il governo italiano incoraggia il ritorno. Dall'altro, introduce ostacoli burocratici che rendono il ritorno difficile. Questa contraddizione è particolarmente acuta per il Molise, una regione che dipende dal turismo interno, dalle rimesse dei migranti e dalla memoria della diaspora come elemento di identità culturale.

The Local Italy ha sottolineato come questa mossa abbia frustrare le aspettative di centinaia di migliaia di persone. Molti avevano già iniziato a pianificare: prenotare voli, cercare case, valutare opportunità di lavoro. La reintroduzione della stretta ha trasformato queste speranze in delusione.

Nel Molise, il tema della diaspora è talmente radicato che la regione ha persino sviluppato un'ironia auto-consapevole sulla sua esistenza: "Il Molise non esiste", recita un meme che circola online. Ma per i molisani all'estero, il Molise esiste eccome — nella memoria, nella cucina, nei nomi di famiglia, nei racconti dei nonni. La cittadinanza era un modo per trasformare quella memoria in realtà giuridica.

La questione si intreccia anche con il tema più ampio dell'invecchiamento demografico italiano. L'Italia ha una delle popolazioni più anziane d'Europa, e il Molise ancora di più. Un ritorno significativo di discendenti di emigranti potrebbe contribuire a ringiovanire la popolazione, a riportare forza lavoro, a rivitalizzare comunità spopolate. Ma questo richiederebbe non solo una cittadinanza facilitata, ma anche politiche di integrazione, infrastrutture, opportunità economiche.

Secondo The Local Italy, il governo italiano aveva promesso di facilitare il processo. Ma la promessa si è rivelata illusoria. La stretta attuale rappresenta una vittoria della burocrazia sulla visione, della cautela sulla generosità.

Nel Molise, molti si chiedono ora: cosa farà la diaspora molisana? Continuerà a sperare in un cambiamento di politica? Cercherà altri modi per riconnettersi? O si rassegnerà a una separazione che sembrava temporanea ma che potrebbe diventare definitiva?

La risposta rimane incerta. Ma la sensazione è di un'opportunità persa — per il Molise, per l'Italia, per i molisani nel mondo che avevano creduto, almeno per un breve momento, che la strada a casa fosse finalmente aperta.

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