ABRUZZO
Cinque potenze Nato promettono più difesa europea, e Roma firma
I ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito riaffermano Washington come «alleato indispensabile» dopo i colloqui di Parigi
Marco Di Sante780 wordsEdition №163martedì 27 ottobre 2026 — Edizione № 163
I cinque principali membri europei della Nato hanno dichiarato lunedì di essere pronti ad assumersi una maggiore responsabilità per la sicurezza del continente, riaffermando al contempo gli Stati Uniti come «alleato indispensabile». Lo riporta France 24, secondo cui i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito si sono impegnati a una cooperazione più stretta con Washington dopo i colloqui di Parigi.
L'annuncio arriva in un autunno in cui l'Europa discute di spese militari e di autonomia strategica, e in cui la stampa internazionale segue con attenzione le proteste per il costo della vita da Parigi a Milano. Il comunicato dei cinque ministri tiene insieme due esigenze: più difesa europea e nessuna rottura con l'alleato americano.
Per l'Italia la firma ha un peso che va oltre la diplomazia. Il paese è membro fondatore della Nato e ospita basi e comandi alleati, ma il suo bilancio della difesa è da anni al centro del dibattito tra Bruxelles e Washington. La scelta di Roma di sottoscrivere l'impegno di Parigi la colloca tra i paesi che accettano di pagare di più per la sicurezza comune.
Lontano dai tavoli parigini, la domanda che arriva dall'Appennino è più concreta: cosa significa questo impegno per le aree interne, dove le caserme sono spesso l'ultimo presidio pubblico rimasto.
Il testo reso noto dopo i colloqui di Parigi, secondo France 24, parla di «maggiore responsabilità» europea e di una cooperazione più stretta con gli Stati Uniti, definiti «alleato indispensabile». Non si tratta di un nuovo trattato né di un comando congiunto: è una dichiarazione politica congiunta dei cinque ministri della Difesa, che impegna i firmatari a coordinarsi meglio.
Il formato dei cinque — Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito — non è casuale. Riunisce i maggiori contribuenti europei alla Nato e due potenze nucleari, Londra e Parigi, con il paese di confine orientale più esposto, la Polonia, e con la Germania, che ha annunciato negli ultimi anni un aumento consistente della spesa militare. L'Italia è l'unico membro del fianco sud tra i firmatari.
La stampa internazionale legge l'annuncio sullo sfondo di una doppia pressione. Da un lato Washington chiede da anni agli alleati europei di fare di più; dall'altro, l'instabilità politica interna di diversi paesi europei rende difficile qualsiasi impegno di lungo periodo. Il Guardian, in un editoriale di questa settimana, ha descritto un «contratto sociale rotto» e un superciclo elettorale che attraverserà il continente nel prossimo anno.
Per l'Italia il nodo è il bilancio. Il paese ha un debito pubblico tra i più alti dell'eurozona, e ogni euro in più per la difesa entra in concorrenza con la spesa sociale e con i fondi per le aree interne. La firma di Roma non dice ancora come questo equilibrio verrà trovato: la dichiarazione dei ministri non contiene cifre, secondo quanto riporta France 24.
C'è poi il tema industriale. L'Italia ha un comparto della difesa significativo, fatto di aziende grandi e di una filiera di piccole e medie imprese. Un coordinamento più stretto tra i cinque paesi potrebbe aprire commesse comuni, ma potrebbe anche premiare i campioni nazionali dei partner più grandi, la Francia e la Germania in testa.
Questo è il punto che riguarda più da vicino le regioni come l'Abruzzo. Nell'Appennino interno la presenza pubblica è spesso affidata a caserme dei carabinieri, stazioni dei vigili del fuoco, presidi sanitari. Quando si parla di «maggiore responsabilità» per la sicurezza, la domanda delle comunità montane è se le risorse arriveranno anche a questi presidi, o se resteranno concentrate nelle grandi città e nei siti strategici.
La memoria del terremoto del 2009 pesa su questa lettura. Dopo il sisma, la ricostruzione ha mostrato quanto la presenza dello Stato sul territorio sia una questione di sicurezza nel senso più ampio: strade, scuole, ospedali, collegamenti. Un paese che si impegna a difendere l'Europa non può permettersi un interno che si svuota.
Sul piano internazionale, la dichiarazione dei cinque arriva in un momento in cui la Nato discute il proprio futuro e in cui la guerra in Ucraina resta il principale fattore di instabilità del continente. Il Guardian ha riferito nelle scorse settimane di proteste che hanno attraversato anche l'Albania e la Spagna, segno di un malcontento che non si ferma ai confini nazionali.
France 24 non riporta reazioni ufficiali russe né commenti della Commissione europea alla dichiarazione. Non è chiaro, inoltre, se l'impegno dei cinque sarà accompagnato da scadenze o da obiettivi di spesa verificabili: il comunicato, come riportato, resta sul piano dei principi.
Per l'Abruzzo la questione si lega a un'altra storia che la stampa estera segue da tempo: lo spopolamento dell'interno. Ogni scelta su dove concentrare le risorse pubbliche — difesa compresa — incide sulla tenuta di questi territori. Le caserme chiuse negli ultimi decenni nei piccoli comuni sono un capitolo di questa storia.
La palla ora passa ai prossimi vertici. I cinque ministri si sono impegnati a lavorare insieme, ma i tempi e i modi restano da definire. Per Roma, la firma di Parigi è un segnale di affidabilità verso Washington e verso i partner europei; per le aree interne, è l'ennesima occasione per chiedere che la sicurezza non sia solo una parola dei comunicati.
