CALABRIA
L'Italia chiede una nuova alleanza militare europea, il Pentagono ascolta
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto propone un sistema di difesa congiunto. La Calabria guarda al Mediterraneo e ai suoi rischi
Saverio Gallo996 wordsEdition №6sabato 6 giugno 2026 — Edizione № 6
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato in un'intervista al New York Times che le nazioni europee devono costruire un nuovo sistema di difesa congiunto e assumere una maggiore responsabilità per la propria sicurezza. La dichiarazione arriva mentre l'Unione Europea affronta pressioni crescenti dalla Russia a est e dall'instabilità nel Mediterraneo a sud.
Crosetto ha sottolineato che l'Europa non può più dipendere esclusivamente dalla NATO e dagli Stati Uniti per la propria protezione. Secondo il New York Times, il ministro ha proposto che i Paesi europei creino una struttura di difesa più integrata e autonoma, in grado di rispondere rapidamente alle minacce regionali senza attendere il consenso americano.
La proposta italiana riflette una tensione più ampia dentro l'Unione Europea. Mentre alcuni Paesi — in particolare la Polonia e i Baltici — chiedono un impegno americano più forte, altri — come la Francia — da anni sostengono una «sovranità strategica» europea. L'Italia si posiziona in mezzo, riconoscendo sia la necessità della NATO sia la necessità di capacità europee indipendenti.
Per la Calabria, il discorso sulla difesa europea ha un significato concreto. La regione si affaccia sul Mediterraneo centrale, la rotta migratoria più trafficata del mondo e una zona dove i conflitti regionali — dalla Libia alla Siria — hanno conseguenze dirette. Il porto di Gioia Tauro, il più grande porto container del Mediterraneo, è un nodo critico per il commercio europeo e un bersaglio potenziale in qualsiasi conflitto regionale.
Negli ultimi anni, la Calabria ha visto un aumento della presenza militare. La Marina italiana ha rafforzato i pattugliamenti nel Canale di Sicilia. L'Aeronautica ha ampliato le operazioni di sorveglianza. Ma secondo gli analisti citati dalla stampa internazionale, le capacità italiane rimangono limitate rispetto ai compiti che le vengono assegnati. Un sistema di difesa europeo più integrato potrebbe significare più risorse per il Mediterraneo centrale.
La proposta di Crosetto tocca anche il tema della migrazione, sebbene indirettamente. Secondo il New York Times, il ministro ha collegato la sicurezza europea alla stabilità nel Mediterraneo e in Nord Africa. Una maggiore capacità di difesa europea potrebbe includere operazioni di stabilizzazione in Libia e Tunisia — i Paesi da cui provengono molti dei migranti che arrivano in Calabria. Ma questo rimane controverso: alcuni Paesi europei vedono le operazioni militari in Nord Africa come una forma di imperialismo; altri le vedono come una necessità.
L'Italia ha una storia complicata di operazioni militari nel Mediterraneo. Negli anni Duemila, ha partecipato a missioni in Afghanistan e Iraq. Negli anni Dieci, ha supportato operazioni in Libia. Tutte queste missioni hanno avuto conseguenze sulla migrazione: l'instabilità che seguì l'intervento in Libia nel 2011 ha accelerato i flussi migratori verso l'Italia. Secondo il Washington Post, i Paesi europei stanno ora cercando di imparare da questi errori e di costruire una strategia di difesa che non generi ulteriore instabilità.
La proposta di Crosetto include anche il rafforzamento delle capacità di difesa cibernetica e di intelligence. Secondo il New York Times, il ministro ha sottolineato che le minacce moderne non vengono solo da eserciti tradizionali, ma da attori non statali, da criminalità organizzata e da operazioni di disinformazione. La Calabria è particolarmente vulnerabile a queste minacce: la 'Ndrangheta utilizza tecnologie sofisticate per il traffico di droga e di persone; i gruppi criminali utilizzano i social media per reclutare; gli attori stranieri hanno interesse a destabilizzare il Mediterraneo centrale.
La domanda che rimane aperta è come una nuova alleanza di difesa europea potrebbe affrontare il crimine organizzato transnazionale. Secondo le indagini internazionali, la 'Ndrangheta opera in almeno quaranta Paesi e ha legami con organizzazioni criminali in Russia, nei Balcani, in Messico e in Colombia. Una strategia di difesa europea che non affronti il crimine organizzato rimane incompleta. Ma il crimine organizzato non è tradizionalmente una questione di difesa — è una questione di polizia.
Crosetto ha anche sottolineato l'importanza della cooperazione con i Paesi del Mediterraneo meridionale — Marocco, Tunisia, Libia, Egitto. Secondo il New York Times, il ministro ha detto che l'Europa non può costruire una difesa credibile senza partner nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Ma questi Paesi hanno i loro interessi e le loro rivalità. La Tunisia è in crisi economica; la Libia è divisa; l'Egitto è un alleato tradizionale ma con una storia di diritti umani controversa. Costruire un'alleanza di difesa in questa regione è complesso.
La Calabria rimane il punto di osservazione più importante per capire come una nuova strategia di difesa europea potrebbe funzionare in pratica. Se l'Europa riesce a costruire una capacità di difesa integrata, il Mediterraneo centrale dovrebbe beneficiarne. Se fallisce, la regione continuerà a essere un'area di competizione tra potenze regionali e globali, con la migrazione, il traffico e l'instabilità come conseguenze dirette.
La proposta di Crosetto arriva anche in un momento di incertezza politica in Europa. Secondo il New York Times, alcuni Paesi europei stanno riconsiderando il loro impegno verso la NATO e verso l'Unione Europea. Gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione, hanno segnalato che potrebbero ridurre il loro impegno militare in Europa se i Paesi europei non aumentano le loro spese di difesa. In questo contesto, la proposta italiana di una difesa europea più autonoma potrebbe trovare un terreno più fertile.
Tuttavia, la storia dell'integrazione europea della difesa è una storia di promesse non mantenute. Negli ultimi vent'anni, l'Unione Europea ha lanciato diverse iniziative di difesa congiunta — il Fondo europeo per la difesa, la Cooperazione strutturata permanente, il Fondo europeo di pace — ma i risultati rimangono modesti. I Paesi europei continuano a preferire le loro capacità nazionali e i loro accordi bilaterali con gli Stati Uniti.
La Calabria, come il resto del Sud Italia, rimane in attesa di vedere se questa volta sarà diverso. Se l'Europa riesce a costruire una vera alleanza di difesa, la regione potrebbe beneficiare di investimenti in infrastrutture, in tecnologia e in personale militare. Se fallisce, continuerà a essere una periferia strategica — importante per il commercio e per la migrazione, ma poco considerata nelle decisioni di difesa europee.
