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EMILIA-ROMAGNA

Il DNA antico racconta il Chianti: dalle uve bianche ai rossi moderni

Due millenni di storia genetica delle viti toscane emergono dai semi trovati negli scavi. Una scoperta che riscrive le origini della vinificazione europea.

Giulia Benati900 wordsEdition16lunedì 15 giugno 2026 — Edizione № 16

Ricercatori hanno estratto il DNA da semi di vite di 2.000 anni fa ritrovati in pozzi antichi in Toscana, tracciando la storia genetica più estesa mai ricostruita da un unico sito archeologico. Secondo il Guardian, questa scoperta rivela che gli antichi vigneti del Chianti — oggi famosi per i loro vini rossi — producevano invece uve bianche, riscrivendo la comprensione delle origini della vinificazione moderna.

I semi provengono da scavi in siti romani dell'epoca imperiale, un periodo in cui la Toscana era già una regione viticola importante per l'Impero. L'analisi genetica ha permesso ai ricercatori di tracciare non solo le varietà antiche, ma anche di identificare quali viti si sono estinte e quali sono invece gli antenati diretti delle cultivar moderne coltivate ancora oggi nella regione.

La scoperta ha implicazioni significative per la storia dell'agricoltura europea e per la comprensione di come le preferenze nel gusto e nella produzione vitivinicola si siano evolute nel corso dei secoli. Suggerisce anche che la transizione dalle uve bianche ai rossi nel Chianti non è stata casuale, ma il risultato di scelte consapevoli e di pressioni di mercato che si sono accumulate nel tempo.

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