BASILICATA
Il DNA dell'uva antica riscrive la storia del vino toscano
Ricercatori mappano 2.000 anni di evoluzione genetica dai pozzi del Chianti. Gli antichi vigneti producevano uve bianche, non rosse.
Pietro Lasorsa874 wordsEdition №16lunedì 15 giugno 2026 — Edizione № 16
Il Guardian ha riferito domenica che ricercatori hanno estratto il DNA da semi d'uva di duemila anni fa rinvenuti in antichi pozzi della Toscana, ricostruendo la storia genetica più completa mai ottenuta da un singolo sito archeologico. Lo studio mappa l'evoluzione delle varietà coltivate nei vigneti che oggi portano il nome di Chianti, il distretto vinicolo più noto al mondo.
La scoperta contraddice una convinzione diffusa: gli antichi vigneti del Chianti producevano uve bianche, non i vini rossi per cui la regione è celebre. Questo suggerisce una trasformazione profonda nelle scelte colturali nel corso dei secoli, forse legata a cambiamenti climatici, preferenze di mercato o tecniche di vinificazione evolute.
Per la Basilicata, regione dove l'agricoltura rimane una colonna portante dell'economia e l'eredità rurale è ancora visibile nel paesaggio, la ricerca apre una prospettiva storica sulla resilienza agricola. Come il Chianti ha reinventato le sue varietà, anche i terreni del Sud hanno subìto trasformazioni che hanno modellato le colture attuali.
