The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
Back to the edition

CULTURA

Il droghiere che scrisse per Mozart: l'eredità di Da Ponte

Generazioni dopo, la famiglia di Lorenzo Da Ponte custodisce la memoria del librettista più importante di Mozart

Eleonora Vanzetti750 wordsEdition70mercoledì 5 agosto 2026 — Edizione № 70

Lorenzo Da Ponte, il librettista che scrisse per Mozart "Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte", è ricordato oggi dai suoi discendenti in un luogo impensabile per chi ne conobbe la vita avventurosa: la Pennsylvania. Il New York Times racconta la storia di una famiglia che custodisce la memoria di questo poeta e libertino, cacciato da Venezia e Vienna prima di trovare rifugio in America.

Il quotidiano americano descrive come generazioni dopo la sua morte, avvenuta a New York nel 1838, la famiglia Da Ponte mantenga vivo il ricordo di un uomo che fu insieme droghiere, professore e librettista del più grande compositore della sua epoca.

La storia di Lorenzo Da Ponte è una delle più straordinarie della cultura italiana. Nato a Ceneda, nell'attuale provincia di Treviso, nel 1749 da una famiglia ebraica convertita al cattolicesimo, fu ordinato sacerdote ma condusse una vita tutt'altro che clericale, fatta di amori, debiti e scandali che lo costrinsero a lasciare Venezia.

Il New York Times ricorda che la sua fuga da Venezia fu provocata da uno scandalo che lo coinvolse, e che lo portò a Vienna, dove divenne librettista di corte al posto di un altro celebre italiano, Pietro Metastasio. Fu a Vienna che incontrò Mozart, con cui instaurò una collaborazione che avrebbe prodotto alcuni dei capolavori assoluti del repertorio operistico.

La collaborazione tra Da Ponte e Mozart fu breve ma intensa: tra il 1786 e il 1790 scrissero tre opere che ancora oggi riempiono i teatri di tutto il mondo. "Le nozze di Figaro", tratta dalla commedia di Beaumarchais, "Don Giovanni" e "Così fan tutte" rappresentano l'apice del melodramma settecentesco.

Dopo la morte di Giuseppe II, l'imperatore che lo proteggeva, Da Ponte perse il favore della corte viennese e fu costretto a lasciare anche Vienna. Il New York Times racconta come questa seconda cacciata lo portò a Londra, dove visse per anni in condizioni difficili, prima di intraprendere il viaggio verso l'America.

A New York, Da Ponte trovò una nuova vita: aprì un negozio di generi alimentari, ma soprattutto si dedicò alla promozione della cultura italiana, insegnando lingua e letteratura italiana alla Columbia University. Fu il primo professore di italiano negli Stati Uniti, un dettaglio che il quotidiano americano sottolinea con ironia.

Il New York Times spiega come il librettista, nonostante la sua importanza nella storia della musica, sia rimasto a lungo una figura marginale nella memoria collettiva americana. I suoi discendenti, però, hanno lavorato per preservarne la memoria, raccogliendo documenti, lettere e oggetti personali.

La famiglia Da Ponte si è stabilita in Pennsylvania, dove alcuni rami della discendenza vivono ancora oggi. Il quotidiano americano descrive come i discendenti abbiano ereditato non solo il cognome ma anche una certa propensione per la narrazione e il teatro, quasi che il talento del loro antenato fosse passato di generazione in generazione.

La figura di Da Ponte è stata riscoperta negli ultimi decenni anche in Italia, dove la sua città natale, Ceneda (oggi Vittorio Veneto), gli ha dedicato un festival e un museo. La sua opera di librettista è stata rivalutata dalla critica, che oggi lo considera non un semplice versificatore ma un vero e proprio co-autore delle opere mozartiane.

Il New York Times sottolinea come la storia di Da Ponte sia anche una storia di emigrazione italiana: un uomo che lasciò l'Italia in cerca di fortuna e che portò con sé un pezzo della cultura del suo paese, contribuendo a diffonderla nel Nuovo Mondo. La sua figura anticipa quella di molti emigrati italiani che avrebbero seguito le sue orme nei decenni successivi.

La famiglia custodisce anche un archivio di lettere e documenti che gettano luce sulla personalità complessa del librettista: poeta, libertino, avventuriero, ma anche uomo di profonda cultura e di straordinaria capacità di adattamento. Il quotidiano americano cita alcuni di questi documenti, che rivelano un uomo sempre in bilico tra l'ambizione artistica e la necessità di sopravvivere.

Il rapporto tra Da Ponte e Mozart è stato oggetto di studi approfonditi, e il New York Times ricorda come i due lavorassero a stretto contatto, con il librettista che spesso adattava i testi alle esigenze musicali del compositore. Questa collaborazione, oggi considerata esemplare, era all'epoca piuttosto insolita per la rapidità con cui venivano prodotte le opere.

La storia di Da Ponte ha ispirato anche opere letterarie e cinematografiche, e la sua figura continua a esercitare un fascino che attraversa i secoli. Il New York Times conclude che la memoria della famiglia è un ponte tra due mondi: quello della Venezia e della Vienna settecentesche, e quello dell'America che accoglieva gli emigrati europei.

Per l'Italia, la figura di Da Ponte rappresenta un capitolo fondamentale della storia dell'opera, ma anche un esempio precoce di quella diaspora culturale che avrebbe caratterizzato il paese nei secoli successivi. La sua storia, raccontata dal New York Times ai lettori americani, è anche un capitolo della storia italiana nel mondo.

Share