PIEMONTE
Nove paesi Ue rimandano i controlli alle frontiere EES
Francia e Grecia chiedono più tempo per gli aeroporti affollati. Il sistema entry-exit slitta ancora.
Lorenzo Ferraris700 wordsEdition №119venerdì 18 settembre 2026 — Edizione № 119
Nove paesi dell'Unione europea hanno ritardato ulteriormente l'attuazione dei controlli alle frontiere previsti dal sistema Entry/Exit, l'EES. Lo riferisce il Guardian, precisando che mete turistiche tra cui Francia e Grecia hanno chiesto più tempo per introdurre i cambiamenti negli aeroporti affollati.
Il sistema sostituisce progressivamente i timbri sui passaporti con una registrazione elettronica degli ingressi e delle uscite per i viaggiatori extra-Ue. Il rinvio riguarda l'attuazione pratica, non l'impianto della norma.
Il Guardian cita Francia e Grecia tra i paesi che chiedono più tempo. L'elenco completo dei nove non è dettagliato nella notizia, e quindi non va integrato per congettura.
Si tratta del secondo rinvio documentato dalla stampa internazionale su questo dossier. La copertura precedente della stessa testata aveva già spiegato cos'è l'EES e come stia incidendo sui visitatori diretti nei paesi Ue.
L'EES è un sistema di frontiera elettronico: al posto del timbro sul passaporto, un dispositivo registra nome, documento, data e luogo di ingresso e uscita per i cittadini di paesi terzi che entrano nell'area Schengen per soggiorni brevi. I dati restano in un archivio centrale per un periodo definito.
Il punto di attrito non è la logica del sistema ma la sua fisica: ogni viaggiatore extra-Ue deve essere registrato alla prima entrata, e questo richiede postazioni, personale e tempo. Negli aeroporti affollati il calcolo dei tempi di attesa cambia l'esperienza del viaggio.
È esattamente l'argomento che il Guardian attribuisce a Francia e Grecia: più tempo per implementare i cambiamenti negli aeroporti affollati. Non è una obiezione al controllo, è una obiezione alla sua tempistica.
Va notato con prudenza che il Guardian cita il caso italiano nell'URL della notizia, che elenca tra i paesi coinvolti Francia, Grecia, Portogallo e Italia. Il testo riportato nel telegrafo si limita però a indicare Francia e Grecia come mete turistiche che chiedono più tempo.
Questa redazione non può quindi affermare che l'Italia sia tra i nove paesi che hanno chiesto il rinvio. Può soltanto riportare che il Guardian include l'Italia nel riferimento della notizia. La differenza tra le due cose è sostanziale e va mantenuta.
Per il Piemonte la questione ha un profilo concreto, legato alla geografia. La regione confina con la Francia e con la Svizzera, e i valichi alpini del Frejus, del Monginevro e del Sempione sono punti di passaggio per merci e persone dirette verso il resto d'Europa.
Nessuna delle fonti citate menziona i valichi alpini o il Piemonte in relazione all'EES. Il collegamento tra un sistema pensato per gli aeroporti e i passaggi stradali di montagna è una domanda legittima, non un fatto riportato, e va presentata come domanda.
La Svizzera, non essendo membro dell'Unione europea ma parte dell'area Schengen, ha una posizione propria rispetto a questi sistemi. La copertura di questa settimana non ne tratta, e quindi la questione resta aperta.
C'è un secondo elemento nel telegrafo che riguarda la mobilità italiana, e riguarda un confine diverso. The Local Italy riferisce che l'Italia ha prorogato di altri quindici giorni i controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dalla Spagna, con una risposta reciproca da Madrid.
Si tratta di controlli interni all'area Schengen, motivati secondo la testata da una ondata migratoria. Sono un fenomeno distinto dall'EES: il primo riguarda i confini tra Stati membri, il secondo l'ingresso dei cittadini di paesi terzi.
Tenere separati i due dossier è importante, perché la tentazione di trattarli come un unico arretramento della libera circolazione è analiticamente sbagliata. Il rinvio dell'EES è un problema di capacità operativa, i controlli italo-spagnoli sono una disputa politica tra due governi.
Per chi vive in Piemonte e attraversa le Alpi regolarmente, nessuno dei due cambiamenti modifica oggi la routine. Il rinvio dell'EES non tocca i valichi con Francia e Svizzera nella misura in cui la copertura li riguarda, e la disputa con Madrid è lontana.
Resta la domanda che il Guardian non pone e che questa redazione non può risolvere: quando l'EES entrerà in funzione, quali saranno i tempi di attesa ai valichi alpini. La risposta dipenderà da decisioni che non sono ancora state prese, o almeno non sono state riportate.
La notizia di oggi è quindi una notizia di rinvio. Nove paesi hanno chiesto più tempo, la Commissione non ha ancora reso noto un calendario definitivo secondo quanto si ricava dalla copertura, e il sistema slitta ancora una volta.
Chi pianifica un viaggio extra-Ue nei prossimi mesi continui a informarsi presso la propria compagnia e il proprio scalo. Il telegrafo internazionale di oggi non offre certezze operative, e nessuno dovrebbe ricavarne.
