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MOLISE

Il tetto agli stranieri in classe e il Molise che perde alunni

Il decreto del governo vieta burqa e niqab a scuola e limita gli alunni non italofoni. In una regione da 289mila abitanti la questione è un'altra: le aule vuote.

Antonio Petrella1,085 wordsEdition №128domenica 27 settembre 2026 — Edizione № 128

Il governo italiano ha approvato un decreto legge che vieta burqa e niqab nelle scuole e limita il numero di alunni con scarsa padronanza dell'italiano per classe. La premier Giorgia Meloni lo ha definito, secondo la BBC, uno strumento di buon senso che non divide ma aiuta davvero a integrarsi.

Il Guardian riferisce che i critici accusano la premier di scappare spaventata di fronte alla prospettiva di perdere elettori di estrema destra alle elezioni generali del prossimo anno, e leggono il decreto come retorica divisiva in chiave elettorale. Il New York Times ha scritto che l'obiettivo dichiarato è una migliore integrazione dei bambini non italofoni, mentre i critici vi vedono un tentativo di placare il sentimento anti-immigrazione.

In Molise il dibattito arriva in un contesto che le cronache nazionali raramente registrano. La regione conta circa 289mila abitanti ed è tra le più colpite dal calo demografico e dall'emigrazione dei giovani: le classi che si svuotano sono, da anni, il problema principale delle scuole dell'interno, non l'arrivo di alunni stranieri.

Il decreto è stato coperto da BBC, Deutsche Welle, The Local Italy, Guardian e New York Times. Nessuna di queste testate nomina il Molise: la conseguenza regionale va quindi letta con prudenza, come uno squilibrio tra una norma pensata per le grandi città e una regione dove il numero di studenti è già in caduta.

Il consiglio dei ministri ha adottato giovedì un decreto legge che vieta burqa e niqab negli istituti scolastici e fissa un tetto al numero di studenti con una scarsa padronanza dell'italiano per classe. La misura è stata riportata da BBC, Deutsche Welle, The Local Italy, The Guardian e The New York Times, che ne hanno dato letture in parte divergenti.

La premier Giorgia Meloni ha descritto le misure, secondo la BBC, come strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi. Il Guardian, dal canto suo, riferisce che i critici sostengono che il decreto dimostri come la premier tema di perdere gli elettori di estrema destra alle elezioni generali del prossimo anno.

Il New York Times ha inquadrato la vicenda come un tentativo di limitare il numero di studenti stranieri nelle classi italiane, con l'obiettivo dichiarato di integrare meglio i bambini non italofoni e l'accusa, da parte dei critici, di voler placare il sentimento anti-immigrazione. Deutsche Welle e The Local Italy hanno sottolineato entrambi il doppio contenuto del provvedimento: il divieto dei veli integrali e il tetto agli alunni.

The Local Italy, nella sua copertura, ha parlato di un decreto legge adottato dal gabinetto Meloni che vieta burqa e niqab nelle scuole e limita il numero di studenti con una scarsa padronanza dell'italiano per classe. È, allo stato, la descrizione più asciutta della misura circolata sulla stampa estera.

Nessuna delle testate straniere che hanno coperto il decreto cita il Molise, Campobasso o una qualsiasi città molisana. Questo significa che non esistono, nelle fonti internazionali, dati su come la norma ricadrà sulla regione: qualunque cifra locale sarebbe un'invenzione e non va scritta.

Resta però un fatto generale, verificabile e noto alla copertura estera dell'Italia: il Paese ha circa 59 milioni di abitanti, una natalità bassa e un'emigrazione costante dei giovani, e il divario tra Nord e Sud è uno dei temi su cui la stampa straniera torna più spesso. The Local Italy ha pubblicato proprio ieri un pezzo sulle differenze quotidiane tra Nord e Sud, firmato da un editore che ha vissuto quasi un decennio diviso tra due città italiane.

In quel quadro, il Molise è il caso limite. È la regione meno popolosa d'Italia, con un tessuto di piccoli comuni che perdono residenti anno dopo anno, e con un sistema scolastico che chiude plessi e accorpa classi non per eccesso di iscrizioni ma per difetto. È lo stesso fenomeno che le inchieste straniere sulla rural depopulation italiana descrivono da tempo, spesso citando paesi dell'Appennino che offrono case a un euro o incentivi per trasferirsi.

Il decreto, così come lo raccontano le fonti estere, ragiona invece su classi piene e su come distribuire al loro interno gli alunni non italofoni. È una logica che presuppone una pressione demografica che in vaste aree del Mezzogiorno interno semplicemente non esiste.

Non si tratta di stabilire se la norma sia giusta o sbagliata: le fonti internazionali riportano le posizioni del governo e quelle dei critici, e su questo il Molise non ha nulla di specifico da aggiungere. Si tratta di notare che una regola pensata per limitare un numero può risultare inapplicata dove quel numero non si raggiunge mai.

C'è poi il capitolo dei veli integrali. Il divieto di burqa e niqab a scuola, riportato da BBC, Deutsche Welle e The Local Italy, riguarda un fenomeno che la copertura estera dell'Italia colloca nelle grandi città e nei territori a maggiore immigrazione. Anche qui, nessuna fonte nomina la regione.

Il Molise ha però una sua storia di minoranze che la stampa internazionale ha raccontato in altre occasioni: i paesi di origine albanese e croata, le comunità arbëreshë dell'interno, una pluralità linguistica antica e poco conosciuta. È un patrimonio che non entra nel decreto e che non viene citato da nessuna delle testate di oggi.

La domanda che resta, e che le fonti non sciolgono, è di scala. Un tetto agli alunni stranieri per classe ha senso dove le classi sono numerose e i nuovi arrivati concentrati; in una regione che perde abitanti e iscritti, il problema amministrativo è semmai la sostenibilità delle scuole che restano aperte.

Il Guardian ha parlato di retorica divisiva in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Se questa lettura sia corretta lo diranno le urne, non un dispaccio. Quello che si può dire è che la campagna elettorale si giocherà su temi — immigrazione, sicurezza, identità — che nelle aree a spopolamento non sono quelli che decidono la vita quotidiana.

Nel frattempo il decreto seguirà il suo percorso: essendo un decreto legge, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro i termini previsti, e in quella sede il testo potrà essere modificato. È un passaggio istituzionale che nessuna delle fonti odierne dettaglia, ma che è la norma per questo tipo di provvedimenti.

Per una regione come il Molise la posta in gioco resta un'altra: mantenere aperti gli istituti, trattenere i giovani, evitare che l'ultima classe di un paese chiuda per mancanza di bambini. È un tema che la stampa estera affronta quando scrive di declino demografico italiano, e che il dibattito sul decreto, per come è raccontato fuori dall'Italia, non tocca.

Filing from Campobasso — yes, it exists.

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