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LOMBARDIA

Como vieta le biciclette: il sindaco colpito da una e-bike

Alessandro Rapinese firma un divieto totale nel centro storico murato, scatenando una reazione pubblica negativa

Beatrice Comolli485 wordsEdition93lunedì 24 agosto 2026 — Edizione № 93

Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha firmato un divieto totale delle biciclette nel centro storico murato della città lacustre, dopo essere stato lui stesso colpito da una bicicletta elettrica. Lo riporta il Guardian, che cita le parole del sindaco: "So cosa significa essere colpito da una di queste bestie".

Il divieto, che entra in vigore immediatamente, riguarda tutte le biciclette, incluse quelle a pedalata assistita, e copre l'intera area racchiusa dalle mura medievali della città. Rapinese ha negato di condurre una vendetta personale contro i ciclisti, insistendo che la misura è stata presa per la sicurezza pubblica.

La decisione ha provocato una reazione pubblica negativa, con critiche che arrivano da residenti, associazioni ciclistiche e oppositori politici. Il Guardian sottolinea come il caso sia diventato un simbolo del conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del patrimonio storico nelle città italiane.

La decisione del sindaco di Como, Alessandro Rapinese, di vietare tutte le biciclette nel centro storico della città ha acceso un dibattito nazionale sulla mobilità urbana nelle città d'arte italiane. Il Guardian riferisce che il provvedimento è stato motivato dall'esperienza personale del primo cittadino, investito da una bicicletta elettrica, ma ha subito incontrato una forte opposizione.

Rapinese ha definito le e-bike "bestie" e ha giustificato il divieto come una misura di sicurezza pubblica. Tuttavia, il sindaco ha negato che si tratti di una vendetta personale, come riporta il Guardian, nonostante le critiche di chi lo accusa di aver trasformato un episodio personale in una politica pubblica affrettata.

Il caso di Como non è isolato. Diverse città italiane stanno affrontando tensioni simili tra la promozione della mobilità ciclabile e la gestione degli spazi storici congestionati. Il Guardian rileva che il divieto di Como rappresenta una delle misure più radicali finora adottate in Italia, in un momento in cui molte amministrazioni cercano invece di incentivare l'uso della bicicletta.

La reazione pubblica non si è fatta attendere. Associazioni ambientaliste e gruppi di ciclisti urbani hanno criticato la scelta, definendola un passo indietro rispetto agli sforzi per ridurre il traffico automobilistico. D'altro canto, alcuni residenti e commercianti del centro storico hanno accolto con favore la misura, sostenendo che le biciclette, in particolare quelle elettriche ad alta velocità, rappresentavano un pericolo per i pedoni nelle strade strette e affollate.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulla vivibilità delle città italiane. Il Guardian sottolinea che Como, meta turistica internazionale grazie al suo lago e alle sue ville, deve bilanciare le esigenze dei residenti con quelle dei milioni di visitatori che ogni anno attraversano il suo centro storico.

Il provvedimento di Rapinese solleva anche questioni legali. Secondo il Guardian, potrebbero esserci margini per un ricorso, poiché il divieto assoluto potrebbe entrare in conflitto con le normative nazionali sulla mobilità ciclistica. La questione potrebbe finire davanti al Tribunale amministrativo regionale, come già accaduto in altri comuni italiani per provvedimenti simili.

Nel frattempo, la città di Como si prepara a gestire le conseguenze pratiche del divieto. Il Guardian riferisce che il sindaco ha annunciato l'intenzione di aumentare i controlli nella zona interessata, con sanzioni per chi non rispetterà il provvedimento. Resta da vedere come reagiranno i turisti, molti dei quali utilizzano biciclette a noleggio per esplorare la città e le sue rive.

La vicenda ha riacceso il dibattito sull'uso delle e-bike in Italia, un mercato in forte crescita. Secondo dati recenti citati dal Guardian, le vendite di biciclette elettriche sono aumentate notevolmente negli ultimi anni, spingendo le amministrazioni a confrontarsi con nuove sfide di sicurezza stradale.

Per ora, il divieto di Como resta in vigore e la città osserva l'evolversi della situazione. Il Guardian conclude che il caso potrebbe fare da precedente per altre città italiane alle prese con il delicato equilibrio tra innovazione della mobilità e conservazione del patrimonio storico.

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