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ECONOMIA

Crescita lenta, euro forte, carburanti alle stelle: l'Italia vista dai mercati

PIL a +0,5%, inflazione all'1,5%, disoccupazione al 6,4%: i numeri raccontano un'economia stabile ma senza slancio, mentre l'euro si rafforza e Bruxelles discute una tassa sugli extraprofitti energetici.

Ufficio Economia656 wordsEdition122lunedì 21 settembre 2026 — Edizione № 122

L'economia italiana cresce, ma piano. Secondo i dati della Banca Mondiale, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,54 per cento nel 2025, un ritmo che lascia il Paese indietro rispetto alla media dell'area euro e che non basta a intaccare in modo significativo il debito pubblico accumulato. L'inflazione, all'1,53 per cento, è sotto controllo e vicina all'obiettivo della Banca Centrale Europea, mentre la disoccupazione al 6,39 per cento resta su livelli storicamente bassi per l'Italia, anche se il dato nasconde un tasso di partecipazione al lavoro ancora inferiore a quello dei principali partner europei.

Sui mercati valutari, l'euro si è rafforzato nelle ultime settimane. Il cambio con il dollaro è passato da 1,1699 del 21 agosto a 1,146 del 18 settembre, un movimento che riflette soprattutto la debolezza della divisa americana e le attese sui tassi della Federal Reserve. Per un'economia manifatturiera orientata all'export come quella italiana, un euro forte significa margini più stretti per le imprese che vendono fuori dall'area valutaria: ogni centesimo di apprezzamento erode competitività, in particolare nei settori a basso valore aggiunto dove la concorrenza asiatica è più aggressiva.

Il quadro energetico complica ulteriormente la situazione. Questa settimana il Guardian ha riferito che i governi europei hanno discusso l'introduzione di una tassa sugli extraprofitti a livello comunitario per le compagnie energetiche, mentre i prezzi di carburante e gas restano vicini ai massimi storici. Il ministro tedesco ha accusato le aziende di "sfruttare la situazione" in Medio Oriente. Per l'Italia, dove i prezzi dell'elettricità sono tra i più alti d'Europa secondo diverse analisi internazionali, la questione è particolarmente sensibile: famiglie e piccole imprese assorbono il costo di un sistema energetico dipendente dalle importazioni e con una quota di rinnovabili che cresce ma non basta a compensare la volatilità dei mercati fossili.

Sul fronte fiscale, il governo ha annunciato l'abolizione del bollo auto dal 2027 per circa il 70 per cento dei veicoli, una misura che secondo The Local Italy alleggerirà il carico su milioni di automobilisti ma che solleva interrogativi sulle entrate regionali, storicamente alimentate proprio da questa tassa. La copertura internazionale la inquadra come un intervento con effetti redistributivi poco chiari: favorisce i proprietari di auto più vecchie e meno inquinanti, ma riduce lo spazio fiscale per investimenti in infrastrutture e trasporto pubblico, settori dove il divario Nord-Sud resta ampio.

La demografia continua a pesare sulla traiettoria di lungo periodo. Con una popolazione di circa 59 milioni di abitanti e un saldo naturale negativo, l'Italia si affida da anni all'immigrazione per sostenere la forza lavoro. La proposta della Commissione europea di facilitare il riconoscimento delle qualifiche professionali per i cittadini extra-Ue, riferita da The Local Italy, va in questa direzione: rendere più semplice per medici, ingegneri e tecnici formati fuori dall'Unione ottenere il riconoscimento dei titoli significa affrontare una delle strozzature più citate dagli investitori stranieri, cioè la difficoltà di trovare personale qualificato in tempi rapidi.

Il rafforzamento dell'euro ha anche un effetto sui flussi turistici, che per l'Italia restano una voce fondamentale della bilancia dei pagamenti. Un cambio sfavorevole per i visitatori americani e asiatici può ridurre la loro capacità di spesa, proprio mentre città come Venezia e Firenze affrontano il dibattito sull'overtourism e i loro aeroporti pianificano ampliamenti, come ha raccontato il New York Times. È una contraddizione che i mercati osservano con attenzione: un Paese che vuole limitare i visitatori ma continua a investire in capacità aeroportuale rischia di indebolire la propria attrattiva senza risolvere i problemi di sostenibilità.

Per un lettore comune, la combinazione di crescita modesta, euro forte e costi energetici elevati si traduce in poche certezze: il potere d'acquisto resta fragile, le bollette pesano, e le prospettive di aumento salariale dipendono da un'accelerazione della produttività che i dati non mostrano ancora. Le istituzioni internazionali continuano a guardare all'Italia come a un'economia stabile ma a bassa crescita, dove le riforme strutturali — fisco, concorrenza, mercato del lavoro — restano la variabile decisiva per cambiare il passo.

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