ECONOMIA
Crescita frenata, affitti insostenibili: l'Italia vista dai mercati
Con il PIL al mezzo punto e i salari fermi, la pressione sulle famiglie emerge anche nei dati Eurostat.
Ufficio Economia550 wordsEdition №166venerdì 30 ottobre 2026 — Edizione № 166
I dati della Banca Mondiale collocano la crescita del PIL italiano nel 2025 allo 0,54 per cento: un numero che non descrive una recessione, ma nemmeno un'economia in movimento. Per un paese con un debito pubblico strutturalmente elevato, espandersi a quella velocità significa che il margine per assorbire shock — interni o esterni — resta sottile. La distanza da Germania e Francia, che pure attraversano anni difficili, rimane misurabile.
L'inflazione al 1,53 per cento sembra, a prima vista, una buona notizia: i prezzi non corrono. Ma The Local Italy ha riferito questa settimana che l'Italia è stata l'unica grande economia dell'Unione Europea in cui la quota di persone in difficoltà con il pagamento dell'affitto è cresciuta, secondo dati Eurostat. Questo apparente paradosso si spiega con la stagnazione salariale: quando i redditi non crescono, anche un'inflazione moderata è sufficiente a erodere il potere d'acquisto di chi non possiede casa.
Il mercato degli affitti concentra una pressione che i grandi indici macroeconomici non catturano facilmente. La disoccupazione ufficiale si attesta al 6,39 per cento — un valore storicamente contenuto per l'Italia — ma il tasso di occupazione nasconde sacche di lavoro precario e part-time involontario, soprattutto tra i giovani e nel Mezzogiorno. Chi lavora con contratti discontinui è anche chi affitta, e chi affitta è oggi, secondo Eurostat, tra i più esposti d'Europa.
Sul fronte valutario, l'euro ha perso terreno rispetto al dollaro nelle ultime quattro settimane: da 1,1355 del 30 settembre a 1,113 del 29 ottobre. Un indebolimento dell'ordine di due centesimi in un mese non è drammatico, ma ha conseguenze concrete per un paese importatore di energia denominata in dollari. Se il cambio si stabilizzasse su questi livelli, una parte del vantaggio dell'inflazione bassa potrebbe ridursi attraverso la bolletta energetica.
Sullo sfondo di questi movimenti valutari si colloca la questione della successione alla guida della Banca Centrale Europea. Politico Europe ha identificato questa settimana Pablo Hernández de Cos e Klaas Knot come i principali candidati a sostituire Christine Lagarde. I due portano visioni diverse degli anni di Mario Draghi — il governatore italiano che con la formula 'whatever it takes' ridefinì il ruolo della BCE. Per l'Italia, che è il terzo emittente di debito sovrano dell'eurozona, la scelta del prossimo presidente della BCE non è una questione tecnica astratta: influenza direttamente il costo a cui lo Stato si rifinanzia e, di riflesso, lo spazio per la spesa pubblica.
La legge di bilancio per il 2027, secondo quanto riferito da The Local Italy, include agevolazioni fiscali per i giovani professionisti e un bonus da 720 euro per le madri lavoratrici. Sono misure che rispondono a due delle fragilità strutturali più citate dalla stampa internazionale quando descrive l'Italia: la fuga dei talenti e il declino demografico. Se siano sufficienti a invertire tendenze radicate è una domanda che i dati del prossimo anno potranno cominciare a rispondere.
Il quadro che emerge dalla copertura internazionale di questa settimana è quello di un'economia che regge senza slancio, in cui la stabilità dei grandi aggregati convive con una pressione crescente sulle famiglie a reddito medio-basso. È una combinazione che i mercati tendono a ignorare finché non si traduce in tensione sociale — e le notizie sullo sciopero generale di venerdì nei trasporti, riportate da The Local Italy, suggeriscono che quella tensione è già visibile nelle strade.
