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SARDEGNA

Il tetto agli stranieri in classe, e la Sardegna che perde alunni

Il decreto del governo vieta burqa e niqab a scuola e limita gli alunni non italofoni. Nell'isola le aule si svuotano da anni per conto proprio

Gavino Sanna700 wordsEdition №128domenica 27 settembre 2026 — Edizione № 128

Il governo italiano ha approvato un decreto legge che vieta burqa e niqab nelle scuole e limita il numero di alunni con scarsa padronanza dell'italiano per classe. La premier Giorgia Meloni ha descritto le misure come "strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi", secondo quanto riporta la BBC.

Il Guardian riferisce che i critici accusano l'esecutivo di alimentare una retorica divisiva per corteggiare l'elettorato di estrema destra in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Il New York Times scrive che l'obiettivo dichiarato è integrare meglio i bambini non italofoni, ma che i critici vi leggono il tentativo di placare il sentimento anti-immigrazione.

In Sardegna la questione si presenta rovesciata. L'isola perde popolazione da decenni e molte scuole dell'interno chiudono per mancanza di iscritti, non per eccesso. Un tetto agli alunni stranieri, in un territorio dove gli stranieri sono una quota minima della popolazione scolastica, rischia di non incidere su nulla di reale.

La Deutsche Welle e The Local Italy hanno dato conto delle nuove regole, mentre il dibattito politico nazionale si concentra sulla tempistica elettorale. Per la Sardegna il nodo resta un altro: come tenere aperte le aule che esistono.

Il decreto approvato dal gabinetto della premier Giorgia Meloni vieta burqa e niqab negli istituti scolastici e fissa un limite al numero di studenti con una scarsa padronanza dell'italiano in ogni classe. La BBC ha riportato la definizione che la stessa Meloni ha dato delle misure: "strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi".

La copertura internazionale ha insistito soprattutto sul contesto politico. Il Guardian ha scritto che i critici accusano il governo di "scappare spaventato" e di intensificare la retorica divisiva per corteggiare gli elettori di estrema destra in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Il New York Times ha riassunto la stessa tensione: obiettivo dichiarato l'integrazione, sospetto dei critici che si tratti di placare il sentimento anti-immigrazione.

The Local Italy ha collocato il provvedimento nella cronaca quotidiana del paese, ricordando che si tratta di un decreto legge adottato giovedì. La Deutsche Welle ha sottolineato che le nuove regole riguardano sia i veli integrali sia il numero di alunni non italofoni per classe.

Per capire cosa significhi tutto questo in Sardegna bisogna guardare ai numeri dell'isola, che sono l'opposto di quelli immaginati dal decreto. La Sardegna conta circa 1.578.000 residenti ed è tra le regioni italiane con la natalità più bassa e l'emigrazione giovanile più costante. L'interno, in particolare l'Ogliastra e le zone montane del Nuorese, perde abitanti anno dopo anno.

In questo quadro il tetto agli alunni stranieri è una misura pensata per le periferie delle grandi città del Nord e per i quartieri ad alta immigrazione. In Sardegna gli stranieri residenti sono una quota modesta della popolazione e ancora più modesta della popolazione scolastica. Un limite per classe, in molte scuole dell'interno, non troverebbe nemmeno i numeri per applicarsi.

Il problema sardo è l'inverso: le pluriclassi, le scuole con pochi bambini costrette a fondere più anni in un'unica aula, i plessi chiusi per mancanza di iscritti. È una geografia scolastica che la stampa estera racconta da anni quando parla di declino demografico italiano, e che il decreto non tocca.

C'è poi la questione del velo integrale, che in Sardegna ha un'eco diversa da quella delle città continentali. L'isola ha una storia di convivenza religiosa sobria e una presenza musulmana ridotta, concentrata in alcune zone di Cagliari e del Sulcis. Il divieto non nasce da un'emergenza locale ma da una decisione nazionale.

Le reazioni politiche citate dalla stampa estera restano tutte interne al confronto romano. Il Guardian parla di un esecutivo sotto accusa per la tempistica elettorale. The Local Italy ha raccolto il provvedimento tra le notizie del giorno senza riferimenti alla Sardegna. Nessuna delle fonti internazionali consultate nomina l'isola.

Questo è il punto per una redazione che scrive da Cagliari. Il decreto sulle classi è una notizia nazionale che l'isola guarda a distanza, perché non affronta il suo problema scolastico reale. La Sardegna non ha troppi alunni stranieri: ha troppo pochi alunni, punto.

La conseguenza pratica, se il decreto resterà in vigore, sarà probabilmente nulla nelle aule dell'interno. Le scuole che chiudono continueranno a chiudere per calo demografico. Le pluriclassi continueranno a esistere. Il tetto si applicherà dove ci sono classi piene, e in Sardegna le classi piene sono poche.

C'è una lettura più ampia che riguarda l'autonomia. La Sardegna è una regione a statuto speciale e ha competenze proprie in materia di istruzione e di enti locali. Una misura nazionale che ridisegna la composizione delle classi tocca indirettamente un ambito in cui l'isola ha voce. Il dibattito sull'autonomia, però, non emerge dalle fonti internazionali di oggi.

La domanda che resta aperta, e che nessuna delle testate straniere affronta, è cosa succederà alle scuole sarde nei prossimi dieci anni. Se il declino demografico continuerà al ritmo attuale, molte aule saranno chiuse prima che un tetto agli stranieri possa mai essere raggiunto.

La Sardegna osserva il decreto come si osserva una discussione che parla di un altro paese. Il tema vero, per l'isola, è la sopravvivenza della scuola pubblica nei territori che si spopolano, e su questo la copertura internazionale di oggi non offre materiale.

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