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CULTURA

Il New York Times legge la Cathy Ames di Florence Pugh: umana, non mostruosa

La serie Netflix 'East of Eden' e la scelta di Zoe Kazan e Florence Pugh di rendere umano il personaggio più crudele di Steinbeck

Eleonora Vanzetti908 wordsEdition №157mercoledì 21 ottobre 2026 — Edizione № 157

Il New York Times ha dedicato domenica un'analisi alla serie Netflix 'East of Eden', soffermandosi sulla Cathy Ames interpretata da Florence Pugh e sulla scrittura di Zoe Kazan. Secondo il quotidiano americano, la scelta di rendere il personaggio 'riconoscibilmente umano' ha irritato i puristi di John Steinbeck, che lo considerano una figura del male quasi assoluto.

Il giornale spiega che Cathy Ames, nel romanzo del 1952, è costruita come un personaggio ai limiti del mostruoso: priva di empatia, capace di violenza e manipolazione. La serie, scrive il New York Times, ne fa invece una donna con una storia e una psicologia, trasformando il giudizio morale in ritratto.

L'analisi tocca un nodo classico dell'adattamento letterario: quanto si possa piegare un personaggio canonico senza tradirne il senso. Per i lettori italiani di Steinbeck, la cui opera è tradotta da decenni, la questione è familiare: ogni generazione di registi e sceneggiatori ha rimisurato i classici americani, e ogni volta la polemica sui puristi è parte del processo.

Il New York Times non prende posizione netta, ma registra il dibattito. La serie, secondo il giornale, ha il merito di riportare Steinbeck al centro della conversazione culturale internazionale, e di farlo attraverso un'interpretazione femminile che sposta il baricentro del racconto.

L'analisi del New York Times parte da una constatazione: Cathy Ames è, nella letteratura americana, uno dei personaggi più difficili da rendere sullo schermo. Steinbeck la descrive come una creatura nata senza il senso morale che gli altri esseri umani condividono, e il romanzo la segue con una freddezza quasi clinica. Il giornale ricorda che questo la rende un caso limite per qualsiasi adattamento.

La scelta di Zoe Kazan, sceneggiatrice e attrice, e di Florence Pugh, interprete del ruolo, è stata secondo il New York Times quella di dare a Cathy una biografia interiore. Il giornale parla di un'interpretazione 'sfumata', che mostra le crepe e le motivazioni del personaggio senza assolverlo. È una mossa che i puristi hanno contestato, ma che il quotidiano americano considera coerente con il romanzo.

Il dibattito sui puristi non è nuovo. Il New York Times ricorda implicitamente che ogni adattamento di un classico americano — da 'Moby Dick' a 'Il grande Gatsby' — ha suscitato le stesse accuse di tradimento. La differenza, qui, è che il personaggio in questione è una donna costruita come incarnazione del male: umanizzarla significa toccare una corda sensibile.

Per il pubblico italiano la serie arriva in un momento in cui la letteratura americana del Novecento è al centro di una nuova attenzione editoriale. Le traduzioni di Steinbeck, da 'Furore' a 'East of Eden', sono presenti da generazioni nei cataloghi italiani, e il romanzo è stato a lungo letto nelle scuole. La serie Netflix riporta quel testo nelle conversazioni quotidiane, con l'effetto di rimettere in circolo domande antiche.

Il giornale americano si sofferma anche sulla questione del casting. Florence Pugh, scrive il New York Times, porta al personaggio una fisicità e una fragilità che il romanzo non descrive: il suo Cathy è più giovane, più esposto, più leggibile. È un'operazione che il quotidiano considera legittima, ma che sposta inevitabilmente il senso della storia.

Il parallelo con la cultura italiana è nelle riscritture televisive dei classici. Negli ultimi anni le produzioni italiane hanno affrontato romanzi del Novecento con la stessa tensione tra fedeltà e reinterpretazione, suscitando polemiche analoghe. La lezione del caso 'East of Eden', secondo il New York Times, è che il purismo letterario raramente produce buon cinema: la fedeltà assoluta al testo è una chimera.

Il giornale non manca di notare che la serie ha riacceso l'interesse per Steinbeck anche tra i lettori più giovani. È un effetto che l'editoria internazionale conosce bene: ogni adattamento televisivo o cinematografico di un classico produce un'ondata di ristampe e nuove traduzioni. Per i cataloghi italiani, il fenomeno è già in corso.

C'è poi il tema del male femminile, che il New York Times affronta con cautela. Cathy Ames è un personaggio che la critica femminista ha letto in modi opposti: come stereotipo misogino o come denuncia della violenza che le donne subiscono. La serie, secondo il giornale, sceglie la seconda strada, mostrando le circostanze che rendono Cathy quello che è.

Il quotidiano americano chiude l'analisi senza emettere sentenze. La serie, scrive, ha il merito di aver riportato Steinbeck al centro del dibattito culturale, e di averlo fatto con un'operazione dichiaratamente interpretativa. Il giudizio finale spetta agli spettatori, e ai lettori che torneranno al romanzo dopo aver visto la serie.

Per i festival e la critica italiana, il caso offre un modello di discussione: come si racconta un classico senza trasformarlo in museo. Le rassegne letterarie e i programmi culturali italiani hanno dedicato spazio crescente a questi temi, spesso con un tono più cauto di quello del New York Times. La serie Netflix, con la sua visibilità globale, porterà il dibattito anche in Italia.

Il New York Times sottolinea infine che il successo della serie dipende anche dalla scrittura di Zoe Kazan, che ha esperienza diretta di Steinbeck: è nipote di Elia Kazan, il regista che portò il romanzo sullo schermo nel 1955. Il giornale non insiste sul legame familiare, ma lo cita come elemento di continuità tra generazioni di racconto americano.

La questione che resta aperta, secondo il quotidiano, è se umanizzare un personaggio mostruoso significhi comprenderlo o assolverlo. Il New York Times non risolve il dilemma: lo lascia aperto, come è giusto per un dibattito culturale che riguarda il modo in cui leggiamo i classici.

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