MOLISE
Cittadinanza più facile da perdere: la legge vista da chi in Molise è minoranza
The Local Italy: i deputati discutono un disegno di legge che renderebbe più semplice revocare la cittadinanza e più difficile ottenerla
Antonio Petrella800 wordsEdition №156martedì 20 ottobre 2026 — Edizione № 156
The Local Italy riferisce che lunedì i deputati hanno iniziato a discutere un disegno di legge che renderebbe più facile per gli italiani naturalizzati, o per chi ha acquisito la cittadinanza italiana, perdere i propri diritti, rendendo al tempo stesso più difficile qualificarvi in primo luogo. È una notizia che in Molise si legge con un'attenzione particolare.
La regione ospita da secoli comunità albanesi e croate, paesi in cui la lingua minoritaria si parla ancora e in cui la cittadinanza italiana non è mai stata una questione astratta. Non è la stessa cosa della naturalizzazione di cui parla The Local Italy, e la distinzione va tenuta ferma: le minoranze storiche molisane sono italiane da generazioni.
Il disegno di legge, come lo descrive la testata, lavora su due leve: alza la soglia per qualificarsi e abbassa quella per decadere. Sono due movimenti che, messi insieme, cambiano il rapporto tra lo Stato e chi ha una cittadinanza acquisita o contestata.
La stampa estera non collega il provvedimento al Molise e non cita comunità locali. Il collegamento che si può fare è di prospettiva: in una regione di 289.000 abitanti che invecchia e perde residenti, la domanda su chi è cittadino e a quali condizioni è anche una domanda su chi resta.
The Local Italy ha seguito lunedì l'avvio della discussione alla Camera su un disegno di legge che, secondo la testata, renderebbe più facile per gli italiani naturalizzati o per chi ha acquisito la cittadinanza italiana perdere i propri diritti, rendendo al tempo stesso più difficile qualificarsi in primo luogo. È una descrizione sintetica ma precisa di una doppia leva: restringere l'ingresso, allargare l'uscita.
La testata non entra nel dettaglio delle singole norme nei termini riportati dal dispaccio, e questo impone prudenza. Ciò che si può dire con certezza è la direzione del provvedimento: una cittadinanza più condizionata, più revocabile, meno definitiva. Ed è su questa direzione che vale la pena ragionare dal Molise.
Il Molise è una delle poche regioni italiane in cui il tema delle minoranze linguistiche non è un capitolo di libro ma una geografia. I paesi di origine albanese, distribuiti tra le colline dell'interno, e i centri di lingua croata, piccoli e appartati, hanno mantenuto nei secoli lingua, rito e toponomastica. Sono comunità italiane da generazioni, e nulla nel disegno di legge descritto da The Local Italy le riguarda direttamente.
La distinzione è importante perché la tentazione, in redazioni regionali, è di sovrapporre i due piani: minoranza linguistica e cittadinanza acquisita. Non sono la stessa cosa. Le comunità arbëreshë e croate del Molise non hanno mai avuto bisogno di naturalizzarsi: la loro italianità è un fatto storico, non un atto amministrativo. Il disegno di legge parla d'altro.
Parla, secondo la testata, di chi ha acquisito la cittadinanza e potrebbe perderla. È un tema che tocca la vita di persone che vivono in Italia da anni, che hanno costruito qui famiglia e lavoro, e per le quali la cittadinanza è il riconoscimento formale di un'appartenenza già vissuta. In una regione a bassa natalità e ad alta emigrazione giovanile, queste persone contano.
Il Molise ha circa 289.000 abitanti e una delle densità più basse del paese. I suoi paesi si svuotano, le scuole chiudono, i presidi sanitari si ritirano. In questo contesto, ogni discussione su chi può diventare cittadino e a quali condizioni non è un esercizio teorico: è una discussione su chi abiterà queste valli tra vent'anni.
La stampa estera, va detto, non fa questo collegamento. The Local Italy riporta il dibattito parlamentare e le sue implicazioni generali, senza citare il Molise né le sue comunità. Il ragionamento regionale che si può costruire è quindi un ragionamento di prospettiva, non di cronaca, e come tale va presentato.
C'è poi un secondo livello, che riguarda la forma del provvedimento. Una cittadinanza più facile da perdere introduce una condizione di instabilità giuridica per chi l'ha acquisita. La testata descrive esattamente questo: non solo una soglia più alta all'ingresso, ma una porta che può richiudersi alle spalle di chi è già entrato.
Per le comunità storiche del Molise la questione si pone in modo diverso ma non irrilevante. Chi vive in un paese di lingua croata sa cosa significhi avere un'identità che lo Stato tratta come un bene da proteggere o da amministrare. La differenza è che quella protezione, per le minoranze storiche, è scritta nella Costituzione e non dipende da un atto di naturalizzazione.
Il disegno di legge, come lo presenta The Local Italy, è ancora in discussione: lunedì i deputati hanno iniziato a parlarne. Non ci sono, nei dispacci internazionali di oggi, indicazioni su tempi di approvazione, emendamenti o reazioni delle comunità interessate. Queste informazioni, se arriveranno, andranno lette con la stessa attenzione.
Vale la pena ricordare, per chi legge da fuori, che il Molise è la regione che il mondo conosce soprattutto per una battuta: quella secondo cui non esiste. È una battuta che fa sorridere e che nasconde una realtà precisa, fatta di paesi che resistono, di lingue minoritarie che sopravvivono e di una popolazione che invecchia. Le leggi sulla cittadinanza, viste da qui, non sono mai solo tecniche.
Cosa guardare nei prossimi giorni: se il dibattito alla Camera entra nel merito delle singole norme e se emergono emendamenti che distinguono tra revoca per condanna e revoca per altri motivi. Sono i punti su cui la copertura internazionale tornerà, e sono i punti su cui anche una regione piccola ha qualcosa da dire.
Nel frattempo, il Molise continua a fare ciò che fa da decenni: tenere insieme lingue diverse in paesi piccoli, e chiedersi, ogni volta che Roma legifera su chi appartiene, che cosa significhi appartenere a un luogo che perde abitanti ma non memoria.
