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Como, la sorpresa in Champions, impone ai tifosi una politica di presenza allo stadio

Il club lombardo limita le assenze da casa a tre partite. Il Guardian racconta la polemica

Tobia Marenghi412 wordsEdition69martedì 4 agosto 2026 — Edizione № 69

Il Como, la sorpresa della scorsa stagione di Serie A che si è qualificata per la Champions League, ha scatenato una polemica con i suoi tifosi per una nuova e controversa politica dello stadio, secondo quanto riportato dal Guardian.

Il club lombardo ha stabilito che i tifosi non possono perdere più di tre partite casalinghe a stagione. Il presidente della squadra ha difeso le nuove regole, ma la decisione ha suscitato critiche e preoccupazioni tra i sostenitori.

La misura arriva in un momento di grande fermento per il club, che si prepara ad affrontare per la prima volta la massima competizione europea per club.

Il Como, promosso in Serie A e subito protagonista con una qualificazione storica alla Champions League, ha introdotto una politica di frequenza obbligatoria per i propri tifosi, scatenando un acceso dibattito. Secondo il Guardian, il club ha comunicato che i sostenitori non potranno mancare a più di tre partite casalinghe a stagione, una decisione che ha sorpreso e irritato la tifoseria.

Il presidente del club ha difeso le nuove regole, spiegando che l'obiettivo è garantire una presenza costante e un sostegno pieno allo stadio in una stagione che si preannuncia impegnativa. Tuttavia, i tifosi hanno espresso timori per chi ha impegni di lavoro o familiari che rendono difficile assicurare la presenza a tutte le partite.

La polemica arriva in un momento delicato per il calcio italiano, che vede nei club di provincia come il Como una delle storie più affascinanti degli ultimi anni. La qualificazione in Champions League ha portato entusiasmo ma anche nuove pressioni organizzative e commerciali.

Il Guardian sottolinea come la decisione del Como rappresenti un caso raro nel panorama calcistico europeo, dove solitamente i club cercano di incentivare la presenza dei tifosi con agevolazioni e iniziative, piuttosto che con restrizioni. La politica del club lombardo rischia di allontanare proprio quei sostenitori che hanno seguito la squadra nelle serie minori.

La tifoseria del Como, storicamente legata alla squadra anche nei momenti difficili, ha reagito con stupore e delusione. Molti temono che la nuova politica possa creare un clima di tensione e penalizzare i tifosi più fedeli ma con minori disponibilità di tempo.

La scelta del club, difesa dal presidente come necessaria per mantenere un forte legame tra squadra e città, solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra tifosi e proprietà nel calcio moderno, dove la componente commerciale assume un peso sempre maggiore.

Con l'avvicinarsi dell'esordio in Champions League, il Como dovrà gestire non solo le sfide sportive ma anche questa delicata situazione con i propri sostenitori. La pressione su una piazza piccola ma ambiziosa è destinata a crescere.

La vicenda del Como, raccontata dalla stampa estera, offre uno spaccato del calcio italiano contemporaneo, dove le ambizioni sportive si scontrano con le tradizioni e le aspettative dei tifosi. Resta da vedere se la politica del club verrà modificata o se i sostenitori accetteranno le nuove regole.

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