VENETO
Como vieta le bici: una risposta secca a un problema moderno
Il sindaco colpito da un monopattino vieta le due ruote in centro. Venezia osserva il dibattito sulla mobilità urbana
Tommaso Veronese720 wordsEdition №90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha emanato un divieto totale delle biciclette nel centro della città dopo essere stato colpito da un monopattino elettrico. Lo riporta la BBC, citando le parole del primo cittadino: «So cosa significa essere colpito da una di queste bestie». La decisione, annunciata per ragioni di sicurezza pubblica, ha scatenato un acceso dibattito.
The Guardian riferisce che Rapinese nega di condurre una «vendetta personale» contro i ciclisti, in mezzo a una reazione pubblica negativa. Le associazioni ciclistiche e parte dei residenti contestano la scelta, ritenendola sproporzionata e punitiva verso una forma di mobilità sostenibile.
La vicenda arriva in un'estate in cui le città italiane cercano di bilanciare flussi turistici, mobilità dolce e sicurezza stradale. Como, sul lago omonimo, è una delle mete più colpite dal turismo di prossimità e internazionale.
La decisione del sindaco di Como di vietare le biciclette nel centro storico ha acceso un dibattito che va ben oltre i confini della città lombarda. La BBC ha riportato la notizia sottolineando la dichiarazione di Rapinese, che ha giustificato il provvedimento con la sua esperienza personale: dopo essere stato investito da un monopattino elettrico, ha deciso di intervenire con una misura drastica.
The Guardian ha aggiunto un dettaglio significativo: il sindaco nega che si tratti di una vendetta personale, ma la reazione pubblica negativa suggerisce che molti non credono alla sua versione. Le critiche arrivano da più parti: dai ciclisti urbani, che vedono nella misura un attacco alla mobilità sostenibile, ma anche da esperti di pianificazione urbana che la considerano una risposta troppo semplicistica a un problema complesso.
La questione non è solo locale. Como è una delle città d'arte italiane più esposte al turismo di massa, con un centro storico che ogni giorno accoglie migliaia di visitatori. Il conflitto tra pedoni, ciclisti, monopattini e auto è diventato una costante in molte destinazioni italiane, da Firenze a Venezia.
Per Venezia, la questione si pone in termini diversi ma non meno urgenti. La città lagunare ha da tempo bandito le biciclette dal centro storico per ragioni strutturali: i ponti e i passaggi stretti rendono impossibile la circolazione su due ruote. Ma il dibattito sulla mobilità urbana è vivo anche lì, soprattutto per quanto riguarda la terraferma e le isole minori.
Il provvedimento di Como solleva una domanda più ampia: come possono le città italiane conciliare la sicurezza stradale con la promozione di forme di trasporto alternative? La risposta secca del sindaco — il divieto totale — è vista da molti come un passo indietro rispetto alle politiche di mobilità dolce promosse a livello europeo.
La BBC ha ricordato che l'incidente che ha coinvolto Rapinese è solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno messo in luce i pericoli dei monopattini elettrici, sempre più diffusi nelle città italiane. Il governo nazionale ha già introdotto norme per regolamentarne l'uso, ma la gestione quotidiana resta in mano ai comuni.
The Guardian ha sottolineato che la decisione di Como potrebbe avere un effetto a catena: altre amministrazioni locali osservano con attenzione, cercando di capire se il divieto rappresenti una soluzione praticabile o un errore da evitare. Nel frattempo, i ciclisti comaschi hanno annunciato proteste e raccolte di firme per chiedere la revoca del provvedimento.
Il caso è emblematico di una tensione più generale che attraversa l'Italia: la necessità di ridurre il traffico e l'inquinamento nelle città d'arte si scontra con la difficoltà di trovare soluzioni condivise. A Venezia, dove le biciclette sono assenti dal centro storico ma il turismo di massa crea problemi di gestione degli spazi, la vicenda di Como viene osservata con particolare interesse.
Le associazioni ambientaliste hanno criticato la scelta, sottolineando che il problema non sono le biciclette ma la convivenza tra diversi mezzi di trasporto in spazi ristretti. La soluzione, secondo loro, non è il divieto ma una migliore pianificazione degli spazi urbani, con piste ciclabili dedicate e zone pedonali ben segnalate.
Nel frattempo, il sindaco Rapinese ha difeso la sua decisione, affermando che la sicurezza dei pedoni viene prima di tutto. La BBC ha riportato che la misura è già in vigore, con multe previste per chi viola il divieto. Resta da vedere se la pressione pubblica riuscirà a far marciare indietro l'amministrazione.
La vicenda di Como si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulla mobilità urbana in Italia. Le città d'arte, in particolare, affrontano la sfida di accogliere milioni di visitatori senza sacrificare la qualità della vita dei residenti. Il divieto delle biciclette è solo l'ultimo episodio di una lunga serie di tentativi — non sempre riusciti — di trovare un equilibrio.
Per ora, la palla passa ai cittadini di Como e alle loro reazioni. Ma il dibattito che ne è scaturito ha già raggiunto le altre città italiane, compresa Venezia, dove la questione della mobilità si intreccia con quella della sopravvivenza stessa della città lagunare.
