BASILICATA
Bruxelles chiede conto alla Biennale per la Russia
La Commissione europea concede 30 giorni alla Fondazione di Venezia per chiarire la partecipazione russa. Le questioni precedenti rimangono irrisolte.
Pietro Lasorsa705 wordsEdition №17martedì 16 giugno 2026 — Edizione № 17

La Commissione europea ha chiesto nuovamente conto alla Fondazione della Biennale di Venezia sulla partecipazione della Russia alla mostra internazionale, secondo Euronews. L'istituzione ha concesso 30 giorni alla Fondazione per rispondere, segnalando che le questioni sollevate in precedenza rimangono irrisolte.
La richiesta riflette la tensione tra la sovranità culturale italiana e i vincoli politici europei sulla Russia. La Biennale di Venezia è una delle istituzioni culturali più prestigiose d'Europa, e la sua partecipazione russa tocca questioni di soft power, di principio politico, e di coesione europea.
Per l'Italia — e per il Sud in particolare — la questione rappresenta un conflitto tra l'apertura culturale e la lealtà alle posizioni europee sulla Russia. La Basilicata, regione periferica, osserva come il centro del potere culturale italiano negozia con Bruxelles.
La Biennale di Venezia è stata teatro di questa contesa dal 2022, quando l'invasione dell'Ucraina ha messo in discussione la presenza di artisti e istituzioni russe nelle esposizioni internazionali. Alcuni Paesi europei hanno chiesto l'esclusione totale della Russia dal circuito culturale; altri hanno sostenuto la distinzione tra lo Stato russo e gli artisti russi come individui.
Euronews non specifica quali siano le questioni irrisolte che la Commissione solleva. Tuttavia, il tono della comunicazione — una richiesta di ulteriori chiarimenti dopo una precedente comunicazione — suggerisce che la Fondazione non ha fornito risposte soddisfacenti ai quesiti europei sulla natura della partecipazione russa e sui criteri di selezione degli artisti.
Per l'Italia, la questione è delicata. La Biennale di Venezia è un'istituzione italiana, sotto la sovranità italiana. Ma l'Italia è membro dell'Unione europea e della NATO, e sottoposta ai vincoli di coesione europea sulla Russia. La Commissione europea non può vietare direttamente la partecipazione russa, ma può esercitare pressione politica e reputazionale.
La Fondazione della Biennale si trova in una posizione di equilibrio. Da un lato, la tradizione di apertura culturale che caratterizza Venezia come città cosmopolita e centro di scambi; dall'altro, la pressione politica di Bruxelles e di molti Paesi europei che vedono nella partecipazione russa una forma di legittimazione del regime di Putin.
La Basilicata, regione meridionale e periferica rispetto ai centri di potere culturale italiano, osserva questo conflitto da lontano. La regione non ha istituzioni culturali di rilievo internazionale paragonabili alla Biennale. Matera, capitale della cultura europea nel 2019, ha attirato attenzione globale, ma rimane legata al patrimonio locale piuttosto che all'arte contemporanea internazionale.
Tuttavia, il conflitto tra sovranità nazionale e vincoli europei è una tensione che la Basilicata conosce bene. La regione ha ricevuto fondi europei per la rigenerazione urbana e lo sviluppo culturale; ha accettato i vincoli ambientali europei sulla gestione del territorio; ha negoziato con Bruxelles sulla questione dell'estrazione di petrolio e gas.
La questione della Biennale rappresenta una forma diversa dello stesso conflitto: quando l'Europa esercita pressione su un'istituzione italiana per ragioni politiche, dove finisce la sovranità nazionale e dove cominciano i vincoli dell'appartenenza europea?
Per la Basilicata, la risposta è pragmatica. La regione ha accettato di essere parte di un ordine europeo più ampio, con i vantaggi e i costi che ne derivano. Se Bruxelles chiede conto alla Biennale, è perché l'Italia ha scelto di stare nell'Unione europea. La Biennale dovrà rispondere.
Euronews non riporta quale sia stata la posizione ufficiale della Fondazione della Biennale alle richieste precedenti della Commissione. Ma il fatto che la Commissione torni a chiedere chiarimenti suggerisce che la Fondazione non ha accettato interamente le pressioni europee, o che ha cercato di mantenere una posizione di apertura alla partecipazione russa.
I 30 giorni concessi dalla Commissione sono un termine breve. La Fondazione dovrà decidere rapidamente come rispondere: se cedere alle pressioni europee, se negoziare una posizione intermedia, o se mantenersi ferma sulla principio di apertura culturale.
Per l'Italia nel suo insieme, e per il Sud in particolare, la questione della Biennale rappresenta un test di coesione europea. Se l'Italia accetta le pressioni di Bruxelles sulla partecipazione russa, dimostra la forza dell'ordine europeo. Se resiste, dimostra che la sovranità nazionale italiana rimane un principio vivo.
La Basilicata, come regione periferica, non ha voce diretta in questa contesa. Ma ha tutto l'interesse a comprendere come l'Italia negozia il suo spazio all'interno dell'Unione europea, perché quella negoziazione determina i fondi, i vincoli, e le opportunità che la regione riceve da Bruxelles.
