VALLE D'AOSTA
Il DNA dell'uva antica insegna alle Alpi cosa coltivare
La ricerca su viti di 2.000 anni fa in Toscana apre domande sulla diversità genetica anche in Valle d'Aosta, dove la viticoltura d'altura rimane marginale
Camille Bréan1,247 wordsEdition №16lunedì 15 giugno 2026 — Edizione № 16

Ricercatori hanno mappato la storia genetica più estesa di viti recuperate da un unico sito toscano analizzando semi di 2.000 anni fa. Il Guardian riporta che il DNA ha rivelato una sorpresa: i vigneti del Chianti, oggi celebri per i rossi, producevano uve bianche. La scoperta getta luce sulle origini della viticoltura moderna e sulla selezione genetica operata dagli antichi romani.
La ricerca tocca un tema che riguarda anche la Valle d'Aosta: la memoria genetica delle colture e il loro adattamento ai climi. Mentre la Toscana ha coltivato viti per due millenni, la Valle d'Aosta ha sviluppato una tradizione viticola più recente e limitata, concentrata su varietà alpine come la Petite Arvine e il Fumin, varietà che prosperano a quote dove le altre uve faticano.
Il significato della scoperta toscana è duplice. Da un lato, mostra come le colture cambiano nel tempo attraverso la selezione umana; dall'altro, solleva una domanda sulla biodiversità perduta. Se i vigneti antichi producevano frutti diversi da quelli attuali, quali altre varietà genetiche sono state abbandonate nel corso dei secoli?
