ESTERI
Crosetto alla BBC: Trump sbaglia sull'Ucraina, e Trieste guarda a est
Il ministro della Difesa italiano critica la linea americana sul sostegno a Kiev. Per il Friuli-Venezia Giulia è una questione di sicurezza di confine, non di politica estera.
Sergio Madrussan720 wordsEdition №151sabato 17 ottobre 2026 — Edizione № 151
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha dichiarato alla BBC che gli Stati Uniti commettono un errore 'completamente sbagliato' nel limitare il sostegno militare all'Ucraina. Secondo il ministro, quella scelta rischia di prolungare l'invasione russa su vasta scala invece di contribuire a porvi fine.
La presa di posizione, riportata dall'emittente britannica venerdì, arriva mentre il dibattito sull'assistenza occidentale a Kiev resta aperto e mentre l'Italia si prepara alla stagione elettorale europea descritta dal Guardian come potenzialmente capace di cambiare gli equilibri del continente.
Per un paese come l'Italia, e per la sua regione di confine nord-orientale, la questione non è solo diplomatica. Il Friuli-Venezia Giulia è la soglia terrestre dell'Unione europea verso l'Europa centrale e i Balcani, e il modo in cui l'Occidente sostiene l'Ucraina pesa direttamente sulla percezione di sicurezza lungo quel confine.
Le parole di Crosetto alla BBC sono tra le più nette pronunciate da un ministro della Difesa italiano sul ruolo americano nella guerra in Ucraina. L'emittente britannica riferisce che il ministro ha sostenuto che ridurre il sostegno a Kiev non accorcia il conflitto, ma lo allunga.
È un'affermazione che tocca un nodo politico interno. Il governo italiano è membro della NATO e del G7, e la sua posizione sull'Ucraina è stata finora di continuità con l'alleanza atlantica. La critica alla linea americana, affidata a un'intervista a una testata estera, segnala però una preoccupazione crescente su quanto gli Stati Uniti intendano restare impegnati nel sostegno a Kiev.
Il Guardian, in un'analisi di questa settimana, ha descritto la stagione elettorale europea che sta per aprirsi come un passaggio potenzialmente decisivo, con il rischio che forze nazionaliste conquistino il potere in più grandi paesi contemporaneamente. In quel quadro, le dichiarazioni di un ministro italiano alla BBC diventano un segnale di come Roma intenda collocarsi nello spazio tra Washington e Bruxelles.
Per Trieste e per l'intero Friuli-Venezia Giulia, il punto di osservazione è concreto. La regione confina con la Slovenia e, poco più a est, con l'Austria e l'Ungheria; è la porta d'ingresso dell'Unione verso i Balcani occidentali e verso i corridoi che risalgono dall'Egeo. La stabilità dell'Ucraina e la tenuta del fronte orientale europeo sono, da questa parte dell'Adriatico, questioni di sicurezza quotidiana.
Non è una novità che il confine orientale italiano sia sensibile agli sviluppi a est. La regione ha vissuto nel Novecento il passaggio di frontiere e la sovrapposizione di lingue e appartenenze; la sua politica estera locale, quando si parla di Balcani e di Europa centrale, tende a leggere gli eventi con attenzione alla prossimità più che alla distanza.
La BBC non riporta reazioni dirette del governo americano alle parole del ministro italiano, né ulteriori dettagli su come la posizione di Roma si tradurrà in scelte concrete. Il telegrafo non indica se la dichiarazione sia stata coordinata con gli alleati europei o se rappresenti una posizione personale del ministro.
Resta il fatto che l'Italia, come membro della NATO e dell'Unione europea, è parte del dispositivo di sostegno a Kiev. Le sue industrie della difesa e i suoi porti, compreso quello di Trieste, sono nodi di una logistica che, in caso di escalation o di riduzione dell'impegno americano, verrebbe chiamata a un ruolo maggiore.
Le parole di Crosetto vanno lette anche alla luce del dibattito interno italiano. La coalizione di governo ha sostenuto finora l'invio di aiuti militari, ma l'opinione pubblica è divisa e la campagna elettorale del prossimo anno renderà il tema più visibile. Una critica espressa a una testata straniera può servire a marcare una posizione senza esporsi troppo sul piano interno.
Per il Friuli-Venezia Giulia, la questione si intreccia con la dimensione economica. Il porto di Trieste è uno scalo che guarda all'Europa centrale e ai mercati dell'est; la stabilità delle rotte commerciali attraverso l'Adriatico e i Balcani dipende dalla tenuta dell'ordine europeo. Un prolungarsi del conflitto ucraino significherebbe costi logistici e incertezza per chi opera su quelle direttrici.
La BBC non fornisce cifre sugli aiuti italiani né dettagli su eventuali nuovi pacchetti di sostegno. Il dispaccio si limita a registrare la posizione espressa dal ministro e il contesto in cui cade.
Quello che appare chiaro è che la linea italiana sull'Ucraina non è più un dato acquisito. La dichiarazione alla BBC segnala una preoccupazione per la direzione della politica americana e, insieme, la volontà di rivendicare un ruolo europeo più assertivo nella gestione del conflitto.
Per una regione di confine come il Friuli-Venezia Giulia, questa è la dimensione in cui la politica estera diventa politica locale: la sicurezza delle frontiere, la tenuta delle rotte commerciali, la credibilità delle alleanze. Sono temi che a Trieste si seguono con attenzione particolare, perché la storia del Novecento ha insegnato che i confini orientali d'Europa non sono mai stati una questione lontana.
