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ECONOMIA

Crescita frenata, bollette in salita: l'Italia entra in autunno con passo incerto

Il PIL avanza di mezzo punto, l'inflazione è bassa, ma i costi energetici pesano su famiglie e imprese.

Ufficio Economia552 wordsEdition102mercoledì 2 settembre 2026 — Edizione № 102

I dati della Banca Mondiale collocano la crescita del PIL italiano nel 2025 allo 0,54%: un ritmo che tiene l'economia in territorio positivo, ma che non basta a recuperare il terreno perduto rispetto ai principali partner europei. Per un lettore comune, significa che il paese produce di più rispetto all'anno precedente, ma di poco — meno di quanto servirebbe per ridurre il debito in termini reali o per finanziare investimenti pubblici significativi senza ricorrere a nuovo indebitamento.

L'inflazione al 1,53% è la notizia più rassicurante del quadro: i prezzi salgono, ma lentamente, e la Banca centrale europea ha margine per mantenere una politica monetaria che non soffochi ulteriormente la domanda interna. Per le famiglie italiane, un'inflazione vicina al target BCE significa che il potere d'acquisto non si erode ai ritmi visti tra il 2022 e il 2023. Il problema, però, è che questa moderazione generale dei prezzi non si riflette su tutte le voci di spesa.

The Local Italy ha riferito questa settimana che le aziende italiane hanno registrato un aumento del 50% nelle bollette elettriche estive. È un dato che la statistica sull'inflazione aggregata tende a smussare, ma che incide direttamente sui margini delle piccole imprese — la spina dorsale del tessuto produttivo italiano — e sui bilanci delle famiglie che hanno trascorso un'estate con temperature superiori ai 36 gradi, come documentato dalla stessa testata. Il caldo prolungato non è solo un fatto climatico: è un costo.

Sul fronte del lavoro, il tasso di disoccupazione al 6,39% è tra i più bassi registrati in Italia negli ultimi decenni, e in sé rappresenta un risultato. Va però letto insieme al dato demografico: The Local Italy ha ricordato questa settimana che l'Italia è sulla buona strada per perdere oltre il 20% della propria popolazione entro il 2080. Meno lavoratori attivi significano meno contribuenti, meno consumi interni e una pressione crescente sui sistemi pensionistici e sanitari — una dinamica che le istituzioni internazionali monitorano con attenzione da anni.

Sul mercato valutario, l'euro si è rafforzato nei confronti del dollaro: il cambio EUR/USD è passato da 1,1535 del 3 agosto a 1,159 del 1° settembre, un movimento di circa mezzo punto percentuale in trenta giorni. Per l'Italia, paese esportatore di beni ad alto valore aggiunto — macchinari, moda, agroalimentare — un euro più forte rende le merci italiane leggermente più care per gli acquirenti americani. L'effetto non è drammatico su questo arco temporale, ma va nella direzione opposta alla competitività di prezzo.

Il cambio EUR/CHF a 0,9394 merita una nota a parte: l'euro vale meno di un franco svizzero, e questa parità riflette la forza strutturale della valuta elvetica come bene rifugio. Per le imprese italiane che operano con fornitori o clienti svizzeri — una relazione economica rilevante, specie per le regioni del Nord — il differenziale di cambio è una variabile concreta nei contratti e nei margini.

Il quadro che emerge è quello di un'economia che non arretra, ma che avanza con una lentezza che rende difficile affrontare le sfide strutturali accumulate: la transizione energetica, il rinnovamento delle infrastrutture, il sostegno a una popolazione che invecchia. Le istituzioni internazionali — dal Fondo Monetario alla Commissione europea — ripetono da anni che senza riforme capaci di alzare la produttività, la crescita italiana resterà intorno a questi livelli. I dati di oggi non smentiscono quella diagnosi.

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