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ECONOMIA

L'Italia cresce sotto mezzo punto mentre la Gen Z protesta per il futuro

Disoccupazione al 6,4% e inflazione controllata, ma i giovani vedono prospettive peggiori dei genitori

Ufficio Economia356 wordsEdition №173giovedì 5 novembre 2026 — Edizione № 173

L'economia italiana ha chiuso il 2025 con una crescita dello 0,54%, secondo i dati della Banca Mondiale. Si tratta di un ritmo che le agenzie internazionali descrivono come stagnante, ben al di sotto della media europea e insufficiente a generare occupazione per una popolazione in invecchiamento. L'inflazione, ferma all'1,53%, resta sotto controllo; la disoccupazione al 6,39% si mantiene relativamente contenuta. Eppure questi numeri nascondono una frattura profonda.

Secondo France 24, la Gen Z italiana si è unita alle proteste giovanili che attraversano il continente — da Parigi a Berlino, da Lisbona a Madrid — con rivendicazioni comuni: costi della vita elevati, alloggi inaccessibili, incertezza sulla stabilità occupazionale. I ricercatori citati dall'agenzia francese sottolineano come il catalizzatore delle proteste sia la percezione di un futuro peggiore rispetto ai genitori. In Italia, secondo The Local, le manifestazioni erano attese da tempo: aule sovraffollate e fatiscenti, prospettive deteriorate, un mercato del lavoro che fatica a assorbire i nuovi ingressi.

Il contrasto è stridente. I tassi di disoccupazione ufficiali non catturano la qualità dell'occupazione disponibile né la sottoccupazione dei laureati. Il debito pubblico italiano, fermo al 77,3% del PIL secondo i dati BCE del 1992 (il dato più recente disponibile nel blocco fornito), rimane tra i più alti dell'eurozona e limita lo spazio di manovra fiscale per politiche occupazionali espansive.

Sui mercati dei cambi, l'euro ha mantenuto una stabilità relativa: il tasso EUR/USD è rimasto praticamente invariato negli ultimi trenta giorni, oscillando da 1,1269 a 1,1267. Questa stabilità valutaria non si traduce però in dinamica economica interna. La crescita dello 0,54% riflette un'economia che stenta a generare impulsi endogeni.

Le proteste studentesche italiane segnalano un'asimmetria che gli indicatori macroeconomici tradizionali non catturano: la stabilità nominale (inflazione bassa, disoccupazione contenuta) coesiste con l'incertezza strutturale sui redditi futuri e sull'accesso al mercato del lavoro. Per i giovani italiani, i numeri aggregati dell'economia non raccontano la loro storia.

Questa tensione — tra stabilità dei prezzi e precarietà occupazionale — rappresenta una sfida che va oltre le politiche monetarie della BCE. Richiede risposte di politica fiscale e del mercato del lavoro che l'Italia, vincolata dal debito pubblico e dai vincoli europei, fatica a fornire.

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