FRIULI-VENEZIA GIULIA
Il DNA delle uve toscane di 2000 anni fa riscrive la storia del vino
Ricercatori scoprono che il Chianti antico produceva frutti bianchi. La genetica rivela come la viticoltura moderna affonda le radici nell'epoca romana.
Sergio Madrussan806 wordsEdition №16lunedì 15 giugno 2026 — Edizione № 16

Il Guardian ha riferito che il DNA estratto da semi d'uva di duemila anni fa trovati in antichi pozzi in Toscana ha permesso agli scienziati di tracciare la storia genetica più estesa di viti recuperate da un unico sito archeologico. La ricerca, condotta su materiale biologico conservato nei sedimenti, svela una genealogia viticola che collega direttamente la pratica romana della vinificazione alle tecniche moderne.
Tra i risultati più sorprendenti emerge che gli antichi vigneti del Chianti, oggi celebri per i loro vini rossi robusti, producevano frutti bianchi. Questa scoperta contraddice le ipotesi precedenti sulla continuità varietale e suggerisce che la selezione e l'evoluzione delle uve sia stata più complessa di quanto si pensasse.
Per il Friuli-Venezia Giulia, regione dove la ricerca archeologica e le scienze della conservazione hanno una tradizione consolidata, questa ricerca rappresenta un modello di come il patrimonio biologico antico possa essere interrogato con metodi contemporanei. Il confine nord-est italiano, con i suoi insediamenti romani e le sue tradizioni viticole che affondano nell'epoca giulio-claudia, condivide con la Toscana una stratificazione storica simile.
