OPINION
Italia e Spagna si controllano a vicenda, e l'Europa osserva
La Redazione428 wordsEdition №117mercoledì 16 settembre 2026 — Edizione № 117
Questa settimana The Local Italy ha riferito che l'Italia ha prorogato di altri quindici giorni i controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dalla Spagna, e che Madrid ha risposto con la stessa misura. Non si tratta di un incidente tecnico fra due capitali: è una disputa dentro l'Unione europea, fra due paesi che condividono la moneta, il mercato e la stessa frontiera mediterranea, e che ora si controllano a vicenda come si controlla un vicino di cui non ci si fida del tutto.
Il paradosso è che entrambi i governi dicono di agire per la stessa ragione — l'ondata migratoria — e che nessuno dei due può avere ragione contro l'altro senza darla anche all'altro. Chi proroga i controlli ammette che lo spazio comune non basta più; chi risponde con la reciprocità ammette che l'argomento è condiviso. Il risultato è che la libera circolazione, per sessant'anni la conquista più visibile dell'integrazione, viene ora sospesa da chi la invoca come proprio patrimonio.
Il quadro più largo non è più rassicurante. Il Guardian ha riferito che nove paesi dell'UE, fra cui Francia, Grecia, Portogallo e l'Italia, hanno chiesto e ottenuto di ritardare ancora l'entrata in funzione del sistema EES, il nuovo sistema di ingressi e uscite che dovrebbe registrare automaticamente chi entra e chi esce. Le metropoli turistiche chiedono tempo per attrezzare aeroporti già affollati. Nello stesso giorni, la Commissione europea ha fatto sapere di valutare una revisione delle regole e delle tariffe dei visti Schengen per renderle, nelle sue parole, più coerenti, sicure ed efficaci, facilitando al tempo stesso i viaggi legittimi.
Messi insieme, questi tre dispacci raccontano una cosa sola: l'Europa sta cercando di distinguere il viaggiatore legittimo da chi non lo è, e non ha ancora trovato il modo di farlo senza rallentare tutti. È una difficoltà reale, non una colpa. Ma il modo in cui la si affronta dice molto: si controlla il confine spagnolo, si rimanda il sistema automatico, si rivedono le tariffe dei visti. Ogni misura è ragionevole da sola; insieme compongono l'immagine di uno spazio che si restringe mentre continua a chiamarsi comune.
Visto da una regione di frontiera, il problema non è mai stato astratto. Chi vive sul confine orientale o sulle coste del Sud sa che i controlli non fermano i flussi: li spostano, li rallentano, li rendono più cari per chi viaggia per lavoro e per chi ha famiglia dall'altra parte. La domanda che lasciamo ai lettori non è se i controlli funzionino, ma quanto a lungo si possa chiamare eccezionale una misura che si rinnova ogni quindici giorni.
