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VENETO

Code per un dolce: il krapfen assedia le Dolomiti

Centinaia di turisti raggiungono il rifugio Friedrich August spinti dai video social, e le comunità alpine protestano

Tommaso Veronese900 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Centinaia di persone hanno preso d'assalto un rifugio di montagna nelle Dolomiti italiane, spinte non dalle viste panoramiche ma dalla ricerca di un dolce cremoso, riaccendendo il dibattito sul turismo guidato dai social media. Secondo il Guardian, il rifugio Friedrich August, incastonato tra le vette alpine, è diventato il centro di code enormi dopo che i video degli influencer hanno trasformato il suo krapfen in un fenomeno virale.

Le comunità alpine locali hanno protestato contro l'invasione, lamentando il sovraffollamento di un luogo che dovrebbe offrire pace e natura. Il caso del rifugio Friedrich August è solo l'ultimo esempio di come i social media stiano ridisegnando i flussi turistici, spostando l'attenzione dai tradizionali itinerari culturali verso mete improvvise e spesso impreparate ad accogliere grandi numeri.

Il fenomeno, raccontato dal Guardian, vede il rifugio Friedrich August nelle Dolomiti come epicentro di una nuova forma di turismo: quella del 'food tourism' istantaneo, innescato da video e immagini condivise online. Il dolce in questione, un krapfen cremoso, è diventato il simbolo di una meta raggiunta non per la sua bellezza paesaggistica ma per la sua offerta gastronomica, un segnale di come i social media possano riscrivere le priorità dei viaggiatori.

La protesta delle comunità alpine non è isolata. In tutta Italia, e in particolare nelle regioni di montagna come il Veneto e il Trentino-Alto Adige, si moltiplicano gli episodi di sovraffollamento in luoghi che un tempo erano considerati rifugi per pochi. Il rifugio Friedrich August, gestito da una famiglia che ha fatto della sua cucina un punto di forza, si trova ora a fare i conti con una popolarità che rischia di compromettere l'esperienza stessa che i visitatori cercano.

Le autorità locali e gli operatori del settore stanno discutendo possibili soluzioni, dalla prenotazione obbligatoria alla limitazione degli accessi. Tuttavia, come sottolinea il Guardian, il problema è più ampio e riguarda la sostenibilità di un modello turistico che si basa sulla viralità e sulla capacità di attrarre folle in breve tempo. La montagna, che dovrebbe essere un luogo di silenzio e contemplazione, si trova a dover gestire un flusso di visitatori che arriva con aspettative molto diverse.

Il dibattito è destinato a crescere, soprattutto in vista delle prossime stagioni. Le Dolomiti, patrimonio UNESCO, sono da anni al centro di un equilibrio fragile tra la necessità di sviluppare l'economia locale e la tutela di un ambiente unico al mondo. Il caso del krapfen del rifugio Friedrich August è un campanello d'allarme che mostra come la pressione turistica possa manifestarsi nei luoghi più inaspettati, mettendo in crisi le comunità che li abitano e i visitatori stessi.

La reazione delle comunità locali, riportata dal Guardian, è di fastidio e preoccupazione. I residenti vedono le loro montagne invase da orde di persone interessate solo a un dolce, senza rispetto per l'ambiente e per le tradizioni. Alcuni hanno iniziato a parlare di 'turismo mordi-e-fuggi', un fenomeno che trasforma i luoghi in semplici scenografie per foto e video, svuotandoli del loro significato più profondo.

Gli esperti di turismo intervistati dalla stampa internazionale sottolineano che questo è solo l'ultimo esempio di una tendenza più ampia. I social media hanno il potere di creare mete dal nulla, ma anche di distruggerle altrettanto rapidamente, quando la moda passa e i visitatori si spostano altrove. Nel frattempo, le infrastrutture e le comunità locali devono farsi carico dei costi di un turismo che è spesso poco rispettoso e poco redditizio.

Il rifugio Friedrich August, dal canto suo, si trova a gestire una domanda che non aveva previsto. I gestori, secondo il Guardian, hanno dovuto organizzare le code e limitare le vendite, cercando di bilanciare la necessità di soddisfare i clienti con quella di preservare la tranquillità del luogo. Una sfida che molti altri rifugi e località alpine dovranno affrontare nei prossimi anni.

La vicenda del krapfen virale apre anche una riflessione sul ruolo dei food blogger e degli influencer. Se da un lato la loro attività può portare visibilità e benefici economici a piccole imprese, dall'altro può generare una pressione insostenibile. Le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, sono chiamate a intervenire per regolamentare un fenomeno che rischia di diventare incontrollabile.

Nel frattempo, i turisti continuano ad arrivare. Le code al rifugio Friedrich August sono diventate esse stesse un'attrazione, con i visitatori che si fotografano mentre aspettano il loro turno per assaggiare il famoso dolce. Un paradosso che dice molto sulla società contemporanea, dove l'esperienza del viaggio è spesso subordinata alla sua rappresentazione sui social network.

Per le Dolomiti, patrimonio dell'umanità, la sfida è duplice: da un lato, gestire l'emergenza immediata del sovraffollamento; dall'altro, costruire un modello di turismo sostenibile che possa durare nel tempo. La stampa estera, come il Guardian, guarda con attenzione a questo esperimento, che potrebbe diventare un caso di studio per altre regioni montane in Europa e nel mondo.

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