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BASILICATA

I ghiacciai delle Dolomiti restituiscono 250 ordigni della Grande Guerra

Il Guardian: l'esercito rimuove esplosivi rimasti nel ghiaccio per oltre un secolo. Una storia di montagna che parla anche all'Appennino lucano

Pietro Lasorsa613 wordsEdition №164mercoledì 28 ottobre 2026 — Edizione № 164

Una significativa quantità di bombe inesplose della prima guerra mondiale è riemersa quest'estate dai ghiacciai in rapido ritiro delle Dolomiti, secondo quanto riferito dal Guardian. L'esercito italiano ha rimosso e disinnescato 250 ordigni rimasti incastonati nel ghiaccio per oltre cento anni.

Gli avvistamenti sono partiti dagli escursionisti, scrive il Guardian: il ghiaccio che si scioglie restituisce ciò che aveva sepolto, e con esso una storia militare che l'Italia del Novecento aveva affidato alla montagna.

Il fatto è ambientale prima che storico. Il ritiro dei ghiacciai alpini è tra gli effetti più documentati del riscaldamento climatico, e la vicenda delle munizioni mostra un aspetto meno raccontato: ciò che il ghiaccio conserva non è solo acqua, ma anche i residui dei conflitti.

La Basilicata non compare nel dispaccio del Guardian, e non c'è ragione di forzare il collegamento. Ma la regione condivide con le Alpi un'esperienza: montagne che custodiscono tracce del passato e un entroterra fragile, dove la memoria e il paesaggio sono la stessa cosa.

Il Guardian racconta la vicenda con i dettagli che l'esercito ha reso noti: 250 ordigni, la maggior parte bombe a mano e proiettili di artiglieria, emersi dai ghiacciai delle Dolomiti durante l'estate. Gli escursionisti li hanno notati, e l'esercito è intervenuto per rimuoverli e disinnescarli.

La prima guerra mondiale combattuta sulle Alpi fu una guerra di alta quota, con trincee scavate nel ghiaccio e gallerie nella roccia. Il fronte tra Italia e Impero austro-ungarico lasciò sul terreno materiale bellico che il ghiacciaio inglobò e conservò. Il riscaldamento lo restituisce ora, un secolo dopo.

Il Guardian non quantifica il fenomeno oltre il caso specifico, e non lo collega esplicitamente al clima nella parte del dispaccio disponibile. Ma la cornice è quella del ritiro glaciale alpino, che la copertura internazionale segue da anni. Il ghiaccio che arretra scopre ciò che teneva fermo, e non è sempre innocuo.

C'è un precedente che la stampa estera ha seguito in passato: il ritrovamento di resti di soldati e di materiale bellico sui ghiacciai alpini è ricorrente, e richiede l'intervento degli artificieri. La novità qui è la scala: 250 ordigni in una sola estate, secondo quanto riferisce il Guardian.

Per la Basilicata la connessione non è geografica ma tematica. L'Appennino lucano non ha ghiacciai, ma ha un entroterra che si spopola e un patrimonio storico disseminato in luoghi sempre meno frequentati. Il tema del Guardian — un paesaggio che restituisce il passato in modo imprevisto — riguarda anche i borghi abbandonati della regione, dove la memoria resta senza custodi.

La regione ha poi una storia di montagna propria: Potenza è tra le città più alte d'Italia, e l'entroterra lucano è fatto di paesi che hanno conosciuto l'emigrazione e il terremoto. Non è la Grande Guerra delle Dolomiti, ma è lo stesso rapporto tra territorio e memoria che il Guardian mette in scena.

Il dispaccio del Guardian si limita ai fatti militari. Non dice quanti altri ordigni restino nel ghiaccio, né quali misure siano state prese per le aree escursionistiche. Su questi punti la copertura è scarna, e la redazione non aggiunge ciò che le fonti non dicono.

Resta un'osservazione che il caso suggerisce e che vale anche per il Sud: il patrimonio storico e ambientale richiede manutenzione, e la manutenzione costa. Le Dolomiti hanno un esercito che interviene; l'Appennino lucano ha paesi che si svuotano e un patrimonio che nessuno sorveglia. Non è la stessa emergenza, ma è la stessa logica.

Il Guardian chiude il dispaccio sul fatto: le munizioni sono state rimosse e disinnescate. La montagna, per ora, è tornata sicura. Ma il ghiacciaio continuerà a sciogliersi, e con esso restituirà altro. È una storia destinata a ripetersi, e la copertura internazionale la seguirà.

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