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VENETO

Le donne che ridisegnano Venezia: gondole, motoscafi e mestieri

Un progetto del Guardian racconta chi trasforma la laguna rompendo gli stereotipi

Tommaso Veronese896 wordsEdition107lunedì 7 settembre 2026 — Edizione № 107

Il quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un ampio reportage fotografico alle donne che stanno riscrivendo il rapporto tra Venezia e la sua tradizione marinara. Il progetto, intitolato 'Memoria dell'acqua', segue donne che non si limitano a preservare le tradizioni della città lagunare ma le trasformano attivamente, imparando a condurre motoscafi, gareggiando nelle regate e costruendo barche tradizionali.

Il servizio, pubblicato domenica, mette in luce figure che operano in mestieri storicamente dominati dagli uomini: gondoliere, una maestra d'ascia e altre professioniste della laguna. Secondo il Guardian, queste donne sostengono un riconoscimento paritario all'interno di un mondo profondamente legato alla propria identità e alle proprie gerarchie consolidate.

La scelta del quotidiano britannico di dedicare un'intera narrazione per immagini a questo tema arriva in un momento in cui Venezia è al centro del dibattito internazionale su turismo di massa, spopolamento e conservazione del patrimonio. Il reportage sposta l'attenzione da una città vista come museo a una comunità viva, capace di rinnovarsi dall'interno.

Il progetto del Guardian, pubblicato nella sua interezza nella giornata di domenica 6 settembre, si inserisce in un filone di copertura internazionale che negli ultimi anni ha osservato Venezia non solo come meta turistica ma come laboratorio sociale e culturale. La corrispondenza dalla laguna ha spesso raccontato il declino demografico del centro storico, sceso sotto le 50.000 unità, e la trasformazione della città in una destinazione per visitatori giornalieri.

In questo contesto, il ritratto delle donne che lavorano nell'ambito marinaro assume un significato particolare. Il Guardian sottolinea come queste figure non custodiscano semplicemente un patrimonio: lo reinventano, rendendolo accessibile e vitale in un'epoca in cui le attività tradizionali rischiano di diventare reliquie per turisti.

Il reportage cita in particolare le gondoliere, una presenza che fino a pochi decenni fa era considerata una rarità assoluta. La prima donna gondoliera, Giorgia Boscolo, ottenne la licenza solo nel 2010, dopo una lunga battaglia legale e culturale. Da allora il numero è cresciuto, ma resta esiguo rispetto ai colleghi uomini, e la professione continua a essere percepita come un ambiente chiuso.

Accanto alle gondoliere, il progetto del Guardian segue una maestra d'ascia, figura che nel cantiere navale tradizionale veneziano era storicamente riservata agli uomini. La costruzione di barche come la gondola o la sàndola richiede competenze manuali e una conoscenza profonda del legno e delle tecniche tramandate nei secoli, un sapere che queste donne stanno ora contribuendo a mantenere vivo.

Le regate sono un altro campo in cui le donne stanno facendo sentire la propria presenza. Il Guardian racconta di equipaggi femminili che gareggiano nelle competizioni storiche, come la Regata Storica che si tiene ogni anno sul Canal Grande, chiedendo al contempo condizioni di parità nella partecipazione e nel riconoscimento dei risultati.

Il titolo del progetto, 'Memoria dell'acqua', richiama il rapporto profondo e identitario che lega i veneziani alla laguna, un ecosistema fragile e in continua evoluzione. Le donne ritratte dal Guardian lavorano quotidianamente su quest'acqua, sia essa quella dei canali cittadini o quella più aperta della laguna, e la loro presenza contribuisce a mantenere viva una competenza che il turismo di massa rischia di trasformare in pura scenografia.

La scelta del Guardian di dedicare spazio a questo tema riflette un interesse crescente della stampa internazionale per il ruolo delle donne nella conservazione del patrimonio culturale. Non è un caso che il reportage arrivi in settembre, quando l'attenzione dei media mondiali è concentrata su Venezia per il Festival del Cinema, ma la narrazione proposta dal quotidiano britannico va ben oltre l'evento cinematografico.

Il progetto fotografico si interroga su cosa significhi oggi essere veneziani e lavorare in una città che vive di turismo ma fatica a trattenere i propri residenti. Le donne protagoniste del servizio rappresentano una risposta concreta a questa domanda: la loro scelta di intraprendere mestieri tradizionali è anche una scelta di vita, un modo per restare ancorate a un luogo e a una cultura che rischiano di dissolversi.

La copertura del Guardian arriva in un periodo in cui Venezia è al centro di numerosi dibattiti internazionali, dalla sperimentazione del ticket d'ingresso per i visitatori giornalieri alle misure per la salvaguardia della città dall'acqua alta. Il sistema MOSE, il complesso di barriere mobili progettato per proteggere la laguna dalle maree eccezionali, è stato oggetto di attenzione da parte della stampa scientifica europea, che ne ha seguito le fasi di collaudo e attivazione.

In questo quadro, il lavoro delle donne nell'ambito marinaro aggiunge un tassello alla narrazione di una Venezia che non è solo patrimonio da proteggere ma anche comunità da sostenere. Il Guardian osserva come queste professioniste contribuiscano a tenere in vita competenze che altrimenti andrebbero perdute, e come la loro determinazione apra la strada a nuove generazioni.

Il servizio si chiude con una riflessione sul futuro: se Venezia vuole sopravvivere come città abitata e non solo come meta turistica, ha bisogno di persone che scelgano di viverci e di lavorarci, anche nei mestieri più tradizionali. Le donne raccontate dal Guardian incarnano questa scelta, dimostrando che la tradizione può essere un punto di partenza per il rinnovamento, non un ostacolo.

La redazione di La Veduta, che osserva Venezia dal suo osservatorio lagunare, legge nel lavoro del Guardian un segnale di come il mondo stia iniziando a guardare alla città con occhi diversi, meno concentrati sulla cartolina e più attenti alle persone che la abitano e la trasformano. Una prospettiva che merita attenzione anche oltre i confini del Regno Unito.

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