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LOMBARDIA

Como vieta le bici in centro: il sindaco colpito da un monopattino

La decisione di Alessandro Rapinese divide la città lacustre tra sicurezza e reazioni dei ciclisti

Beatrice Comolli640 wordsEdition90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90

Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha emanato un divieto totale delle biciclette nel centro storico della città lacustre dopo essere stato colpito da un monopattino elettrico. La decisione, riportata dalla BBC e dal Guardian, è stata giustificata dal primo cittadino come una misura per la sicurezza pubblica. "So cosa significa essere colpito da una di queste bestie", ha dichiarato Rapinese, secondo quanto riferito dalla BBC.

Il provvedimento ha scatenato una reazione pubblica negativa, con i ciclisti che accusano il sindaco di condurre una vendetta personale. Rapinese ha negato queste accuse, insistendo sul fatto che il divieto risponde a esigenze di protezione dei pedoni in una delle città più visitate d'Italia.

La decisione di Rapinese arriva in un momento di crescente tensione sulla mobilità urbana nelle città italiane, dove l'uso di biciclette e monopattini elettrici è aumentato rapidamente negli ultimi anni. Como, situata sulle rive dell'omonimo lago a pochi chilometri dal confine svizzero, attira ogni anno milioni di turisti, molti dei quali si muovono proprio su questi mezzi.

Secondo il Guardian, il sindaco ha messo in moto la controversia vietando le bici nel centro storico murato della città lacustre. Il provvedimento colpisce una zona caratterizzata da vicoli stretti e pavimentazioni antiche, dove l'incrocio tra pedoni, ciclisti e monopattini ha creato situazioni di pericolo.

La reazione dei cittadini non si è fatta attendere. Il Guardian riferisce di una "reazione pubblica negativa" al provvedimento, con i ciclisti che vedono nella scelta del sindaco una punizione personale piuttosto che una politica di sicurezza. Rapinese ha respinto queste critiche, definendo il divieto una necessaria misura di protezione.

Il caso di Como si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa l'Europa sulla convivenza tra mobilità dolce e pedoni nei centri storici. Mentre molte città europee stanno ampliando le zone pedonali e limitando il traffico automobilistico, la scelta di bandire completamente le biciclette rappresenta una posizione radicale.

Per la Lombardia, regione che ospita Como e il suo lago, la vicenda ha un rilievo particolare. Il turismo lacustre è uno dei motori economici dell'area, e le scelte di mobilità influenzano direttamente l'esperienza dei visitatori. La stampa estera, come il Guardian, ha raccontato la vicenda come un sintomo delle difficoltà delle città d'arte italiane nel gestire flussi turistici sempre più massicci.

La BBC ha sottolineato come il sindaco abbia legato la sua decisione all'esperienza personale, un elemento che ha reso la vicenda ancora più discussa. "So cosa significa essere colpito da una di queste bestie", avrebbe detto Rapinese, usando un linguaggio che i critici hanno giudicato eccessivamente duro nei confronti degli utenti della mobilità dolce.

Il provvedimento solleva anche questioni pratiche per i residenti, molti dei quali utilizzano la bicicletta per spostarsi in una città dove il traffico automobilistico è congestionato e il parcheggio è scarso. Le alternative di trasporto pubblico, come il servizio di battelli sul lago e gli autobus urbani, potrebbero non essere sufficienti a compensare il divieto.

La vicenda di Como richiama alla mente altri casi italiani di gestione controversa della mobilità urbana, come i limiti imposti a Venezia o le zone a traffico limitato di Firenze e Roma. In tutti questi casi, la tensione tra esigenze dei residenti, diritti dei ciclisti e flussi turistici rimane irrisolta.

Il Guardian ha osservato che il dibattito su Como riflette una questione più ampia: come le città italiane, con i loro centri storici fragili e spesso patrimonio dell'UNESCO, possano conciliare la modernità della mobilità sostenibile con la tutela del patrimonio architettonico. La scelta di Rapinese, per quanto drastica, ha il merito di porre la questione in termini chiari.

Nei prossimi giorni è attesa la risposta delle associazioni ciclistiche e dei comitati di cittadini, che potrebbero organizzare manifestazioni di protesta. Nel frattempo, la città di Como osserva con attenzione l'evolversi della situazione, consapevole che la decisione del suo sindaco sarà osservata da altre località turistiche italiane alle prese con problemi simili.

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