CULTURA
Il droghiere che scrisse Mozart: l'America riscopre Lorenzo Da Ponte
Il New York Times racconta gli eredi del librettista cacciato da Venezia, finito in Pennsylvania
Eleonora Vanzetti612 wordsEdition №76sabato 8 agosto 2026 — Edizione № 76
Il New York Times dedica un lungo ritratto alla famiglia di Lorenzo Da Ponte, il librettista veneziano che scrisse per Mozart Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte. L'articolo, firmato dalla redazione Arts, racconta come a distanza di generazioni i discendenti del poeta mantengano viva la sua memoria — un'eredità che attraversa due continenti e due secoli di storia.
La storia è quella di un uomo cacciato da Venezia e da Vienna, che finì i suoi giorni in Pennsylvania dopo una vita segnata da scandali, fughe e successi teatrali. Il corrispondente del Times ricostruisce il percorso del librettista, nato in una famiglia ebraica convertita al cattolicesimo, ordinato sacerdote, poi esule per debiti e amori proibiti.
Il ritratto si concentra sugli eredi: un antenato droghiere, poi la scoperta del legame con il più importante librettista di Mozart. La famiglia custodisce documenti, lettere e memorie che raccontano un capitolo poco noto della storia culturale italiana vista dall'America.
L'articolo del New York Times, pubblicato il 4 agosto, riporta l'attenzione su una figura che la critica internazionale considera centrale per comprendere il genio di Mozart. Lorenzo Da Ponte non fu solo un librettista: fu un mediatore culturale tra l'Italia e l'Europa del Settecento, capace di trasformare testi teatrali in capolavori musicali.
Il Times racconta che Da Ponte, dopo essere stato allontanato da Venezia per la sua condotta libertina e da Vienna per intrighi di corte, trovò rifugio a Londra e poi a New York. Qui aprì un negozio di generi alimentari e insegnò italiano alla Columbia University: una delle prime cattedre di italiano negli Stati Uniti.
La storia della sua famiglia è emblematica del destino di molti intellettuali italiani dell'epoca: costretti all'esilio, portarono la cultura italiana nel mondo. I discendenti, secondo il Times, hanno conservato un archivio privato che comprende lettere autografe e documenti che gettano luce sulla vita del poeta.
Il droghiere di cui parla il titolo è uno degli antenati della famiglia, un uomo che non avrebbe mai immaginato di discendere dal librettista di Mozart. La scoperta del legame è avvenuta per caso, durante una ricerca genealogica: un episodio che il Times racconta con i toni del romanzo familiare.
Per la redazione Cultura di La Veduta, la storia di Da Ponte rappresenta un capitolo importante della diplomazia culturale italiana. Il librettista fu tra i primi a portare l'opera italiana negli Stati Uniti, contribuendo a creare quel ponte culturale che ancora oggi lega i due paesi.
Il Times sottolinea che Da Ponte morì a New York nel 1838, all'età di 89 anni, dopo una vita che aveva attraversato le corti europee e le strade della giovane repubblica americana. La sua tomba si trova nel cimitero cattolico del Calvary, nel Queens, dove ancora oggi i discendenti si recano a rendere omaggio.
L'articolo ricorda anche il contributo di Da Ponte alla diffusione della lingua italiana: il suo metodo di insegnamento, pubblicato a New York, fu adottato in diverse università americane. Un'eredità che il Times definisce "sorprendente" per un uomo che aveva perso tutto in Europa.
La storia ha un valore particolare per l'Italia di oggi, dove il dibattito sulla fuga dei talenti è centrale. Da Ponte rappresenta il paradosso dell'intellettuale italiano che deve lasciare il paese per essere riconosciuto: un tema che il Times affronta con delicatezza, senza forzare il parallelo con il presente.
I discendenti, secondo il Times, hanno avviato un progetto per digitalizzare l'archivio di famiglia e renderlo accessibile agli studiosi. Un'iniziativa che potrebbe portare a nuove scoperte sulla vita del librettista e sul mondo culturale veneziano del Settecento.
La memoria di Da Ponte è celebrata anche a Venezia, sua città natale, dove una lapide ricorda il suo legame con Mozart. Ma è negli Stati Uniti, secondo il Times, che la sua eredità è più viva: la Da Ponte Society di New York organizza concerti e conferenze dedicate alla sua opera.
Il ritratto del Times si chiude con una riflessione sulla natura della memoria: quella di un uomo che ha attraversato l'Atlantico portando con sé la cultura italiana, e che oggi viene riscoperto dai suoi stessi discendenti, in un continente dove il suo nome è sinonimo di opera e poesia.
