NAZIONALE
Il decreto sulle classi arriva a Roma e il Lazio conta le scuole
La stampa estera legge la stretta su burqa e alunni stranieri come mossa elettorale; nella capitale il nodo è la gestione dei plessi
Davide Ruspoli913 wordsEdition №128domenica 27 settembre 2026 — Edizione № 128
Il governo italiano ha approvato un decreto legge che vieta burqa e niqab nelle scuole e limita il numero di alunni con scarsa padronanza dell'italiano per classe. La notizia è stata riportata dalla BBC, dalla Deutsche Welle, dal New York Times e da The Local Italy, che concordano sulla sostanza del provvedimento adottato dal Consiglio dei ministri.
La premier Giorgia Meloni ha difeso le misure definendole, secondo la BBC, "strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi". Il New York Times riferisce che l'obiettivo dichiarato è integrare meglio i bambini non italofoni.
Le critiche internazionali non si sono fatte attendere. Il Guardian ha scritto che i critici accusano il governo di intensificare la retorica divisiva per corteggiare gli elettori di estrema destra in vista delle elezioni generali del prossimo anno, sostenendo che la premier stia "scappando spaventata".
Per il Lazio, e per Roma in particolare, il decreto non è un'astrazione: la regione ospita la più vasta rete scolastica del paese e una delle più alte concentrazioni di alunni di origine straniera, distribuiti tra quartieri centrali e periferie in trasformazione.
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri interviene su due fronti distinti ma presentati come coerenti: il divieto dei veli integrali nei contesti scolastici e un tetto al numero di studenti che non parlano fluentemente italiano in ciascuna classe. La BBC, la Deutsche Welle, il New York Times e The Local Italy hanno riferito la stessa sostanza, con sfumature diverse nella lettura politica.
La BBC ha riportato le parole della premier, che ha descritto le misure come "strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi". È l'unica dichiarazione ufficiale italiana citata dalle testate estere, e va letta come la cornice con cui l'esecutivo presenta il provvedimento al pubblico internazionale.
Il New York Times ha offerto la lettura più problematica: ha scritto che l'obiettivo dichiarato era integrare meglio i bambini non italofoni, ma che i critici hanno accusato la premier di cercare di placare il sentimento anti-immigrazione. È una distinzione importante, perché separa la motivazione annunciata dalla motivazione attribuita dagli avversari.
Il Guardian è andato oltre, sostenendo che i critici vedono nel decreto la prova che il governo tema di perdere elettori di estrema destra alle elezioni generali del prossimo anno. La formula usata — "scappare spaventata" — è una citazione dei critici, non una valutazione della testata, e come tale va attribuita.
The Local Italy ha collocato il decreto nel quadro più ampio della politica migratoria italiana, ricordando che si tratta di un decreto legge, cioè di uno strumento che entra in vigore immediatamente e che il Parlamento è chiamato a convertire in legge entro i termini previsti. È il passaggio istituzionale su cui si concentrerà nei prossimi mesi l'attenzione delle cancellerie e dei corrispondenti.
Il contesto europeo aiuta a leggere la mossa. The Local Italy ha pubblicato una panoramica dei successi dei partiti radicali e di estrema destra in Europa, dai risultati regionali di Alternative für Deutschland in Germania ad altre formazioni nazionaliste. Il decreto italiano arriva in un momento in cui la destra europea sta ridefinendo il proprio perimetro, e la scuola è da tempo uno dei terreni simbolici di quella competizione.
Per il Lazio la questione ha un peso amministrativo concreto. Roma è la sede del Ministero dell'Istruzione e del Merito, e la regione concentra una quota rilevante delle scuole statali del paese. L'applicazione di un tetto per classe richiede di ricalcolare organici, formare personale dedicato all'insegnamento dell'italiano come seconda lingua e ridisegnare le sezioni nei quartieri a maggiore densità migratoria.
Nelle periferie romane — da Tor Bella Monaca a Spinaceto, dal Prenestino a Ostia — le scuole hanno da anni classi con presenze straniere significative. Dirigenti e docenti hanno costruito nel tempo modelli di accoglienza linguistica che il decreto ora costringe a ripensare, senza che le testate estere riportino dettagli su come il Ministero intenda finanziare il passaggio.
C'è poi il fronte della libertà religiosa e del decoro istituzionale. Il divieto dei veli integrali a scuola tocca direttamente la Roma multiculturale, dove convivono comunità di fede diverse e dove la stessa Santa Sede ha storicamente rivendicato un ruolo nel dialogo interreligioso. Il Vaticano, in questa fase, non risulta aver commentato il decreto nelle fonti internazionali consultate.
Il confronto politico romano si intreccia con la scadenza elettorale. Il Guardian colloca esplicitamente il decreto nella campagna per le elezioni generali del prossimo anno, e la capitale è il teatro principale di quella campagna: qui si decidono le alleanze, qui si misurano i consensi, qui il governo deve dimostrare che le misure annunciate sono applicabili.
Le opposizioni, secondo le testate estere, parlano di divisione e di calcolo elettorale. La maggioranza risponde con la parola integrazione. Nessuna delle due parti, nelle fonti internazionali, ha finora prodotto dati sul numero effettivo di alunni che il tetto escluderebbe dalle classi, né sul numero di scuole interessate.
Resta un punto che le fonti estere sollevano e che riguarda direttamente Roma come capitale istituzionale: la conversione in legge del decreto. Il Parlamento dovrà esaminarlo, e il testo potrà essere modificato. È lì che si misurerà la distanza tra l'annuncio e l'attuazione, e sarà anche lì che i corrispondenti stranieri torneranno a scrivere d'Italia.
Per ora, quello che il mondo legge è un governo che stringe le regole sulla scuola mentre si avvicina il voto, e una capitale che deve trasformare un decreto in aule, insegnanti e orari. La distanza tra le due cose è il vero tema dei prossimi mesi.
