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CULTURA

Steinbeck in televisione, e Firenze si rivede nella valle di Salinas

Il Guardian promuove l'adattamento di East of Eden con Florence Pugh: una saga familiare sontuosa, ma senza il mordente del romanzo

Eleonora Vanzetti625 wordsEdition №133venerdì 2 ottobre 2026 — Edizione № 133

Il Guardian ha pubblicato ieri la recensione del nuovo adattamento televisivo di East of Eden, il romanzo che John Steinbeck pubblicò nel 1952. La serie, con Florence Pugh tra gli interpreti, è descritta dal critico come «sontuosamente girata e piena di ottime interpretazioni».

Il giudizio del giornale britannico è però ambivalente: manca, scrive il Guardian, «la sostanza per essere un esame completo della natura umana», e il risultato resta «una saga familiare di alta qualità» più che un confronto serio con il libro.

Per la redazione Cultura de La Veduta la notizia vale soprattutto come caso di scuola: come la stampa estera legge il passaggio di un classico americano dal romanzo allo schermo, e cosa resta della pagina quando la si porta in televisione.

Il critico apre con un'immagine che vale la pena riportare: raramente, osserva, è difficile distinguere tra un romanzo di Steinbeck e un raggio di sole.

La recensione non entra nel merito della fedeltà al testo né discute la scelta del cast oltre il nome della Pugh. È una lettura da pagina culturale, non da pagina letteraria: misura la riuscita dello spettacolo, non il debito verso il romanzo.

East of Eden ha una storia di adattamenti che il Guardian non ripercorre ma che aiuta a collocare il nuovo progetto. Il romanzo arrivò al cinema nel 1955 per la regia di Elia Kazan, con James Dean nel ruolo di Cal: un film che la critica internazionale ha discusso per decenni proprio per il taglio imposto a un libro molto più ampio.

La distanza tra romanzo e schermo, in quel caso, fu enorme: Kazan e lo sceneggiatore Paul Osborn concentrarono l'azione sugli ultimi capitoli, lasciando fuori buona parte della genealogia delle famiglie Trask e Hamilton. È il precedente che ogni nuovo adattamento deve affrontare, e la recensione del Guardian suggerisce che questa versione abbia scelto la strada opposta, allargando il respiro della saga.

Il nome di Steinbeck resta centrale nel canone che il mondo legge come americano, e le sue pagine sulla California agricola hanno una fortuna costante nelle traduzioni. East of Eden è tra i suoi titoli più ristampati, e ogni nuova versione televisiva riapre il dibattito su quanto un classico possa essere riscritto per il piccolo schermo.

C'è poi la questione del formato. Il Guardian parla di una produzione televisiva di alto profilo, e la formula della saga familiare distribuita in più episodi è oggi il modo più comune con cui i grandi romanzi dell'Ottocento e del Novecento tornano davanti al pubblico. È un modello che l'industria europea osserva con attenzione, perché sposta il baricentro del racconto letterario dal film alle serie.

Per chi si occupa di editoria e traduzione in Italia, il caso è interessante per un motivo indiretto: le nuove versioni audiovisive di un classico tendono a trainare le riedizioni e le traduzioni del libro. È un meccanismo che gli editori osservano da vicino, e che riguarda anche i cataloghi stranieri tradotti in italiano.

Sul merito strettamente critico, il Guardian non nasconde la delusione. La formula scelta — «melensa», secondo il titolo della recensione — produce uno spettacolo avvincente ma non un'esplorazione piena della natura umana. È un giudizio che riguarda il tono, non la fattura: la serie, si legge, è ben fatta.

Resta da vedere come la stampa americana accoglierà la stessa produzione. Il Guardian è una voce britannica su un classico americano, e il confronto tra le due letture — quella di casa e quella estera — è spesso la parte più utile per un lettore italiano che voglia capire cosa vale la pena guardare.

La recensione si chiude senza anticipazioni sugli episodi successivi né indicazioni sulla distribuzione italiana. Su questo punto il Guardian non dice nulla, e La Veduta non aggiunge ciò che la fonte non sostiene.

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