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ESTERO

Testa di coccodrillo nei bagagli a Torino: il traffico di specie protette passa dagli aeroporti

Un uomo italiano rischia multa o carcere per il cranio essiccato di un coccodrillo in via d'estinzione trovato al Caselle

Adriana Sole620 wordsEdition109mercoledì 9 settembre 2026 — Edizione № 109

Un uomo italiano rischia una salata multa o una possibile pena detentiva dopo che la testa essiccata di un coccodrillo in pericolo critico di estinzione è stata trovata nel suo bagaglio all'aeroporto Caselle di Torino, secondo quanto riportato dal Guardian martedì.

L'uomo, arrivato a Torino da Miami via Istanbul, è sotto indagine per contrabbando e rischia sanzioni penali, ha riferito il quotidiano britannico, citando le autorità aeroportuali.

La notizia, riportata dal Guardian martedì, getta luce su un fenomeno che le autorità doganali di tutto il mondo cercano di contrastare: il traffico di specie protette che attraversa i confini internazionali nascosto nei bagagli dei viaggiatori.

Secondo il Guardian, l'uomo era arrivato a Torino da Miami con uno scalo a Istanbul quando i funzionari doganali hanno trovato la testa essiccata del rettile. Il coccodrillo appartiene a una specie classificata come in pericolo critico di estinzione, il che rende il suo trasporto una violazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), il trattato che regola il commercio di fauna e flora selvatiche.

L'Italia, come membro dell'Unione Europea, applica rigorosamente le normative CITES, che vietano il commercio di specie elencate nell'Allegato I senza permessi specifici. Le sanzioni per chi viola queste norme possono includere multe elevate e, nei casi più gravi, la reclusione.

La rotta che ha portato il viaggiatore a Torino — Miami, scalo a Istanbul, arrivo in Italia — riflette i pattern del traffico internazionale di specie selvatiche, che spesso utilizza hub di transito per mascherare l'origine della merce illegale.

Il sequestro al Caselle non è un episodio isolato. Gli aeroporti italiani, essendo porte d'ingresso verso il Mediterraneo e l'Europa, sono da anni al centro di operazioni di contrasto al traffico di specie protette, come hanno documentato le agenzie internazionali in passato.

Le organizzazioni ambientaliste internazionali hanno ripetutamente sottolineato come il traffico di specie selvatiche rappresenti una delle attività illegali più redditizie al mondo, con un giro d'affari stimato in miliardi di dollari. L'Italia, con la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, è sia un mercato di destinazione sia un punto di transito per questi beni.

La scoperta a Torino solleva anche questioni più ampie sul ruolo dei viaggiatori internazionali nel trasporto inconsapevole o deliberato di materiali di origine animale. Le autorità doganali europee hanno intensificato i controlli sui voli provenienti da regioni ad alto rischio, ma il volume dei passeggeri rende impossibile un'ispezione completa.

Il caso arriva in un momento in cui la comunità internazionale sta rinnovando l'attenzione sulla protezione della biodiversità. La prossima conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica è vista come un'occasione per rafforzare gli impegni dei paesi contro il commercio illegale di specie.

Per l'Italia, il fatto che il sequestro sia avvenuto a Torino — una città non tradizionalmente associata ai grandi flussi internazionali di merci illegali rispetto ai porti di Genova o Napoli — suggerisce che le reti di contrabbando stiano diversificando le loro rotte, utilizzando aeroporti secondari per ridurre il rischio di intercettazione.

Il Guardian non ha riportato il nome dell'uomo né dettagli aggiuntivi sulle circostanze del ritrovamento, ma ha precisato che l'indagine è in corso. La magistratura italiana dovrà ora determinare se l'uomo fosse a conoscenza del contenuto del suo bagaglio e se il coccodrillo fosse destinato al mercato nero di collezionisti o a un uso tradizionale.

La vicenda del coccodrillo di Torino si inserisce in un quadro più ampio di sequestri che le autorità di tutto il mondo hanno reso pubblico negli ultimi anni, spesso con il supporto di organizzazioni come INTERPOL e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, che coordinano le operazioni transfrontaliere contro il traffico di specie selvatiche.

Gli esperti di conservazione citati dalla stampa internazionale in passato hanno avvertito che il commercio illegale di specie minacciate non solo mette a rischio la sopravvivenza di animali come i coccodrilli, ma alimenta anche reti criminali organizzate che spesso operano in altri settori illegali.

Per ora, il caso di Torino resta un promemoria di come i controlli doganali rappresentino una prima linea di difesa per la biodiversità globale. La risposta delle autorità italiane, con la confisca e l'avvio di un'indagine penale, segue le linee guida della CITES, che l'Italia ha ratificato e che l'Unione Europea applica attraverso regolamenti vincolanti per tutti gli Stati membri.

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