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ECONOMIA

Crescita lenta e inflazione in calo: l'Italia tra i conti pubblici e la protesta sociale

I dati BCE e Banca Mondiale disegnano un quadro di stagnazione moderata, mentre le proteste contro il costo della vita mettono sotto pressione il governo.

Ufficio Economia653 wordsEdition №153domenica 18 ottobre 2026 — Edizione № 153

L'economia italiana cresce, ma a un ritmo che definire lento è quasi un eufemismo. Secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2025 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,54%, un passo che non consente di recuperare terreno rispetto alle altre grandi economie dell'eurozona. Nello stesso periodo l'inflazione si è attestata all'1,53%, un livello che, se da un lato alleggerisce il potere d'acquisto delle famiglie, dall'altro segnala una domanda interna ancora fragile. La disoccupazione, al 6,39%, resta sotto la media storica italiana, ma non basta a compensare la debolezza della crescita.

Il quadro che emerge dai numeri è quello di un paese che ha superato l'emergenza inflazionistica senza però ritrovare lo slancio. La Banca centrale europea, nel suo ultimo bollettino, ha sottolineato come la moderazione dei prezzi dell'energia abbia contribuito a raffreddare l'indice dei prezzi al consumo, ma ha anche avvertito che le tensioni geopolitiche e la debolezza della domanda globale continuano a pesare sulle prospettive. Per l'Italia, questo significa che la ripresa resta legata a fattori esterni e a una politica di bilancio che deve fare i conti con un debito pubblico storicamente elevato.

Il rapporto debito/PIL, che nel 1992 superava il 77%, è oggi su livelli ben più alti, anche se i dati più recenti non sono disponibili nel nostro blocco. Le istituzioni internazionali continuano a monitorare la traiettoria dei conti italiani, e la stampa estera non manca di ricordare come il paese sia uno dei più esposti nell'area euro. La Banca Mondiale, nel suo ultimo rapporto sull'Italia, ha invitato a proseguire sulle riforme strutturali e a sostenere gli investimenti, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il divario con il Nord resta ampio.

Sul fronte dei cambi, l'euro si è indebolito nei confronti del dollaro nelle ultime settimane: il 18 settembre valeva 1,146, mentre il 16 ottobre è sceso a 1,1253. Un euro più debole favorisce le esportazioni, ma rende più costose le importazioni di materie prime ed energia, con effetti che si trasmettono ai prezzi finali. Nei confronti dello yen, l'euro è a 177,82, un livello che riflette la politica monetaria espansiva del Giappone. Questi movimenti valutari, seppur contenuti, aggiungono un elemento di incertezza per le imprese italiane che operano sui mercati internazionali.

La copertura internazionale di questa settimana offre un altro tassello: le proteste contro il costo della vita che hanno coinvolto Belgio, Italia, Portogallo e Francia, come riportato da Al Jazeera. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere misure contro il carovita e per salari più adeguati. In Italia, secondo The Local Italy, l'autunno si preannuncia caldo, con studenti, insegnanti, camionisti e agricoltori mobilitati in vista delle elezioni del prossimo anno. Un'inflazione all'1,53% può sembrare contenuta, ma per le famiglie a basso reddito l'effetto cumulato degli aumenti degli ultimi anni continua a farsi sentire.

Il governo italiano si trova quindi di fronte a un dilemma: da un lato deve rassicurare i mercati sulla sostenibilità del debito, dall'altro deve rispondere alle istanze sociali. Le misure annunciate nelle ultime settimane, secondo quanto riportano le agenzie internazionali, puntano a un sostegno mirato per le famiglie e a un piano di investimenti pubblici, ma i margini di manovra sono limitati dai vincoli di bilancio. La Commissione europea ha più volte ricordato all'Italia la necessità di ridurre il deficit strutturale, e la prossima legge di bilancio sarà un banco di prova importante.

In questo contesto, la debolezza della crescita (0,54%) e la moderazione dell'inflazione (1,53%) non sono necessariamente cattive notizie: evitano una spirale prezzi-salari e mantengono i tassi di interesse a livelli contenuti. Tuttavia, senza una ripresa più robusta, il paese rischia di restare intrappolato in una crescita anemica, con un mercato del lavoro che, nonostante un tasso di disoccupazione al 6,39%, continua a soffrire di squilibri territoriali e generazionali. La sfida per l'Italia è trasformare la stabilità dei prezzi in un'opportunità per rilanciare gli investimenti e ridurre le disuguaglianze, prima che il malcontento sociale diventi un fattore di instabilità politica.

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