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PIEMONTE

Comau guarda oltre l'auto: l'indipendenza da Stellantis apre nuove rotte industriali

L'ex braccio robotico di Fiat punta su aerospace, energia e difesa. Il Piemonte osserva la trasformazione.

Lorenzo Ferraris825 wordsEdition61giovedì 30 luglio 2026 — Edizione № 61

Comau, l'ex divisione robotica e automazione di Fiat Chrysler, sta definendo il suo futuro dopo la separazione dal gruppo Stellantis. In un'intervista pubblicata il 28 luglio da Automotive News, l'amministratore delegato Pietro Gorlier ha tracciato una strategia che porta l'azienda torinese ben oltre i tradizionali confini dell'industria automobilistica.

«Siamo una technology company, non un fornitore di linee di assemblaggio», ha detto Gorlier al corrispondente di Automotive News. La società, nata nel 1973 come costola della Fiat, è oggi attiva in 13 Paesi e conta circa 9.000 dipendenti, con un fatturato di quasi 2 miliardi di euro. La sua base ingegneristica principale è a Grugliasco, alle porte di Torino.

La separazione da Stellantis, formalizzata nei mesi scorsi, ha dato a Comau la libertà di competere su mercati che prima le erano preclusi. Stellantis resta un cliente importante, ma non più esclusivo. Secondo Gorlier, il portafoglio ordini oggi vede un equilibrio tra automotive (circa il 40%), aerospace, energia, difesa e beni di consumo.

«Prima dovevamo proteggere i segreti industriali di Stellantis. Ora possiamo vendere a tutti», ha spiegato il CEO. L'azienda sta già lavorando con costruttori cinesi di veicoli elettrici e con aziende del settore aerospaziale per l'assemblaggio di componenti di motori e fusoliere.

Per il Piemonte, la trasformazione di Comau ha implicazioni dirette. La regione ha perso decine di migliaia di posti nell'auto dal 2000, con il progressivo ridimensionamento della produzione Fiat a Mirafiori e negli altri stabilimenti torinesi. L'evoluzione di Comau verso un fornitore di automazione multi-settore è vista dagli osservatori internazionali come un test della capacità del tessuto industriale piemontese di riconvertirsi.

L'articolo di Automotive News cita l'esempio di un contratto recente per un sistema di saldatura destinato a una fabbrica di pale eoliche nel nord Europa. «Non avremmo mai potuto inseguire quel progetto quando eravamo parte di Stellantis», ha commentato Gorlier.

Comau è anche attiva nel settore della difesa, un mercato in crescita in Europa dopo l'invasione russa dell'Ucraina. L'azienda ha sviluppato sistemi di produzione per componenti di munizioni e veicoli blindati. Gorlier ha confermato che il portafoglio difesa è raddoppiato rispetto a due anni fa, senza fornire cifre precise.

La separazione finanziaria da Stellantis è stata complessa. Comau è stata valutata intorno a 1,5 miliardi di euro, secondo fonti vicine alla trattativa citate da Automotive News. Il gruppo franco-italiano ha mantenuto una partecipazione minoritaria del 20%, mentre il resto è detenuto da un consorzio di investitori istituzionali guidato da fondi di private equity.

La sede legale resta a Torino, ma l'azienda ha aperto un secondo quartier generale operativo a Monaco di Baviera. «Il mercato tedesco è cruciale per l'aerospace e l'energia», ha spiegato Gorlier. Una scelta che riflette la proiezione europea di Comau, ma che solleva interrogativi sul futuro del polo torinese.

Nel frattempo, Stellantis continua a ristrutturare le sue attività. Il titolo del gruppo, quotato a Euronext Milano, è scambiato stabile in questi giorni, mentre gli investitori valutano la strategia di elettrificazione e i margini del secondo trimestre, secondo AD HOC News del 27 luglio. La vendita dell'attività di car-sharing Free2move, annunciata il 28 luglio da Automotive World e Automotive News, segna un'altra uscita dal settore dei servizi di mobilità, con l'obiettivo di concentrarsi sulla produzione core.

Per il Piemonte, la parabola di Comau è emblematica. L'azienda è nata per servire l'auto e oggi sopravvive emancipandosene. Se l'esperimento riuscirà, potrebbe diventare un modello per le decine di aziende della componentistica che ancora dipendono per l'80-90% del fatturato da Stellantis. Secondo quanto riportato da Automotive News, Gorlier prevede che la quota automotive scenda al 30% entro il 2028.

La sfida è anche culturale. «Comau era abituata a lavorare su cicli di prodotto lunghi e volumi alti. Ora deve imparare a gestire commesse più piccole e customizzate», ha detto il CEO, riconoscendo che la trasformazione richiederà tempo e investimenti in formazione. La scuola di formazione interna a Grugliasco ha già riconvertito 300 tecnici dall'auto all'aerospace.

La stampa estera segue con attenzione la vicenda. Il Financial Times aveva definito Comau «il gioiello meno noto di Stellantis» in un articolo di giugno, mentre Reuters l'aveva descritta come «un laboratorio della transizione industriale italiana». La differenza, oggi, è che il laboratorio lavora anche per clienti che non producono automobili.

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Comau guarda oltre l'auto: l'indipendenza da Stellantis apre nuove rotte industriali — La Veduta