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ECONOMIA

La crescita italiana vista dal mondo: numeri piccoli, tensioni grandi

PIL a +0,54%, inflazione all'1,53% e disoccupazione al 6,39%: i dati del 2025 raccontano un'economia che rallenta mentre le proteste per il costo della vita si fanno sentire.

Ufficio Economia650 wordsEdition №155lunedì 19 ottobre 2026 — Edizione № 155

L'ufficio studi de La Veduta ha elaborato i dati diffusi dalla Banca Mondiale e dalla Banca centrale europea. Nel 2025 l'economia italiana è cresciuta dello 0,54%, un ritmo inferiore a quello dei principali partner europei. L'inflazione si è attestata all'1,53%, un livello che, se da un lato allevia la pressione sul potere d'acquisto, dall'altro segnala una domanda interna ancora debole. Il tasso di disoccupazione, al 6,39%, resta tra i più alti dell'area euro, con una componente giovanile che continua a destare preoccupazione.

Il quadro che emerge è quello di un'economia che fatica a trovare slancio. La crescita dello 0,54% è insufficiente a ridurre in modo significativo il debito pubblico, che nel 1992 superava il 77% del PIL e che da allora è rimasto su livelli elevati. La Banca Mondiale non ha aggiornato il dato sul debito, ma le istituzioni internazionali continuano a monitorare la sostenibilità dei conti italiani. Il rapporto debito/PIL, seppur non aggiornato, resta una delle principali vulnerabilità segnalate dai mercati.

Sul fronte dei cambi, l'euro si è indebolito nei confronti del dollaro nelle ultime settimane: il 16 ottobre 2026 il cambio EUR/USD era 1,1253, in calo rispetto a 1,146 del 18 settembre. Questo movimento riflette le aspettative sui tassi della BCE e sulla crescita europea. Un euro più debole può favorire le esportazioni italiane, ma rende più costose le importazioni di materie prime ed energia, con effetti contrastanti sulla bilancia commerciale. Rispetto allo yen, l'euro si mantiene forte (177,82), mentre nei confronti del franco svizzero (0,9272) e della sterlina (0,84385) i livelli sono stabili.

La copertura internazionale di questa settimana offre spunti per leggere i numeri. Il Guardian ha raccontato le proteste scoppiate a Milano per il costo della vita e la casa, con scontri e tensioni che hanno ricordato le scene di Parigi. Episodi simili, già osservati in Spagna e Francia, indicano che il disagio sociale non è solo italiano, ma assume qui connotati specifici legati a un mercato del lavoro che non garantisce redditi sufficienti, soprattutto per i giovani e per chi vive nelle grandi città. Il governo ha convocato una riunione sulla sicurezza, segno che la questione è diventata prioritaria.

Sempre il Guardian ha riferito che un tribunale italiano si pronuncerà sul primo contenzioso climatico contro lo Stato. La causa, promossa da cittadini e associazioni, chiede a Roma di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Una eventuale condanna avrebbe implicazioni economiche rilevanti, perché imporrebbe nuovi investimenti e una riconversione industriale con costi significativi per le imprese e per i conti pubblici. Il esito è atteso nei prossimi mesi e sarà seguito con attenzione dagli investitori esteri, che guardano alla stabilità normativa come fattore di rischio.

Sul fronte della logistica, la Deutsche Welle ha riportato che l'Italia ha dimezzato il traffico aereo a causa di un problema di trasmissione dati. L'ente ENAV ha escluso attività dolose, ma l'episodio ha causato ritardi e cancellazioni, con disagi per passeggeri e merci. Un sistema dei trasporti efficiente è cruciale per un'economia orientata all'export come quella italiana, e incidenti di questo tipo, sebbene sporadici, ricordano la fragilità delle infrastrutture digitali su cui poggia la logistica moderna.

Il quadro demografico resta un'altra sfida. La popolazione invecchia e la natalità è bassa, con effetti sul mercato del lavoro e sulla spesa pubblica. I dati sulla disoccupazione al 6,39% non catturano il fenomeno della sottoccupazione e dell'emigrazione dei giovani, che continua a privare il paese di capitale umano. Le rimesse degli emigrati, pur non paragonabili a quelle di altri paesi, rappresentano una voce non trascurabile, ma il saldo migratorio netto resta negativo.

In conclusione, i numeri di oggi delineano un'economia che cresce poco, con un'inflazione sotto controllo ma una domanda interna fragile. Le tensioni sociali e le sfide ambientali e infrastrutturali richiedono risposte strutturali. L'attenzione dei mercati internazionali resta alta, come dimostra l'andamento del cambio euro-dollaro, e la capacità del governo di gestire queste emergenze sarà decisiva per la fiducia degli investitori.

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